domenica 2 luglio 2017

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Libri
Un ’intellighenzia sinistra
•Scompartimento per lettori e taciturni
•Grazia Cherchi
•minimum fax
n Che libro delizioso è quest'antologia (articoli, ritratti, recensioni, interviste) di Grazia Cherchi, uscita postuma nel 1997 e ora riproposta da minimum fax! Sono passati vent'anni, ma non ha perso nulla del suo smalto impertinente. A partire dal titolo – Scompartimento per lettori e taciturni – che rimanda a un'idea ascetica e rigorosa del mestiere culturale, ormai soffocato dagli uffici marketing e dai grandi saloni del libro. Scomparsa prematuramente nel 1995, Grazia Cherchi fu nel '62 tra i fondatori dei Quaderni Piacentini (la rivista più originale della nuova sinistra, di cui è appena uscita una storia firmata da Giacomo Pontremoli per le Edizioni dell'Asino), ma anche una vivacissima editor e talent scout. Riletto oggi, il suo volume ci costringe a fare i conti con un groppo di sgradevoli verità. Innanzitutto, il «grande freddo» calato sulla sinistra. All'epoca in cui scriveva Grazia Cherchi, per esempio, Gianni Riotta, Michele Serra, Alfonso Berardinelli e Michele Salvati erano le punte di diamante dell'intellighenzia progressista. Oggi, il meno che si possa dire di tutti costoro è che abbiano indossato un paio di confortevoli pantofole. L'unico a non aver ammorbidito la propria scorza è l'altro animatore dei Quaderni Piacentini, Piergiorgio Bellocchio, qui autore della prefazione e ritiratosi nei primi anni Novanta. In secondo luogo, l'eclissi dell'editing nella nostra cultura editoriale: onde volumi illeggibili, martoriati da errori pacchiani e traduzioni indecorose. Oggi persino l'indice dei nomi è considerato un lusso. In terzo luogo, l'ipertrofia convegnistica: «Non c'è fatto o episodio che non si meriti un convegno: se il pretesto è effimero e/o cretino, allora darà il via a una serie imponente di convegni. Per i quali i relatori rispolverano spesso vecchi articoli, scritti, saggi: conviene conservare tutto in questi tempi di revival, prima o poi verrà buono». Cherchi suggeriva ironicamente il noleggio di un bus per trasportare «tutti i relatori e il loro seguito da un convegno all'altro». Infine i premi letterari, proliferanti all'ombra di ogni campanile. Ma «il conferimento di un premio è solamente cacca, cacca che ti arriva in testa, perché in cambio si è ottenuta una certa somma di denaro, assegnata da persone incompetenti». Sono parole di Thomas Bernhard, fatte proprie da Cherchi. Per evitare di vincere un premio forse la soluzione migliore sarebbe quella di non pubblicare nulla. Come fece Bobi Bazlen, il grande intellettuale triestino, convinto che quasi tutti i libri fossero ormai solo «note a piè di pagina gonfiate in volume». (olga occhichiari)