l’Unità 2.6.07
Il leader di Rc con gli allievi dello psichiatra. Si inchina a Marx e rivaluta Celine scrittore
Bertinotti si esalta con i «fagiolini»
di Giuseppe VittoriLa sinistra alternativa, in Italia e in Europa, ha il «grande compito storico» di riorganizzarsi con l’ambizione «di diventare protagonista del futuro della Ue». La «nuova politica» della sinistra deve raccogliere dei «lasciti importanti» dalla sua storia, uno su tutti il pensiero «imprescindibile» di Karl Marx, ma deve essere consapevole che «senza ripensamenti» non potrà riprendere il suo cammino. Il ragionamento, firmato Fausto Bertinotti, non è nuovo. La platea invece è quella molto «comunista», nelle modalità di incontro (sedute di analisi collettive, pubbliche e gratuite) più che nell’aspetto, dei «fagiolini», gli adepti dello psichiatra Massimo Fagioli, che dal 1975 porta avanti seminari di ricerca collettivi sulla psiche umana, con la convinzione, ribadita oggi, che tale ricerca sia un’esclusiva della sinistra. Davanti all’accoglienza attenta e calorosa di 1200 persone, riunite nella sala Sinopoli dell’Auditorium (altre 700 si sono dovute accontentare di seguire l’evento dal maxischermo nella più piccola sala Petrassi), Bertinotti, però, smentisce la convinzione del popolo di Fagioli: «La ricerca può avvalersi del contributo di pensieri reazionari; la sinistra per troppo tempo si è cullata nell’idea che la destra fosse ignorante e rozza». Un’idea che, confessa, ha accompagnato anche parte della sua storia personale: «Ho pensato per molti anni che bene e sinistra fossero equivalenti e cioè che la collocazione di sinistra fosse in grado di produrre il giusto e che le buone ricerche fossero tendenzialmente di sinistra». Ora però «credo che purtroppo non sempre si possa avere questo elemento rassicurante e che la destra non è sempre priva di una capacità di ricerca». Per dimostrarlo Bertinotti porta due esempi: «Una volta se mi si chiedeva di Sironi, preferivo parlare di Picasso. Ora nel mio studio ho un suo quadro ed è uno spettacolo commovente». E ancora, lo scrittore Celine: «È antisemita, ma la sua ricerca sulla scrittura è imprescindibile». Il popolo dei fagiolini non fa una piega, applaude ad ogni intervento di Bertinotti e, al termine del dibattito, durato 3 ore, gli regala una standing ovation che lo fa commuovere. Per loro nulla è cambiato dal 5 novembre del 2004 quando a Villa Piccolomini incontrarono l’allora segretario del Prc. «I termini socialismo e comunismo - spiega Bertinotti (da ieri in edicola la sua rivista - all’inizio del terzo millennio sono stati sconfitti ma occorre rimettersi in cammino», «appartengono ad un mondo che non c’è più ma l’anelito non è finito» anche perché «la società in cui stiamo non è accettabile». E allora, rileva l’ex segretario del Prc, «la sinistra italiana è ad un bivio: ha esaurito la sua funzione di pars destruens, che pure ha portato i suoi elementi di innovazione come la non-violenza, e occorre che entri nella pars costruens con l’ambizione più rilevante del semplice intervento nella sfera economico-sociale: la sinistra alternativa deve produrre una cultura che determini egemonia», nella nozione gramsciana. «Questo - rileva Bertinotti - è un grande compito storico». Per esempio ritrovarla al Nord, con un nuovo «Vento del nord».
Corriere della Sera 2.6.07
Il presidente della Camera a un incontro con i «seguaci» dello psicanalista Massimo Fagioli. «Bene e sinistra non sono equivalenti. Lo scrittore francese e il pittore lo dimostrano»
Bertinotti ritrova i «fagiolini». E cita Céline e Sironi
di Fabrizio RonconePSICHIATRA. Massimo Fagioli porta avanti seminari di ricerca collettivi sulla psiche umana REGISTA. C'era anche Marco Bellocchio tra gli ospiti "illustri" dell'incontroROMA — La scena finale spiega molto, quasi tutto. Sul palco della Sala Sinopoli, qui, all'Auditorium, c'è Fausto Bertinotti che — occhi liquidi, voce rauca, una commozione nient'affatto trattenuta — saluta la platea con la quale ha dibattuto per oltre tre ore e che, adesso, lo congeda con un applauso insistito, eloquente, vien da scrivere appassionato. Lo sguardo scorre sui ranghi di studenti, di psichiatri, di psicologi e docenti, sul piccolo formidabile esercito di «fagiolini» che l'ex guru degli anni Settanta, l'ex giovane e talentuosa promessa della psicanalisi freudiana, scossa fino a guadagnarsi l'esaltante e faticosa fama di eretico, che il professor Massimo Fagioli, appunto, ha guidato questa mattina innanzi al Presidente della Camera.
Esiste un solido legame tra la popolazione dei cosiddetti «fagiolini» — sono proprio loro, con sofisticata ironia, a definirsi così — e Fausto Bertinotti. Egli li incontrò l'ultima volta nella loro libreria di riferimento, «Amore e Psiche», e l'occasione era, politicamente, assai importante: l'allora gran capo di Rifondazione comunista presentava infatti la propria candidatura alle primarie dell'Unione (pomeriggio del 26 luglio 2006, centro storico di Roma, caldo torrido, bandiere rosse). Tuttavia, l'incontro al quale abbiamo appena assistito ha, se possibile, un peso maggiore. Bertinotti è venuto a dire cose non proprio scontate, a una una platea che adora definirsi comunista, che da anni si ritrova periodicamente in sedute di analisi collettive, pubbliche e gratuite, che sfrontatamente spiega come la ricerca sulla psiche umana sia un'esclusiva dell'essere umano di sinistra.
Ebbene, questa platea si è sentita spiegare da Bertinotti che «la sinistra, purtroppo, ha il torto di essersi per troppo tempo cullata nell'idea che la destra fosse rozza e ignorante». L'ex lider maximo del Prc ammette: «Io stesso, per anni, ho pensato che "bene e sinistra" fossero equivalenti e quindi che la collocazione di sinistra fosse in grado di produrre il giusto e che pure le buone ricerche fossero, tendenzialmente, di sinistra». Lo ascoltano in un silenzio profondo. «Vi faccio un paio di esempi». Così parla di pittura. «Una volta, se mi chiedevano un giudizio su Sironi... beh, rispondevo che preferivo ragionare su Picasso. E invece, ecco, adesso nel mio studio a Montecitorio ho proprio un Sironi e vi dico, credetemi, è uno spettacolo commovente...». Ha cambiato idea anche su uno scrittore emblematico come Louis-Ferdinand Celine: «Va bene, certo, è antisemita... ma non si può prescindere dalla sua ricerca sulla scrittura».
Non si può prescindere, naturalmente, «neppure da Carlo Marx». E tuttavia, partendo da questo, Bertinotti ammonisce: «Se però la sinistra alternativa, in Italia e in Europa, vuole assolvere al suo grande compito storico di riorganizzarsi, deve sapere che senza ripensamenti, senza indagare in nuovi territori, non potrà di certo riprendere alcun cammino».
A questo punto sono cominciati ad arrivare i primi applausi, i fotografi hanno cercato lo sguardo soddisfatto della moglie Lella e quello assorto del registra Marco Bellocchio. A turno, microfono in mano, si alzavano «fagiolini» pieni di interrogativi e, a volte, di provocazioni: e non sono stati pochi quelli che, con malcelata disinvoltura, hanno dato sfoggio di cultura. Per arrivare a fare una domanda su Fabio Mussi, «lo scissionista», c'è chi è partito da Platone, passando per Lenin e planando su Enrico Berlinguer.
Tre ore andate via così. Appena accennando al motivo ufficiale dell'incontro, che era l'uscita del primo numero di «Alternativa per il socialismo», la nuova rivista diretta dal Presidente della Camera. Il quale, ora, è addirittura atteso fuori, sul limitare della cavea. In una bolgia di evviva, di applausi, di ragazze che mandano baci.
Ecco, questa diventa l'ultima scena. Nella quale entra Mario D'Urso, ex senatore, avvocato, uomo di mondo. «Mio caro Fausto, ma è un autentico trionfo...».
Repubblica 2.6.07
L'Incontro
Tre ore di dialogo con i seguaci dello psicanalista: comunismo in macerie, ma l´oppressione c'è ancora
Bertinotti abbraccia il guru Fagioli "Niente socialismo senza felicità"
di Alessandra LongoSironi. Anche a destra c´è ricerca. Nel mio studio ho una tela di Sironi che è commoventeCeline. Fu antisemita, ma non si può negare che sia un´espressione importante della modernitàROMA - Ecco «l´unico comunista che si interroga sulla realtà umana! Presidente Bertinotti, è colpa sua, del suo cammino, se noi pensiamo che sia assolutamente necessario avere un rapporto con lei». Auditorium di Roma, sala Sinopoli, 1200 posti tutti occupati, più una sala altrettanto affollata, da 700 poltrone, con maxi schermo. I seguaci dello psicanalista Massimo Fagioli sono venuti a sentire il lider maximo di Rifondazione. E´ standing ovation fin dall´inizio. Migliaia in piedi quando il presidente della Camera arriva e Fagioli, impermeabile Loro Piana, in tasca una copia di Liberazione, se lo prende sotto braccio. Bertinotti s´inchina, si mette la mano sul cuore. Li stregherà tutti quando dirà. «Il comunismo è stato sconfitto, ma non la necessità della liberazione dall´oppressione e dallo sfruttamento».
Non è la prima volta che si consuma l´incontro, quasi una saldatura, tra il presidente e il cosiddetto popolo dei «fagiolini», un popolo-comunità che è quasi una chiesa. Galeotta fu Giulia Ingrao, la sorella di Pietro, anche lei conquistata dall´autore di «Teoria della nascita e castrazione umana». Era il 4 novembre del 2004 quando Bertinotti partecipò alla prima Analisi Collettiva, nella cornice di Villa Piccolomini. Fascinazione immediata tra i due. Ma Fagioli, detto il guru, che ha sedotto Marco Bellocchio, e anche l´editore di «Left» Luca Bonaccorsi, respinge l´idea di poter essere l´ispiratore del nuovo corso bertinottiano: «So che cosa pensate di me da quarant´anni, sono il cattivo ragazzo, l´eretico che plagia, quello che considera Freud un imbecille. Con Fausto c´è convergenza praticamente su tutto, ma semmai sono io legato a lui e non il contrario».
Analisi collettiva, dunque, come usa Fagioli. L´occasione è l´uscita del primo numero di «Alternative per il socialismo», la rivista diretta da Bertinotti. Il tema è «La cultura socialista». Fagioli si mette seduto in prima fila. Ci sono Giulia Ingrao, Lella Bertinotti, accanto a Mario D´Urso (che segue ma è anche preso da un problema di frac per un ricevimento a venire), ecco Rina Gagliardi, Sandro Curzi, Gennaro Migliore, in verità un po´ spaesati. Il presidente della Camera è solo sul palco, con Luca Bonaccorsi. Ci starà per tre ore, sottoposto a 11 interventi dalla sala che toccano lo scibile: il rapporto tra psichiatria e politica, tra razionale e irrazionale, tra fede e ragione, i difetti dell´Illuminismo, la cultura greca, il logos occidentale, ma anche, qua e là, frasi di Marx e di Mussi. Bertinotti prende appunti e non lascia nulla di inevaso. La fine del comunismo, per esempio: «La storia non si riduce solo alle sue macerie. Il problema delle diseguaglianze, della mercificazione dell´uomo c´è ancora. Io penso che il punto più alto della politica sia stato la nozione di rivoluzione, che non è la presa del Palazzo d´inverno, ma un processo di liberazione. In questo senso la scelta della non violenza costituisce la rottura con il passato per la sinistra di alternativa». E allora ecco che cosa dovrebbe essere la sinistra di alternativa, quella che va cercando, interrogandosi contemporaneamente sull´uomo. «Una nuova sinistra - dice Bertinotti - deve camminare su due gambe: su ciò che non sappiamo dell´uomo e della donna e su ciò che già sappiamo dello sfruttamento e dell´oppressione della società». Fagioli applaude: «Ottima impostazione, è anche la mia ricerca».
Bertinotti confessa la sua ambizione: «In Italia ci vuole una sinistra capace di influenzare la storia della comunità europea, non di cercare qualche deputato in più». Una sinistra che non butti via Marx, ancora «imprescindibile», perché «politicamente parlante» ma oltrepassi la lezione marxiana esplorando «campi non indagati come quello della profondità umana». Troppo teorico? No, c´è anche un riferimento ai risultati elettorali al Nord: «Andrebbero studiati per mesi perché si è verificata una riorganizzazione complessa tra economia, lavoro e persone. Se vieni spiantato lì vuol dire che stai a zero con il processo egemonico e se stai così non c´è salvezza. O meglio c´è se riesci a produrre una cultura in grado di prevalere sulle paure e il sentimento di antipolitica. Se non fai questo nelle valli prealpine non ti schiodi». Lo ascoltano rapiti, soprattutto quando dice che «non si può contribuire alla causa del socialismo senza cercare anche la propria felicità individuale». Ma anche lui è rapito da loro, da quelle giovani psichiatre che recitano con voci profonde brani presi da «Left» o dal suo libro «La città degli uomini».
Solo un contrasto. I «fagiolini» pensano che la ricerca nel profondo sia esclusiva della sinistra. Lui no: «Per molti anni ho creduto che il bene e la sinistra fossero equivalenti, che ogni buona ricerca fosse una ricerca di sinistra». Adesso confessa di guardare con «commozione» la grande tela di Sironi che ha dietro le spalle nel suo ufficio alla Camera: «Un tempo se mi chiedevano di Sironi, rispondevo parlando di Picasso». Destra rozza e ignorante? «Prendete Celine - dice Bertinotti alla platea - è certamente uno scrittore antisemita, ma non si può negare che sia un´espressione importante della modernità». Spariglia, più eretico di Fagioli.
il manifesto 2.6.07
L'irrazionale Fausto conquista i «fagiolini»
di Andrea FabozziTra i molti amici di Fausto Bertinotti, non tutti approvano la sua simpatia per lo psichiatra Massimo Fagioli. Simpatia che è ormai una consuetudine. Prima dell'incontro di ieri con duemila pensosi ma entusiasti accoliti dell'analisi collettiva, altre due volte l'allora segretario di Rifondazione aveva incontrato in pubblico le folle fagioline. La prima nel 2004 e c'era anche Pietro Ingrao, la seconda per presentare in una libreria progettata dal genio architettonico di Fagioli la sua candidatura alle primarie dell'Unione. Era l'estate del 2005. Adesso Bertinotti è il presidente della camera è non è più la stessa cosa. Parla con la consueta scioltezza di cultura politica ma evita questioni politiche contingenti anche se poi vezzosamente spiega che «non è male non dover parlare del governo». Non tutti approvano la simpatia per Fagioli, tornato sulla breccia dopo i fasti degli anni Settanta e i rovesci degli Ottanta, ma tutti capiscono che il presidente non può rinunciare all'affetto dei fagiolini. Che sono tanti, quanti non si vedono più nelle occasioni di partito che peraltro Bertinotti ormai poco frequenta. E sono appassionati, lo applaudono per minuti, intervengono citando a dovere Liberazione e Left. Alla fine lo commuovono tanto da fargli rinunciare all'ultima parola.
Auditorium di Roma, nella sala Sinopoli sono tutti già in piedi quando Bertinotti entra scortato da Fagioli che, discreto, non lo accompagna sul palco ma si ferma in prima fila. Dove ci sono anche la moglie del presidente della camera signora Lella e l'amico della coppia Mario D'Urso, il capogruppo di Rifondazione alla camera Migliore, la senatrice Gagliardi e il consigliere della Rai Sandro Curzi. C'è un'altra sala altrettanto piena dove si segue l'evento sul grande schermo. Chi è abituato agli incontri politici resta spiazzato dalla liturgia dell'analisi collettiva. Ma Bertinotti non fa una piega davanti a interventi di trenta minuti, tutti meditati e poi dattiloscritti e lentamente pronunciati con lo stile di una confessione. Che girano intorno alle parole chiave del «metodo» Fagioli: «trasformazione», «irrazionale», «realtà umana». E poi si stringono in domande un po' così, tipo «la ricerca e la cultura sono solo di sinistra?», «il comunismo ha fallito perché ha ignorato l'irrazionale?», «il comunismo è ormai sedotto e avvolto dalla parola socialismo?». Bertinotti accoglie tutto. La questione del socialismo, poi, gli interessa specialmente. Del resto sta presentando la sua rivista Alternative per il socialismo e spiega che è un po' un ritorno alle origini «quando i termini comunismo e socialismo erano equivalenti e interscambiabili». Non cita Marx, Bertinotti, ma Walter Benjamin e la storia che «non si riduce mai alle sue macerie» e dunque la sconfitta del comunismo «non cancella la necessità della liberazione dall'oppressione e dallo sfruttamento».
Quanto all'irrazionale, poi, il marxista Bertinotti non ha problemi. Al punto da raccomandare alla «nuova sinistra» di «camminare su due gambe: quello che non sappiamo dell'uomo e quello che possiamo sapere delle forme di oppressione della società contemporanea». Il discorso si allarga davanti a un pubblico ovattato nell'ascolto e fragoroso nel consenso: «Non si può contribuire alla causa del socialismo senza cercare la propria felicità personale», teorizza il presidente. Stufo dell'«atteggiamento del sacrificio della militanza che aleggia a sinistra». E Bertinotti è certo felice dell'attenzione che riceve, dello «straordinario interesse alla cultura politica». Sarà dunque un contributo alla causa del socialismo persino spiegare che no, non tutta la cultura è di sinistra perché ci sono stati Sironi e Celine, per stare sul facile. Dalla reazione di fulminea ma entusiasta persuasione la platea - che pure è piena di psicanalisti laureati - sembra scoprirlo in quel preciso momento. Fagioli in prima fila e in bella compagnia tace.
Ma è come se parlasse, perché chiunque interviene, secondo un ordine prestabilito, legge al microfono interi passi della tempestosa rubrica settimanale che Fagioli parcheggia su Left, che - forse per non avercela sottocchio - arriva un po' contorta. Ma non a Bertinotti, che non sfugge ad alcuna sollecitazione. Nemmeno quando si tratta di «recuperare la profondità umana in quel terzo della nostra vita che è il sogno». L'ultimo applauso saluta insieme lo psichiatra eretico che finalmente si concede e il presidente della camera. Che promette un quarto appuntamento, magari nella sala più grande che stavolta era occupata da un altro evento sulla fortuna dei Beatles. Maledetti, irripetibili anni Settanta.
il Riformista 2.6.07
Izquierda 1. Grande folla ieri all'Auditorium di Roma
Bertinotti spiazza il popolo di Fagioli
«La buona cultura non è solo di sinistra»Non sono stati sufficienti i 1.200 posti della sala Sinopoli dell’auditorium di Roma per accogliere «l’analisi collettiva» che lo psichiatra Massimo Fagioli organizza da molti anni per i suoi psicologi, psichiatri, pazienti e fan, e che ieri ha avuto come protagonista il presidente della Camera Fausto Bertinotti. Dopo aver esaurito in poche ore i biglietti distribuiti gratuitamente nei giorni scorsi dalla libreria romana «Amore e Psiche», gli organizzatori sono ricorsi a un’ulteriore sala da 700 posti, dove l’incontro è stato ripreso sul maxischermo. Un feeling, quello tra il leader della sinistra alternativa e questo numeroso gruppo che si occupa di ricerca sull’irrazionale, iniziato con l’incontro sulla non violenza del 5 novembre 2004 a villa Piccolomini e proseguito con la scelta - già allora sorprendente, da parte di Bertinotti - di presentare la sua candidatura alle primarie dell’Unione, il 26 luglio del 2005, proprio alla libreria fagioliana «Amore e Psiche» al Pantheon.
Bertinotti ha toccato molti argomenti, affrontando il tema della sfida di un nuovo socialismo che, ha detto, deve mettere insieme «quello che ancora non si sa delle donne e degli uomini con quello che già sappiamo sulle lotte del proletariato». Fagioli - comparso solo all’inizio e alla fine, per accogliere e salutare l’ospite - gli ha fatto eco sull’ultimo numero della rubrica «Trasformazione» che tiene sul settimanale Left dove, mettendo in relazione socialismo e immagine femminile, ipotizzando che il comunismo abbia tradito le sue origini socialiste proprio perché «ha abbandonato l’immagine della donna». E, di conseguenza, la ricerca sulla dimensione irrazionale umana.
«La ricerca sul cosciente è solo di sinistra», è il concetto che Fagioli rilascia ai cronisti prima dell’incontro. Concetto su cui sembra sintonizzarsi la platea. Che però viene spiazzata dal presidente della Camera, secondo cui non si può più sostenere che la destra sia «rozza ed ignorante» e che non si può dire che se una ricerca è «buona non può che essere di sinistra, altrimenti è reazionaria per definizione». «Per molti anni - dice Bertinotti - ho pensato che il bene e la sinistra fossero equivalenti, che la cultura di sinistra potesse procedere senza errore, che ogni buona ricerca fosse una ricerca di sinistra. Credo purtroppo che questo elemento rassicurante non si può più sostenere, così come quello secondo cui la destra sia sempre priva di capacità di ricerca».
Parole quanto mai chiare e soprattutto inattese visto chi è a proferirle. Il presidente della Camera chiarisce poi ulteriormente la sua idea e cita lo scrittore “maledetto” Louis-Ferdinand Cèline, rivalutando il razionalismo in architettura e la pittura metafisica, ma anche la pittura di Mario Sironi, di cui tiene un quadro nel suo ufficio a Montecitorio. «Non si può ridurre - sostiene - tutta l’esperienza umana alle categorie di destra o di sinistra: la ricerca deve essere “aperta”. Per troppo tempo si è identificata la destra come priva di cultura, rozza e ignorante. Ma se prendete Cèline, che è certamente uno scrittore antisemita, non si può negare che sia un’espressione importante della modernità».
Poi Bertinotti parla di comunismo e socialismo, una volta considerati «termini intercambiabili». «La storia - dice - non si riduce mai soltanto alle sue macerie e una sconfitta non segna per forza in modo negativo il valore di una esperienza». La sconfitta della «storia grande e terribile del comunismo non cancella il problema della necessità della liberazione dall’oppressione e dallo sfruttamento. Tanto più nella fase attuale dominata dalla globalizzazione, dalla mercificazione totale delle cose, ma anche degli uomini. Questa società in cui siamo è accettabile oppure no? Io penso di no e, allora, per la politica non c’è concetto più alto che quello di rivoluzione, del trascendere l’ordine delle cose esistente. Non certo una rivoluzione che preveda l’assalto al Palazzo d’Inverno o metodi di tipo golpista, perché - aggiunge - quella che non regge più è l’idea che prima c’è la presa del potere e poi la sua trasformazione. La rivoluzione deve essere un processo di liberazione e in questo senso la non violenza costituisce la rottura con il passato per la sinistra di alternativa». L’incontro si chiude tra gli applausi. Con il presidente soddisfatta per tanto «interesse alla cultura politica». Nessuna domanda su Prodi e sugli affanni a Palazzo Chigi, il che fa concludere a Bertinotti che «non dover parlare del governo non è poi male».
Liberazione 2.6.07
Bertinotti sfida le certezzea sinistra. E rivaluta Sironi
Il presidente della Camera per tre ore in "analisi collettiva" con il popolo di Fagioli
di Angela MauroLa prima volta, tre anni fa. Era il 5 novembre 2004. Pioveva, ma davanti a Villa Piccolomini un'interminabile fila di "fagiolini" attendeva, con la pazienza tipica di chi pratica l'Analisi collettiva di Massimo Fagioli, di entrare in una sala però già piena. Così come era piena la piccola libreria di "Amore e psiche", sempre "fagiolina", nel giorno del lancio delle primarie di Fausto Bertinotti, segretario del Prc, a luglio 2005. La terza volta si è consumata ieri all'Auditorium Parco della Musica: pienone anche qui, 1.200 persone nella "Sala Sinopoli", altre 700 nella più piccola "Petrassi" dove è stato allestito un maxischermo.
L'incontro tra l'uomo, che nel frattempo è diventato presidente della Camera e direttore della rivista Alternative per il socialismo (coincidenza: da ieri in edicola il primo numero), e i seguaci dello psichiatra Fagioli è sempre una certezza, in termini di partecipazione fisica e attrazione intellettuale. Quasi una forma di innamoramento nei confronti del traghettatore della non-violenza nel comunismo (impresa compiuta proprio nel 2004), al momento impegnato nella ricerca politica e culturale che torna alle origini pre-Urss (quando «socialismo e comunismo si equivalevano»), senza perdere Marx («imprescindibile»), ma ponendosi l'obiettivo di «oltrepassarlo verso campi da lui non indagati: la profondità umana».
Galeotta fu la non-violenza, ma adesso nel rapporto c'è molto di più. Nell'incontro di Analisi collettiva sulla "Cultura socialista", i "fagiolini", con fare riposato, non misurato e po' teatrale, vogliono sapere da Bertinotti se «la ricerca sulla realtà mentale umana è di sinistra», se «la scelta di rimettere in gioco la sua identità fondando una rivista sia razionale o irrazionale», se «c'è dell'irrazionalità nel comunismo e se abbia contribuito al suo fallimento». Domande elaborate, quasi bibliche, che si esercitano esse stesse in spunti di risposta cervellotici, almeno per chi "fagiolino" non è.
Più concreto il moderatore Luca Bonaccorsi, direttore editoriale di Left : «Nel tuo primo editoriale per Alternative non c'è la parola comunismo. Era impossibile rifondarlo? Ci stai indicando che invece è possibile rifondare il socialismo?».Attentissimo a lasciarsi andare solo nell'analisi culturale, evitando gli affari correnti per restare nei ranghi del suo ruolo istituzionale, Bertinotti parte dal movimento operaio e dalla sua «sconfitta che non cancella però le ragioni per cui è nato». Anzi. Quanto accaduto dopo, cioè «il primato del mercato sulla politica riconduce all'origine: non si può accettare una società basata su oppressione e svuotamento».
Dunque, la politica. Che, argomenta Bertinotti, «ha toccato il suo punto più alto nella rivoluzione, e cioè nell'idea di poter trascendere l'ordine delle cose esistenti». La politica che, «monda dall'idea che la realtà sia segnata dal peccato originale, ci prova. A cambiare». Nulla a che fare con «l'assalto al palazzo d'inverno o la conquista golpista», perchè «l'idea di prendere prima il potere, che è esso stesso impastato dai rapporti di oppressione, e poi fare la rivoluzione vuol dire non fare i conti con la storia».
Forte della «educazione sentimentale» ispirata dai "Problemi del socialismo" di Lelio Basso, il presidente della Camera preferisce pescare nei tempi in cui «socialismo e comunismo erano equivalenti e interscambiabili», cioè prima che il lessico fosse «piegato alla ragion politica» (nell'Urss). Va avanti con Frei Betto: «Cosa recuperare dal '900? Il termine socialismo è ammaccato dalla storia, ma meglio di altri». E dunque è pronto per continuare a sciogliere pregiudizi e tabù della sinistra e preparare il terreno all'alternativa: «necessaria».
«Vi deluderò», esordisce, arrivando al punto centrale del dibattito. «Per tanto tempo ho pensato che il bene e la sinistra fossero equivalenti e che una collocazione a sinistra fosse in grado di produrre il giusto senza possibilità di errore e che tutte le buone ricerche fossero di sinistra». Ma? «Non si può avere questa rassicurazione. La sinistra si è cullata per molto tempo nell'idea che la destra sia ignorante e rozza e...ha tanti esempi con cui consolarsi». Risate in sala. Lui non si scompone, cita l'amato Louis-Ferdinand Céline e si confessa: «Provavo repulsione per l'arte del primo '900, mi scattava il paragone con il fascismo, piuttosto che di Sironi (futurista e convinto sostenitore del partito fascista, ndr.) preferivo parlare di Picasso. Oggi, nel mio ufficio della Camera, ho una tela di Sironi: è uno spettacolo commovente». Si tratta di "Composizione", trovata lì e non rimossa.
Insomma, spiegherà dopo, «io penso che gli ideali di giustizia e di libertà siano il bene e che la sinistra sia impegnata a rappresentarli, ma va abbandonata la presunzione che tu sei il bene e lui è il male. Bisogna indagare dentro tutte e tutti». Perchè il rischio, avverte Bertinotti, è il «fondamentalismo: ogni idea forte ne contiene le tracce, è il rapporto tra gli esseri umani che deve emendarlo». C'è il fondamentalismo «trionfante del mercato, quello religioso e quello delle culture». E la questione può essere ancor più sottile: «Ho conosciuto tanti militanti convinti del detto "Adda venì baffone" - racconta il direttore di Alternative - Eppure, non erano stalinisti». La politica «con la "p" maiuscola deve avere una sua capacità di fondazione autonoma. Laicità è far vivere una fondazione autonoma del progetto politico, cosa che i fondamentalismi vogliono mettere in discussione».
La nuova sinistra deve partire da qui. Dalla contrarietà (certo) ad una Costituzione Europea basata sulle radici cristiane («C'è un carattere fondamentalista che non può essere accettato»), ma anche dal fatto che non può limitarsi a derivare da Marx, che pure è «imprescindibile per il futuro». Il problema è «oltrepassare Marx», dice Bertinotti, non vanno fatte «le pulci alla storia, ma bisogna indagarla per vedere cosa serve per la libertà dell'umanità». E torna alla non-violenza: «La formula di Marx, "l'uomo violento ha sempre dominato sul debole", va scalzata, sennò è la catastrofe. La non-violenza non è roba da poeti e navigatori, ma la levatrice della nuova storia: non parla solo di poteri economici, ma anche di cosa impedisce una relazione fraterna».
Il consiglio ai «segretari dei partiti e ai portavoce dei movimenti» che si occuperanno di costruire la sinistra di alternativa in Italia («Non tocca a me, ma è un grande compito storico») è di compiere un «avanzamento culturale e organizzativo, altrimenti non ce la fai - dice il presidente della Camera - e non riesci ad influenzare la storia europea futura». Nell'immediato, si parta dal risultato delle amministrative che sono un «termometro». «La politica di sinistra - è il suggerimento - dovrebbe per mesi studiare il voto del nord Italia perchè è lì che sta intervenendo una riorganizzazione complessa del rapporto tra economia e lavoro. Lì c'è un sradicamento della sinistra in corso da 25 anni, dalla fine delle lotte operaie e studentesche degli anni '60. E se sradicata in quella realtà, non c'è salvezza per una sinistra di alternativa che voglia avere egemonia».
Obiettivo: liberare l'umanità. Mezzo necessario: liberarsi dai tabù del comunismo, anche a livello individuale. E i "fagiolini" si scaldano. Bertinotti cassa l'idea che «il limite della politica sia quello di non portare alla felicità individuale». Di più. Dice a chiare lettere di «non condividere quell'atteggiamento, che spesso aleggia a sinistra, improntato su sacrificio e militanza, e cioè che lavorare per una causa voglia dire fare sacrifici nella vita personale. Non si può contribuire ad una causa sociale e della sinistra senza cercare la propria felicità individuale: tra la ricerca identitaria individuale e quella collettiva, la sinistra deve saper costruire un rapporto dialogico».
Al termine della "terapia collettiva" durata circa tre ore e terminata con una lunga standing ovation, il presidente della Camera è soddisfatto e sollevato: «Riscontro un elemento straordinario di partecipazione, di interesse alla cultura politica. Non c'è stato un solo intervento che parlasse di governo, di Prodi, di Berlusconi o dei ministri. Nulla. Anche se - osserva ironico - non dover parlare del governo non è poi male...». Meglio tornare sulla aggregazione delle sinistre: «Siamo ad un bivio - dice anche parlando con i cronisti - esaurita la 'pars destruens' e quella della resistenza, attraversata anche da molti elementi di innovazione come la nonviolenza, stiamo entrando in una fase 'construens'...». La folla di Fagioli intanto l'ha seguito e accompagnato fino all'uscita dall'Auditorium. Strette di mano e ancora scambi e confronti a tu per tu, per chi è riuscito a farsi largo. E applausi scroscianti: lui che entra nell'auto blu, i "fagiolini" ancora fermi sulle gradinate a salutare l'ospite.
Latina Oggi 2.6.07
Ieri mattina tutto esaurito nelle sale Sinopoli e Petrassi
Bertinotti all’Auditorium
L’incontro con l’Analisi Collettiva di Massimo Fagioli«Oggi più che mai c’è bisogno di una nuova politica di sinistra». Il presidente della Camera Fausto Bertinotti lo ha detto nel corso del dibattito «Incontri dell'analisi collettiva: la cultura socialista», organizzato all'Auditorium della Capitale, con la sala Sinopoli gremita di circa 1700 persone, più altre 700 riunite in video-conferenza nella vicina sala Petrassi, tutte accomunate da un esperienza di cui il professor Massimo Fagioli è il riconosciuto ispiratore. «Riscontro un elemento straordinario di partecipazione, di interesse alla cultura politica», ha detto Bertinotti al termine dell'incontro definito dai promotori dell' «Analisi Collettiva», dedicato alla «cultura socialista» dopo la fine del comunismo.
Li.p
Agi 2.6.07 18:42
SINISTRA: FOLENA, DA BERTINOTTI E FAGIOLI SPINTA IN AVANTI(AGI) - Roma, 2 giu. - Steccati e tabu' crollano inesorabilmente e cosi' la Politica incontra per la terza volta la Psichiatria e viene fuori un dialogo, un confronto di alto profilo culturale: dobbiamo essere grati a entrambi i protagonisti di un evento che e' parte di una grande impresa, costruire il nuovo socialismo. A parlare e' Pietro Folena, leader di 'Uniti a Sinistra' una delle componenti di 'Sinistra Europea', il giorno dopo l'incontro dell'Auditorium tra il Presidente della Camera, Fausto Bertinotti e l'Analisi Collettiva di Massimo Fagioli, due personaggi cui non manca affatto il coraggio. "Fagioli e la sua ricerca sul profondo potevano restarsene tranquillamente fuori dalla politica ed invece con coraggio ed audacia si gettano nella mischia e cosi' - spiega Folena - i due piani finiscono per toccarsi, mescolarsi, contagiarsi reciprocamente". E, allo stesso modo, "Bertinotti e la sua ricerca politica e culturale di strade nuove iniziata con la 'non violenza', vanno a confrontarsi con coraggio ed audacia con una ricerca sull'interiorita', sulla possibilita' di rimettersi in gioco continuamente". Insomma, il nuovo socialismo oltre il '900 si arricchisce di altri contenuti che riguardano la persona umana. "Abbiamo vissuto la scissione tra idee e splendide utopie di cui c'e' sempre bisogno e le persone con i loro comportamenti, i loro affetti, le loro passioni e la loro interiorita' - precisa Folena - per cui la crisi di cui soffre la Politica sta proprio in questo: non basta quel che dici, conta invece come sei, il modo d'essere. Proporre allora, come sta facendo coraggiosamente Bertinotti, una riflessione su se stessi, sulla propria vita, risponde ad una esigenza delle persone". Il contatto tra i due pianeti, iniziato il 5 novembre 2004 a Villa Piccolomini sulla 'non violenza', proseguito a luglio 2005 alla Libreria 'Amore e Psiche' sul programma per le primarie, ha trattato, il Primo Giugno 2007, all'Auditorium, presenti duemila persone, il tema: la cultura socialista. "Questa e' la grande impresa e sfida: costruire insieme al Presidente della Camera il nuovo socialismo che si nutre di un nobile filone, il socialismo di sinistra che ebbe - continua Folena - in Riccardo Lombardi uno dei maggiori protagonisti". Per cui, "non hanno piu' senso oggi le divisioni tragiche di un tempo tra comunisti e socialisti ne' tanto meno ha senso dire il comunismo non ha ragione d'esistere", avverte poi Folena. Il nuovo socialismo oltre il '900 non chiede pertanto ne' abiure ne' rinnegamenti essendo esso, "una ricerca continua, un lavoro quotidiano, iniziato con la 'non-violenza' come prassi politica - sottolinea Folena - e che tenta e vuole coniugare liberta' ed uguaglianza: insomma, non servono piu' i vecchi, seppur gloriosi, simboli del '900". Viceversa, l'incontro dell'Auditorium e l'uscita alla luce della rivista, "ci aiutano e ci danno una grossa spinta ad andare avanti, a proseguire questa entusiasmante impresa", conclude Folena. (AGI) Pat
Rosso di Sera 2.6.07 L' analisi collettiva e la ricerca bertinottiana sul socialismo del 21° secolo | | | |
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• LIVIA PROFETI, CARLO PATRIGNANI, – Un feeling in crescendo tra l’analisi collettiva di Massimo Fagioli e Fausto Bertinotti, che si sono incontrati per la terza volta all’Auditorium di Roma.
Un evento per il quale non sono stati sufficienti i 1200 posti della sala Sinopoli, alla quale sono stati aggiunti i 700 della sala Patrassi oltre alla diretta Internet, che ha registrato più di 1000 collegamenti. Una storia che, come ha ricordato il Preside della facoltà di Studi Orientali della Sapienza di Roma Federico Masini che ha introdotto l’incontro, è iniziata con il dibattito sulla non violenza del 5 novembre 2004 a Villa Piccolomini ed è proseguita con la scelta di Bertinotti di presentare la sua candidatura alle primarie dell’Unione, il 26 luglio del 2005 alla libreria fagioliana Amore a Psiche. Bisogna riconoscere indubbiamente un grande coraggio umano a Fausto Bertinotti, che a 67 anni ed all’apice di una carriere politica che lo ha portato tra le massime cariche dello Stato, ha deciso di affrontare la sfida di un nuovo socialismo che nelle sue parole deve mettere insieme «quello che ancora non si sa delle donne e degli uomini con quello che già sappiamo sulle lotte del proletariato». Insomma, quel bertinottiano “Marx necessario ma non sufficiente” ricordato anche nell’incontro di ieri assume sempre più l’aspetto di una coniugazione tra la tradizionale difesa degli oppressi ed una ricerca sull’identità umana. Fagioli accoglie e saluta l’ospite “un personaggio storico” che “con tanta energia al massimo possibile della carriera politica si rimette, umanamente, in gioco” ma poi si fa in disparte per lasciare il campo agli interventi delle tante persone presenti, tra le quali molte donne. Un dialogo che sembra giovare al “ragazzo con la maglietta a strisce”, che nel giorno della nascita della rivista Alternative per il socialismo di cui è direttore, appare più in forma che mai nonostante la tosse e il raffreddore. Risponde con rigore e passione alle domande che gli vengono poste, senza sconti, da una platea che lo incalza con questioni complesse sul tema inedito dell’incontro tra il pensiero politico di sinistra e la realtà umana irrazionale. Perché questa è la ricerca specifica dell’Analisi collettiva, questo fenomeno unico nato nel 1975 non per intenzione di Fagioli, bensì come sua risposta medica all'iniziativa spontanea di una serie di persone che cominciarono ad affollare i locali dell'università dove egli teneva delle supervisioni. Psichiatra di fama, con al suo attivo esperienze importanti come quella nella clinica svizzera di Binswanger, Fagioli non rifiutò l'accesso a quella massa variegata: studenti, operai, intellettuali, artisti, tutti provenienti dai vari ambienti di sinistra dell’epoca. E quando la prima di queste persone raccontò un sogno, egli lo interpretò per così dire "in pubblico", sulla base della teoria della nascita umana che aveva elaborato nei tre volumi pubblicati tra il 1971 ed il 1974, a partire da Istinto di morte e conoscenza. Da quel momento, che può considerarsi l'inizio, l'analisi collettiva si è sviluppata in modo da raggiungere in pochi anni la frequenza di 4 seminari settimanali ciascuno della durata di 4 ore, e che ha finito con il coinvolgere migliaia di persone. Un fenomeno collettivo assolutamente libero e gratuito che, come è stato ricordato nell’incontro, da 35 anni riesce a coniugare quello che da sempre viene considerato impossibile: la dimensione irrazionale ed il rigore assoluto. Un fenomeno che evidentemente interessa la ricerca sul «socialismo del 21° secolo», che non può fare a meno, rispetto all’esperienza del passato, e Bertinotti ne e’ consapevole dell’interesse “per l’identità umana”, come ha evidenziato Fagioli. |
Liberazione prima pagina 2.6.07
A Roma una bella giornata discutendo di Politica con Bertinotti
Un aula stracolma di giovani per interrogare il presidente della Camera
La cultura non è solo di sinistra...»
di Rina GagliardiA volte, la politica, quella con la P maiuscola, riserva qualche sorpresa. Quel grande salone dell’Auditorium di Roma - lo stesso che una settimana fa rigurgitava di padroni e padroncini “orgogliosi” di esserlo e di avere un capo come lo scudisciatore Montez. – ieri mattina si è incredibilmente riempito di giovani, di studenti, di professionisti – e cittadini curiosi. Una folla tutt’affatto diversa da quella confindustriale, venuta per confrontarsi e discutere con un interlocutore speciale come il presidente della Camera – sì, proprio quel Fausto Bertinotti contro il quale proprio quella sala aveva scatenato il suo eccitato dissenso. Quasi una legge del contrappasso. O un risarcimento. O una “vendetta” della ragione critica che, almeno per qualche ora, si è ripresa il suo legittimo posto.
Giacchè quel che colpiva, di primo acchito, era la quantità di persone che avevano voglia di dedicare una mattinata intera a discutere di alcuni grandi temi del nostro tempo: il socialismo, la persistenza delle religioni, il rapporto tra politica e “genere umano”, la violenza e la nonviolenza, i fondamenti dell’idea stessa di trasformazione – della società, del capitalismo, ma anche della mente e del cuore di cui ogni “irriducibile” persona è fatta. Ma non era certo soltanto una questione numerica. C’era emozione, in quella sala, e un fervore dell’accoglienza, se così possiamo dire, del tutto sconosciuta alle ritualità della politica. C’era un’attenzione straordinaria – non volava una mosca, non c’erano il solito viavai per i corridoi o il consueto chiacchiericcio di fondo, ma, semplicemente, ascolto e concentrazione. I giovani si alzavano per porre i loro quesiti epocali, per dire sulla razionalità e l’irrazionalità della politica, ben preparati su fogli e quaderni, e parlavano con tono pacato, composto, garbato – emozionato. Bertinotti rispondeva, spaziando “in alto” e “in basso” (“c’è anche la pancia, oltre al cuore e alla mente”), sempre cercando di interloquire con un punto di vista certo originale e spesso diverso dal suo, e mai, quasi mai, eludendo le difficoltà. E poi? E poi, via via, la discussione andava in un crescendo comunicativo, in una liason al tempo stesso affettiva e curiosa, e costruiva pezzi di “ricerca umana”, anzi di “analisi collettiva”. Superando alcune tentazioni ricorrenti – come l’idea che la scienza o la tecnica sono, al fondo, un po’ neutrali. O come la radicata convinzione che la destra è sinonimo di irrazionalità, stupidità, non umanità. E rimanendo sempre “disinteressata”, nel senso nobile del termine. Se dio vuole, questo incontro non doveva decidere nulla, non doveva licenziare documenti o mozioni, non doveva neppure, e soprattutto, occuparsi del Piddì o della sorte prossima del governo Prodi. Infatti, i giornalisti presenti erano un po’ a disagio: dove stava la notizia? Poco dopo, a incontro concluso, il presidente della Camera non ha potuto non soddisfare quella fame insaziabile e divorante, che alla fine rischierà di divorare l’ultimo boccone di politica. Ma intanto, là dentro, si era vissuto un incontro vero, una bella mattinata di Politica.
Il Sole-24Ore 2.6.07
Bertinotti: la buona cultura non è soltanto di sinistra«Per molti anni ho pensato che il bene e la sinistra fossero equivalenti, che la cultura di sinistra potesse procedere senza errore, che ogni buona ricerca fosse una ricerca di sinistra. Credo purtroppo che questo elemento rassicurante non si può più sostenere, così come quello secondo cui la destra sia sempre priva di capacità di ricerca»: il presidente della Camera ha "smontato" così la platea di circa 1900 psichiatri e psicologi (divisi tra due sale collegate via video tra loro dell'Auditorium di Roma) che hanno partecipato a uno degli «incontri dell'analisi collettiva» organizzato dallo psichiatra Massimo Fagioli. L'occasione dell'incontro è l'uscita del primo numero di «Alternative per il socialismo», rivista diretta dal presidente della Camera: Bertinotti viene accolto con applausi lunghi e urla da stadio ma spiazza la platea quando obietta che non è più possibile sostenere che la destra sia «rozza e ignorante» e che non si può dire che una ricerca «per essere buona non può che essere di sinistra», altrimenti è reazionaria per definizione». Cita lo scrittore "maledetto" Louis-Ferdinand Céline, rivaluta il razionalismo in architettura e la pittura metafisica ma pure Mario Sironi, di cui tiene un quadro nell'ufficio a Montecitorio.
Si parla anche di socialismo e comunismo: La sconfitta della «storia grande e terribile del comunismo», non cancella il problema della necessità della liberazione dall'oppressione e dallo sfruttamento, dice Bertinotti. Quindi il presidente della Camera invita la sinistra a «riflettere per mesi sulla sconfitta al Nord alle ultime amministrative, che conferma la «necessità di una sinistra alternativa».
Il Mattino 2.6.07
Bertinotti: la cultura non è solo a sinistraApplausi e urla da stadio, ma anche un confronto sulla cultura socialista. Protagonista: il presidente della Camera Fausto Bertinotti. L’occasione dell’incontro: l’uscita del primo numero di «Alternativa per il socialismo», rivista diretta da Bertinotti. E il presidente della Camera spiazza la platea quando dice: «Non è più possibile sostenere che la destra sia «rozza ed ignorante» e che una ricerca «per essere buona non può che essere di sinistra, altrimenti è reazionaria per definizione». «A lungo ho pensato - afferma - che il bene e la sinistra fossero equivalenti, che la cultura di sinistra potesse procedere senza errore, che ogni buona ricerca fosse di sinistra. Purtroppo credo che non si può più sostenere, così come non è più possibile sostenere che la destra sia sempre priva di capacità di ricerca». E cita lo scrittore «maledetto» Louis-Ferdinad Celine, ma anche la pittura di Mario Sironi, di cui ha un quadro nel suo ufficio a Montecitorio. E per Bertinotti la sconfitta della «storia grande e terribile del comunismo non cancella il problema della necessità della liberazione da oppressione e sfruttamento. Tanto più nella fase attuale dominata da globalizzazione, mercificazione delle cose, ma anche degli uomini». Quindi, invita la sinistra a «riflettere per mesi» sulla sconfitta al Nord alle amministrative che conferma la «necessità di una sinistra alternativa».