Come la Cei comanda, arrivanomi fondi alle scuole cattoliche
Nessuna risposta agli studenti dell’Onda. Ma è bastato un alzare di ciglia Oltretevere che l’esecutivo ha messo mano alla borsa. Zanda (Pd): «A scuola, università e ricerca sottratti 10 miliardi».
di Roberto Monteforte
È bastato che i vescovi minacciassero una manifestazione di piazza contro il governo a difesa della scuola «paritaria», rafforzato dal richiamo di Benedetto XVI al «diritto inalienabile alla libera educazione dei figli e quindi agli aiuti per l’educazione religiosa, perché prontamente l’inflessibile Tremonti trovasse risorse per le «private». Almeno così è parso. Assicurare le risorse alle scuole gestite da religiosi, in primo luogo le «materne», è diventato «un primario impegno politico» del governo e della maggioranza. Ripristinare quasi totalmente, con 120 milioni su circa 134 milioni, lo stanziamento per le scuole private nel 2009: questo prevedeva un emendamento al disegno di legge di bilancio del relatore Maurizio Saia (Pdl) concordato col governo. Solo una «coincidenza» assicura il relatore: nessuna risposta immediata alla richiesta della Cei. Lo contraddice il sottosegretario all’Economia, Giuseppe Vegas, che rivolto alla Cei assicura: «Con questo stanziamento possono dormire su quattro cuscini». Finanziamento assicurato? Forse, visto che quell’emendamento è stato ritirato e modificato in un particolare: è stata cassata la destinazione a favore delle paritarie per attribuirlo genericamente al bilancio del ministero. Sarà il ministro Gelmini a deciderne l’uso: scuola pubblica, paritarie o opere per la sicurezza degli istituti. Quello che pare assodato è che questi 120 milioni saranno «l’unico» stanziamento di Tremonti per la scuola. Una rassicurazione a metà, quindi, quella data dalla maggioranza, divisa al suo interno. «Tremonti fa il gioco delle tre carte e non si assume le responsabilità della destinazione dei fondi che comunque sono troppo esigui» commenta la Bastico (Pd) che chiede di ridurre fortemente i tagli alle scuole pubbliche.
Certo è che è stato efficace l’«uno due» della Cei. Primo colpo: in mattinata una dichiarazione dai tuni duri e ultimativi del responsabile scuola della Cei, monsignor Stenco. Chiama direttamente in causa il ministro dell’Economia, Tremonti rimproverandogli «di colpire di nuovo la scuola cattolica». «Guarda caso nel 2008 ripete la stessa manovra del 2004: taglia per tre anni consecutivi 130 milioni di euro alla scuola cattolica - afferma -. È un film già visto: si continua a colpire il sistema paritario». Il direttore dell’Ufficio nazionale della Cei per l’educazione rifà un po’ di conti. «Nel 2000 - spiega - la legge sulla parità scolastica ha previsto un contributo di 530 milioni di euro per tutto il sistema delle scuole paritarie, mentre la spesa per la scuola statale è di 50 miliardi. Il contributo, dello 0,1 per cento, è quindi già irrisorio». «Nel 2004, - prosegue - per tre anni consecutivi Tremonti ha tagliato 154 milioni sui 530 di contributo totale, cioè il 33 per cento». «La scuola cattolica ha taciuto - conclude - e li abbiamo recuperati anno per anno con emendamenti, con fatica e con ritardi. Ora, però, il ministro ripete la stessa manovra». Come dire: la misura è colma. «La Chiesa adesso - conclude minaccioso - deve tirare le sue conseguenze perché senza contributi le scuole dell’infanzia di certo rischiano di chiudere». Il secondo colpo, più morbido, arriva dal portavoce della Cei monsignor Pompili. «Siamo preoccupati, per il destino delle scuole pubbliche non statali. Tuttavia - ha aggiunto - pur consapevoli del momento economico e sociale del Paese, confidiamo negli impegni che il Governo ha assunto pubblicamente». La risposta non si fa attendere. Non sono necessarie Onde di protesta e migliaia di studenti e docenti in piazza. Il governo pare pronto ad accogliere le richieste della Chiesa. Una «sensibilità» attesa e a lungo contrattata Oltretevere. Quello che il governo offre è troppo poco: lo rimarca dall’opposizione la Garavaglia, il ministro «ombra» alla scuola. «Questo è solo un primo segnale» sottolinea, ricordando l’allarme lanciato a suo tempo dal Pd «sui tagli alle scuole paritarie» a cui l’esecutivo è rimasto sordo. «Ora - osserva - il governo di fronte alle legittime proteste provenienti da più parti, inclusi i vescovi, ci ha ripensato e ha cercato di rimediare al danno». Ma è che l’esecutivo guarda all’istruzione come a un costo da contenere. «I 120 milioni? Si tratta di un granello di sabbia rispetto ai circa 10 miliardi, tagliati a scuola, università e ricerca» afferma il senatore Luigi Zanda, invitando a rimediare ai colpi assestati alla scuola pubblica. «È bastato un semplice comunicato della Cei e il governo si mette sull’attenti e ritrova i fondi per le scuole private» afferma Claudio Fava di Sinistra democratica.
Repubblica 6.12.08
Metà delle tredicimila scuole paritarie gestite da enti religiosi: che lo Stato aiuta con 280 milioni l´anno
Seimila istituti e quarantamila prof la galassia dell´istruzione cattolica
Un giro d´affari che supera ogni anno il miliardo. Mezzo milione di iscritti: solo alle materne quasi 300mila
di Sandro Intravaia
ROMA - Oltre 6 mila istituti, quasi mezzo milione di alunni, 40 mila insegnanti e 18 mila tra bidelli e personale di segreteria. Ecco i numeri della scuola cattolica italiana, attorno alla quale ruota ogni anno un giro d´affari superiore a un miliardo di euro. In Italia, quello delle scuole non statali è un mondo piuttosto complesso. Per comprenderlo basta dare uno sguardo a "La scuola italiana in cifre: anno 2007". La galassia delle scuole non statali è dapprima suddiviso in due grossi blocchi: quelle pubbliche e quelle private. Che a loro volta sono suddivise in altre due categorie: le paritarie e le non paritarie. Le prime partecipano alla spartizione di circa 537 milioni di euro che lo Stato assegna in base ad una legge del 2000. Le seconde devono cavarsela con mezzi propri.
Una scuola può essere pubblica ma non statale? Sì, basta che sia gestita da un ente locale o pubblico: Comune, Provincia o Regione. È il caso di molte scuole materne: su 10.709 non statali 1.690 sono gestite direttamente dai Comuni, 246 dalle Regioni (come in Sicilia), 3 dalle Province e 405 da altri enti pubblici. Per ottenere lo status di scuola paritaria il gestore (ente pubblico o soggetto privato) deve avanzare richiesta all´ufficio scolastico regionale di competenza e, soprattutto, rispettare i requisiti stabiliti dalla legge 62 del 2000. Su un totale di 14 mila e 600 istituti privati sparsi in tutte le regioni italiane quasi 13 mila (l´88 per cento) sono paritari: facenti, cioè, parte del "sistema nazionale di istruzione" ed equiparati alle scuole statali.
E le scuole cattoliche? Secondo una statistica dello stesso ministero, oltre metà delle 13 mila scuole paritarie che operano nel nostro territorio sono gestite da enti religiosi. La quota gestita da laici è pari ad un terzo del totale. Ma è nel settore dell´ex scuola materna (ora dell´infanzia) che la Chiesa può fare la voce grossa. Su 628 mila bambini italiani che ogni anno frequentano le scuole paritarie (il 38 per cento del totale), 280 mila sono iscritti in scuole religiose. Se queste ultime dovessero "fallire" sarebbe un dramma per migliaia di famiglie perché lo Stato non sarebbe in grado di provvedere: mancano locali e arredi. Anche nella scuola elementare e media non statale gli istituti confessionali prevalgono, con più del 70 per cento di iscritti.
In totale, 280 milioni di contributo statale annualmente vanno diritto nelle casse delle scuole paritarie cattoliche. Ecco perché il taglio di 134 milioni previsto dal ministro dell´Economia, Giulio Tremonti, ha fatto storcere il naso ai vescovi e indotto il governo a fare marcia indietro.
Repubblica 6.12.08
La Costituzione dimenticata
di Miriam Mafai
Giulio Tremonti era noto fino ad oggi come il più rigoroso, persino spietato ministro dell´Economia, tanto da essere soprannominato "signor no". Qualcuno, non solo dell´opposizione ma anche della maggioranza, gli chiedeva di allargare i cordoni della borsa a vantaggio dei pensionati, o dei licenziati, o dei precari? No, non si possono purtroppo sforare le cifre del bilancio, rispondeva il nostro ministro. La riposta fino a ieri era sempre la stessa: no. «Tagliare, tagliare le spese» era il suo mantra. Crolla il soffitto di una scuola a Rivoli e si scopre che molte altre scuole sono a rischio? Occorrono fondi per mettere le nostre scuole a norma? No, la risposta è sempre no. Il bilancio dello Stato non lo consente.
Eppure ieri, finalmente il ministro Tremonti ha detto sì. Nel giro di un paio d´ore ha trovato i soldi per soddisfare la richiesta che gli è venuta dal Vaticano di aumentare lo stanziamento già fissato in bilancio per le scuole cattoliche. Contro il taglio originario di circa 130 milioni di euro aveva tuonato monsignor Stenco, direttore dell´Ufficio Nazionale della Cei per l´educazione, minacciando una mobilitazione nazionale delle scuole cattoliche contro il governo Berlusconi e il suo ministro delle Finanze.
La minaccia ha avuto ragione delle preoccupazioni del ministro. Nel giro di poche ore il sottosegretario all´economia Giuseppe Vegas, a margine dei lavori della Commissione Bilancio del Senato sulla Finanziaria, rassicurava il rappresentante delle scuole cattoliche. «Abbiamo presentato un emendamento che ripristina il livello originario di finanziamento. Potete stare tranquilli. Dormire non su due ma su quattro cuscini?» .
Dunque il taglio previsto in finanziaria non ci sarà. E non ci sarà la minacciata mobilitazione delle scuole cattoliche contro Berlusconi e Tremonti. Soddisfatti, ma solo per ora, i vescovi italiani. Soddisfatto, per ora, il Pontefice che però alza il prezzo e chiede nuove misure «a favore dei genitori per aiutarli nel loro diritto inalienabile di educare i figli secondo le proprie convinzioni etiche e religiose». In parole più semplici, c´è qui la richiesta rivolta allo Stato italiano di smantellare il nostro sistema scolastico a favore della adozione del principio del "bonus" da assegnare ad ogni famiglia, da spendere, a seconda delle preferenze, nella scuola pubblica o nella scuola privata.
Naturalmente nessuno contesta il diritto «inalienabile» delle famiglie di educare i figli secondo le proprie convinzioni etiche e religiose. E non ci risulta che nella nostra scuola pubblica si faccia professione di ateismo. E l´insegnamento della religione non è affidato a docenti scelti dai rispettivi Vescovi? Cosa si vuole dunque di più?
Anche a costo di essere indicati come "laicisti" vale la pena di ricordare che l´articolo 33 della nostra Costituzione, ancora in vigore, afferma che «enti e privati hanno il diritto di istituire scuole e istituti di educazione senza oneri per lo Stato». E che nel lontano 1964 un governo presieduto da Aldo Moro, venne battuto alla Camera e messo in crisi proprio per aver proposto un modesto finanziamento alle scuole materne private. Bisognerà dunque aspettare quasi quarant´anni perché un governo e una maggioranza parlamentare prendano in esame la questione delle scuole private e della loro possibile regolamentazione e finanziamento. E saranno il governo D´Alema e il suo ministro dell´Istruzione Luigi Berlinguer a volere, e far approvare, una legge sulla parità scolastica che prevede, ma a precise condizioni, un finanziamento non a tutte le scuole private ma a quelle che verranno riconosciute come «paritarie». Tutta la materia in realtà, nonostante alcuni provvedimenti presi nel frattempo, è ancora da regolare (non tutte le scuole private, ad esempio, possono essere riconosciute come «paritarie»).
Anche per questo, per una certa incertezza della materia, ho trovato per lo meno singolare l´intervento di due autorevoli esponenti del Partito Democratico, a sostegno della richiesta delle gerarchie. Maria Pia Garavaglia, ministro dell´istruzione del governo ombra del Pd, e Antonio Rusconi, capogruppo del Pd in Commissione Istruzione al Senato hanno subito e con calore dichiarato di apprezzare le rassicurazioni fornite, a nome di Tremonti, dal sottosegretario Vegas. Ma non ne sono ancora soddisfatti. Chiedono di più. Sempre per le private. Chiedono cioè che vengano garantiti «pari diritti agli studenti e alle famiglie» È, quasi con le stesse parole, la rivendicazione già avanzata dalle gerarchie.
Ma è davvero questa, in materia scolastica, la posizione alla quale è giunto il Pd? E se sì, in quale sede è stata presa questa decisione? È giusto chiederselo, è indispensabile saperlo. Anche perché ha ragione chi, come don Macrì, presidente della Federazione che riunisce la scuole cattoliche, lamenta che la strada che porta al bonus trova un ostacolo «nell´articolo 33 della Costituzione che sancisce che le scuole private possono esistere senza oneri per lo Stato».
E allora, che facciamo? Per rispondere alle esigenze delle scuole cattoliche butteremo alle ortiche l´articolo 33 della Costituzione?
l’Unità 6.12.08
Caso Castello, il male oscuro di Firenze
di Sandra Bonsanti
Oggi si dice Castello e si pensa al disastro politico, civile e culturale di Firenze. Tutto comincia lì, ma dove finirà, questo “tutto”? È facile nel caos che stiamo vivendo seguire le tappe della vicenda storica, della Fondiaria, del costruttore Ligresti e della sua azienda sirena che sovrasta come un’ombra tante città italiane, spargendo cemento. È anche abbastanza facile documentare gli atti compiuti dalle varie giunte coinvolte. Ma quello che la gente sente è che ci sia qualcos’altro di sbagliato. Un male oscuro che ha pervaso i vari livelli del governo della città, che per ora non ha un nome preciso che forse è stato anche corruzione. È reato o non è reato ciò che fino ad oggi è emerso? I protagonisti si sentono sicuri, si difendono. Ma il ciclone rischia di trascinare con sé qualcosa di più che la buona fede o l’onestà dei singoli. Il ciclone Castello a Firenze rischia di dare un colpo fatale al futuro della città.
Quello che più ferisce è che ogni parola pronunciata dai politici coinvolti o solo chiamati in causa, prescinde da quella che dovrebbe essere l’unica preoccupazione del pubblico servitore: l’interesse della città. Il parco serve o no in quella piana destinata al cemento? C’è stata oppure no una vicinanza pericolosa tra servitori pubblici e imprese interessate? La trasparenza degli atti ufficiali è stata oppure no compromessa da intese riservate? Qualcuno ha inseguito un suo interesse privato? Se ciò è accaduto, allora non possiamo non chiedere agli esponenti di primo piano del Pd di correre ai ripari. Il problema è tanto più grave in quanto il ciclone si è mosso nei giorni di queste Primarie cittadine. I quattro scesi in campo si divincolano tra situazioni difficili da gestire. Cioni, il più anziano, ha costruito la sua storia politica con una vicinanza ad anziani e socialmente bisognosi ma anche con relazioni importanti tra professionisti e medici della città. Conosce ogni buca della città. Se lo costringono a dimettersi o lo cacciano dal Pd farà una sua lista civica. Renzi è nato rutelliano e ora naviga da solo, forte della sua giovane età. Pistelli ha una lunga storia di partito ed è visto come veltroniano di ferro. Daniela Lastri è nata e cresciuta nella parte più genuina della tradizione del Pci locale, ma a lei si chiede la prova che agli uomini nessuno chiede: saprà fare il sindaco? Fare il sindaco di Firenze: mio padre lo fu per un tempo breve, morì mentre era ancora a palazzo Vecchio. Per lui le chiarine suonarono l’addio più straziante. Quando era stato eletto aveva detto solo: «Spero di non fare danni a questa città». Allora si era modesti, troppo. Diceva di esser riuscito, dopo qualche mese, ad ottenere un gran risultato: che gli assessori stessero seduti a un tavolo, diverse ore, per studiare i problemi. I problemi della città, dei cittadini. Non i problemi di Ligresti o della spartizione del potere fra correnti del Pd.
Repubblica 6.12.08
Parla l'assessore fiorentino
Cioni: "Si diventa tutti cannibali quando un partito non esiste"
di Antonello Caporale
Non parla. Ringhia. Non ritira mai la gamba il Cioni, e prima di prenderle le dà.
«Rotoli di banconote sono atterrati su tante scrivanie. Io non solo non li ho arraffati, ma ho fatto arraffare dai carabinieri chi me le aveva fatte scivolare sotto il naso. E a me si viene ora a chiedere di affogare nel disonore».
Siete tutti dei cannibali.
«Cannibali ho detto, è vero. Un partito se esiste governa anche le vicende più nere e terribili. Se non esiste lascia divenire gli uni cannibali degli altri»
Graziano Cioni ha la stessa vitalità muscolare di Rino Gattuso quando è in forma. L´assessore di Firenze noto per la guerra a mendicanti e lavavetri, sta per essere spinto dal partito fuori dalla gara delle primarie a sindaco della città, causa un coinvolgimento nell´inchiesta su mattoni e appalti che sta allagando tutti i piani del palazzo di piazza della Signoria, sede del municipio.
Anche lei dentro questa storia.
«Ma cosa ho fatto, me lo dica? Me lo dica il magistrato se ho preso un euro, e dove e da chi. Se ho raccomandato qualcuno»
La sua amica, per esempio. Che ha ricevuto da Fondiaria, società di vaste proprietà immobiliari, un appartamento in affitto.
«E cosa sarebbe questa?».
I cannibali ritengono che qualcosina pur significhi.
«Conosco Fausto Rapisarda (rappresentante della società, ndr) e anche bene. Fondiaria ha sponsorizzato molti progetti comunali da me promossi. Però trovi un euro di Fondiaria nelle mie tasche»
Trovo suo figlio Emiliano nell´organico di Fondiaria.
«Emiliano aveva bisogno di lavorare. E io ho chiesto a chi conoscevo: fagli fare anche l´usciere, aiutalo però».
Che papà.
«Sono stato un papà di merda. Per una vita alle sei e mezza sono uscito di casa, e i figlioli dormivano. E a mezzanotte vi ho fatto ritorno, quando i figlioli avevano già preso sonno».
Adesso, a 62 anni, la politica la sta impiccando.
«La politica e´ tutto per me. Io non so vivere senza, capisce? E non posso lasciarla con questo sfregio sul volto. Feci arrestare anche un mio compagno che voleva far smerciare carne marcia. Ho dato prova di essere moralmente inattaccabile e il partito utilizza la convenienza di intercettazioni vuote di ogni significato corruttivo per chiedermi di fare un passo indietro. È una scusa per fottermi».
Cannibali.
«Forse esagero e sbaglio. Mia moglie mi chiede di staccare la spina, vorrei tanto accontentarla».
Non ce la fa.
«Mi sento stonato e stanco però dico e ripeto: la politica è troppo bella?».
Repubblica 6.12.08
Pd, l'allarme di 54 deputati "Lontani dal paese reale"
di Concetto Vecchio
ROMA - «Un grande progetto di unità e innovazione rischia di smarrirsi dentro logiche di rendita e logoramento. Prima di tutto al vertice, talvolta insofferente verso un confronto di merito sulle scelte che si compiono». È il passaggio cruciale del documento dei 54, battezzato "Per ripartire". Cinquantaquattro deputati del Pd, di osservanze le più diverse, denunciano «lo scarto esistente tra il paese reale e la vita democratica del Pd». La spia di un malessere profondo, che ha raggiunto anche le fila parlamentari. L´eterno dualismo Veltroni-D´Alema. Le polemiche sulle correnti. Ma soprattutto l´esplodere della questione morale a Napoli e Firenze, sintetizzata dalla copertina dell´Espresso "Compagni spa". «Di fronte a questa situazione ognuno deve rimboccarsi le maniche. Non basta più dire che siamo nati solo da un anno, che si sono fatte molte cose buone. Noi dobbiamo affrontare i risolvere e per farlo non è sufficiente ripetere che le correnti sono il male combattere», come ha detto Walter Veltroni a Repubblica giovedì scorso. Gli ispiratori del documento sono Paolo Corsini, Gianni Cuperlo, Barbara Pollastrini, Sandro Gozi, Walter Tocci. Tra i firmatari figurano Paola Concia, Antonio Boccuzzi, Furio Colombo. Un appello trasversale.
«Non è in discussione la segreteria, ma serve un pluralismo di segno nuovo che risvegli l´entusiasmo degli inizi», ha precisato la Pollastrini, scendendo le scale dell´Hotel Capranica dove ieri s´è tenuto l´undicesimo convegno di Red, l´associazione di D´Alema. Il tema era la salute nel trentennale della legge sull´aborto, culminato in un dibattito con D´Alema, Andreotti e Pisanu. Il presidente Paolo De Castro ha annunciato che l´obiettivo dei 7-8mila iscritti è vicino (la tessera costa 100 euro), ripetendo, prima di dare avvio ai lavori, «siamo un laboratorio, lavoriamo per dare un contributo al Pd, diventa difficile capire da cosa derivi l´ostilità che alcuni non esitano a manifestarci». L´attivismo di Red ? prossimo incontro il 18 dicembre a Bologna, sull´economia, con Luigi Spaventa ? è visto con diffidenza dalle altre anime del partito ed è oggetto di una vasta letteratura complottarda. «Rischiate di perdervi il meglio stando qua», ha detto D´Alema ai cronisti che lo tallonavano nell´anticamera della sala, riferendosi a quel che accadeva nell´aula, dove Marianna Madia, Maria Pia Garavaglia, Lidia Menapace, Emma Bonino, Margherita Boniver, Beatrice Lorenzin e Marisa Rodano discutevano di donne in politica. Moderatrice Lilli Gruber. In platea la Binetti. «Una gestione collegiale rafforzerà Veltroni» ha detto Rosy Bindi dopo il suo intervento. «Uffa, con sta storia della corrente», è sbottato De Castro, menzionando la partecipazione tra il pubblico della prodiana Sandra Zampa e dei mariniani Oliviero Nicodemo e Luigi Meduri. «La politica ha perso la sua dimensione culturale, e siamo qua per restituirgliela», ha precisato Guido Calvi. «A Napoli e Firenze bisogna prima fare i processi. Quelli di Tangentopoli li abbiamo tutti vinti». Livia Turco: «Ma ha visto chi c´era?. Le sembra una riunione di corrente? Era un incontro che può fornire un contributo al Pd. Io sono sempre stata una donna di partito, ma dopo tanti anni di politica non vorrei dover sottostare a degli esami».
l’Unità 6.12.08
Roma. Picasso nelle mani dei bambini
Chi meglio di Picasso e della sua opera può ispirare e stimolare i bambini ad esprimere liberamente il loro senso artistico attraverso disegni e manufatti artistici? L’eclettismo delle sue tecniche offre al pubblico dei più piccoli un vasto repertorio di opere originali che spaziano dalla pittura, alla scultura, dalla ceramica, fino alla scenografia teatrale.
Eclettismo anche nelle continue variazioni di stile dei suoi diversi periodi espressivi. I laboratori di manipolazione e di sperimentazione organizzati dalla Cooperativa Gioco del Lotto-Lottomatica in occasione della mostra “Picasso 1917/35.
PER SCOPRIRLO
«L’Arlecchino dell’arte» dedicata all’artista al Museo Vittoriano, sono un ottima occasione per conoscere l’artista e dare libera espressione alla fantasia di ognuno sulle tracce del grande maestro. Un divertente viaggio nel mondo del pittore spagnolo, attraverso giochi di gruppo, tattili e d’osservazione delle opere in mostra. Tutte le domeniche da domani al 28 dicembre i bambini più grandi, dai 7 ai 10 anni, potranno prendere parte dalle ore 10.00 alle ore 11.00 al laboratorio «Buffi materiali per l’arte..» come fare un bel quadro con materiali stravaganti e Osservare con gli occhi bendati, un laboratorio di riconoscimento del quadro misterioso.
PER I PIÙ PICCOLI
Dalle ore 11.30 alle 12.30 sarà la volta dei laboratori dedicati ai più piccoli, dai 4 ai 6 anni: l’Arlecchino arrotolato, un gioco di gruppo per travestire un bambino vero in Arlecchino e la Storia impazzita, un gioco di parole sul testo di una storia tratta dalla biografia dell’artista.
Ingresso libero anche ai genitori che potranno visitare gratuitamente la mostra.
Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti. Complesso del Vittoriano, Via San Pietro in Carcere
Prenotazione 06/51899537
www.exibart.com
Corriere della Sera 6.12.08
Maestri Le passioni, il nodo dello stile, il rapporto con la follia: Andrea Zanzotto si racconta
La poesia ha sempre una funzione civile (anche se è nascosta)
Una video-intervista allo scrittore proiettata oggi nell'ambito delle celebrazioni per Mario Tobino
Questi brani del poeta Andrea Zanzotto sono tratti da una video-intervista intitolata «Ferita e farmaco» curata da Laura Barile e Francesco Carbognin. L'incontro è stato realizzato il 9 ottobre a Pieve di Soligo, il paese di Zanzotto, e sarà proiettato oggi durante la seconda giornata del convegno «Il turbamento e la scrittura» (Palazzo Ducale, Lucca). Il convegno, a cura di Giulio Ferroni, inaugura le celebrazioni del centenario della nascita di Mario Tobino, lo scrittore toscano morto nel 1991. Tra gli studiosi, gli scrittori e i poeti che interverranno: Antonella Anedda, Alfonso Berardinelli, Eugenio Borgna, Marosia Castaldi, Milo De Angelis, Salvatore Ferlita, Raffaele Manica, Guido Paduano, Domenica Perrone.
Il convegno è organizzato dalla Fondazione Tobino, nata nel 2006 e presieduta da Andrea Tagliasacchi. Sempre a Palazzo Ducale di Lucca, resterà aperta fino al 14 dicembre una mostra dal titolo Il turbamento curato, in cui vengono esposti strumenti medici e oggetti scientifici dell'Ospedale Psichiatrico di Maggiano, il più antico manicomio italiano, diretto dallo scrittore- psichiatra Tobino per tanti anni.
ANDREA ZANZOTTO:
Direi che, per me, anche per le vicissitudini scombinate della mia vita, l'idea del manque, della richiesta senza risposta, è stata fin dai primi anni presente. Perché nella mia primissima giovinezza soffrivo di disturbi pesanti: si trattava di semplici allergie, però molto gravi. Questo fatto era da me interpretato in questi termini: «Magari ho la tubercolosi... » — visto che in quei tempi ce l'avevano in molti. E con questa idea sottintesa, mi sentivo... staccato dalla realtà, come uno che «durerà poco ». Questo profondo senso di incertezza e di manque ha rappresentato fin dall'inizio, per me, una presenza sempre incombente. Con l'andare del tempo è andato attenuandosi, ma quell'esperienza rimaneva (...). In certi momenti poteva manifestarsi come depressione; in altri, come uno stato ansioso. In altri ancora assumeva la forma di una ricerca febbrile (...). Era disponibile, per via di questa alternanza psichica, una tastiera di atteggiamenti mentali che mi portava a collocarmi, nello scrivere, in varie posizioni. E lo stile appariva sempre come un fatto necessario: un fatto necessario nel senso che nessuna cosa poteva aver valore, anche minimo, se non giungeva a condensarsi in un certo stile. Io non ricercavo lo stile; ma sentivo che, quando pensavo o scrivevo, lo stile si formava da sé (...). La cosa più importante era trovare delle ragioni anche a questo mio stato, che era semivuoto: si trattava, in un certo senso, di voler vivacizzare la buccia, cioè l'esterno, dell'esistenza, dato che la polpa interna non c'era
Poesia civile
Io credo che ci sia sempre una funzione civile nella poesia, anche se non manifesta, ma sottintesa, direi collegata a quello che è l'inconscio collettivo (...). Dopo la bomba atomica, parlando di una rosa non si può più parlare di una rosa soltanto, ma verrà fuori qualche cosa di diverso, che porta in sé la traccia di quest'altro mostruoso fatto del moltiplicarsi delle armi. Si può dire che non è mai finita la seconda guerra mondiale, perché hanno continuato a fabbricare bombe.
Psicoanalisi e psicanalisi
Gli studiosi si guardano «in cagnesco » tra quelli che dicono psicanalisi e quelli che dicono psicoanalisi (i «-coanalisi» sono i «tedeschi», quelli che vengono direttamente da Freud, mentre psychanalyse è una deformazione che si è diffusa con Lacan, forse anche prima. La Psychanalyse era infatti la rivista di Lacan). E qui mi viene davanti agli occhi il carissimo ricordo di Ottiero Ottieri... Era un piacere parlare con lui, perché purtroppo era approfondito in tutti i tipi di esperienza più o meno psicoanalitica. E se si pensa a un libro come l'Irrealtà
quotidiana (Guanda), che io ritengo uno dei capolavori del secondo Novecento, si può dire che Ottieri sia riuscito a condensare, con un'acutezza unica e anche con una sofferenza autentica, il succo di verità di tutte le sue esperienze, per quanto diverse.
La poesia-follia
La figura di Hölderlin, il nodo poesia- follia, mi ha sempre più che turbato, messo di fronte a un mistero che doveva essere perpetuamente indagato (...). Questo senso della stranezza poteva comportare, nella deriva della tristezza, periodi per me tali da essere costretto a assumere farmaci. Oppure, al contrario, periodi di allegria — e, per allegria, si intende la frequentazione dei vari personaggi che popolavano la campagna di allora. A partire da Nino, «poeta contadino», come stava scritto nel suo biglietto da visita: «Nino, poeta contadino, gastronomo, astronomo...». Nino (che è un personaggio della raccolta La beltà pubblicata da Zanzotto nel 1968, ndr) faceva giochi di parole dei vari titoli di professionalità che vantava... Posso dire che anche la strampaleria di Nino, che era però molto saggia, di quella vecchia saggezza contadina mi aiutava. Stando con lui, e con la compagnia, si creava un clima in cui non ci si limitava alle barzellette, ma da queste si ricavavano veri e propri giochi di parole. Esempio. Nino, vecchio, novantaseienne (poco dopo è morto), il 23 maggio festeggia il compleanno, il genetliaco di Duca di Dolle. Invita a pranzo gli amici, e poi scioglie un panegirico: «Basta con le guerre, basta... » — proprio lui che era stato miles gloriosus, autorizzato a fregiarsi della campagna d'Italia di Napoleone del 1803 — «Basta con le guerre, basta ricchi, basta poveri, tutti devono stare bene perché il mondo è bello». Si alza uno della compagnia, molto serio: «Fermi tutti! In questo momento sta nascendo il marxismo-ninismo». Queste divagazioni, anche adesso, ricordandole, mi tonificano...
Banche come dinosauri
Oggi tutto sta cambiando con un'enorme velocità. Ancora non sono state dette, «sparate» chiaramente, le vere ragioni, che sono la cupidigia cretina degli uomini di aver soldi in quantità illimitata, come se in natura esistessero piante che crescono all'infinito. Oggi siamo in una fase in cui tutto è simbolico. Come, per esempio, nell'economia: che cosa è il Pil? Il Pil rappresenta, come «guadagno », tanto chi costruisce quanto chi demolisce. Far su una casa, poi distruggerla perché non la si vende, fa aumentare comunque il Pil. Ci si basa su dati fantastici, di una fantasia folle, che però in un certo momento diviene più rapinosa che la realtà stessa. Resto meravigliato, in questi giorni, quando vedo una qualche bancona che fallisce... Perché le banche, tra loro, tendono a mangiarsi, a divorarsi. Sono arretrate all'età dei dinosauri, i quali si cibavano tra loro...
La follia dei Sommi Capi
Io non mi rendo nemmeno più conto di che cosa sia oggi la psichiatria. Ritengo che oggi la psichiatria dovrebbe assistere i Sommi Capi di questo mondo. Quelli, dovrebbero essere messi in sorveglianza speciale (...). Comunque, di quanto sta accadendo oggi nel mondo io ancora non capisco niente. Salvo di quello che ha detto il Papa: che il denaro è un'astrazione. Un'astrazione pericolosissima...
E poi, si renda il culto dovuto alla divinità vera, quella che mobilita milioni di persone in tutto il mondo: il Calcio. Dovrebbe essere collocato un immenso pallone nel cielo per ricordarci che il vero dio è quello...
C'è una cupidigia cretina per soldi illimitati: come se le piante potessero crescere all'infinito
il Riformista 6.12.08
L'Isola ha rovinato Luxuria
di Peppino Caldarola
Vladimir Luxuria dopo aver vinto l'Isola dei Famosi è stata la star di Annozero, la trasmissione di Michele Santoro. Mentre Belen, ospite anch'essa, si addormentava durante il dibattito nel suo splendore latino, Vladimir, Vlady la chiamava Piero Sansonetti, ha tenuto banco per tre ore. È veramente antipatica! Lo dico a malincuore perché la signora ha senso dell'umorismo, ma è totalmente priva di senso della misura e ha un ego ipertrofico disumano. Ha esordito insolentendo Norma Rangeri che sul "Manifesto" aveva censurato il pettegolio bigotto con cui Luxuria aveva rivelato i bacini honduregni tra Belen e Rossano Rubicondi. Ha maltrattato un perfettino giovane gay perché di destra, contrario ai travestimenti e amico della Carfagna. Ha respinto l'amicizia del Piotta quel cantante romano esagerato che cercava di conquistarle il cuore. Ha zittito il compagno di Rifondazione, corrente Ferrero, che dall'Emilia dissentiva dalla sua performance. Ha ignorato le intelligenti osservazioni di Fabrizio Rondolino. Gli interventi di Vladimir erano incentrati su un «io-io-io» ostentato come nelle peggiori comparsate tv di Brunetta. Vladimir è una persona di buone letture e avrebbe tante ragioni per darsi delle arie, ovvero per mostrare di essere superiore alla media dei prodotti televisivi, ma tutta questa arroganza per aver fatto qualche digiuno volontario in Honduras mi sembra esagerata. Anche il vittimismo per la vita parlamentare è eccessivo. Insomma Vladi, è sempre meglio che lavorare!
Bollettino Università e Ricerca 5.12.08
Follia e società. Franco Basaglia e la filosofia del '900
10 dicembre 2008, ore 9.00-17.00 Aula Crociera Alta Università degli Studi di Milano Via Festa del Perdono 7. Cosa c’entra uno psichiatra con una legge? E cosa unisce quella legge ai più grandi filosofi del novecento? I manicomi non esistono più da trent’anni. Il matto è tornato a casa, con il suo fardello di sofferenza e un destino di estraneità. Alieno nella propria terra, a disagio con i propri familiari.
Quanto sappiamo della malattia mentale? Come la si cura? Chi e in che modo cerca di combattere lo stigma? Il disagio psichico è un problema che, con gradazioni e intensità diverse, riguarda tutti. La città di Milano si da’ appuntamento a dicembre per discuterne con i più importanti esperti, per coinvolgere e sensibilizzare.
Poco o niente sappiamo della malattia mentale e poco o niente soprattutto sappiamo del malato, di come vive, delle difficoltà enormi che incontra, ma anche delle realtà di aiuto che pure esistono.
C’è un tempo per le riforme e uno per dare nuova forma alle riforme, ripensarle, comprenderle, farle comprendere.
Dicembre è l’ultimo mese per ricordare la legge 180, che compie trent’anni quest’anno. Con la chiusura dei manicomi il malato è tornato nelle nostre case, è stato compiuto un passo decisivo contro lo stigma, ma molte questioni sono rimaste in sospeso. Un’occasione importante di aggiornamento per gli operatori, gli utenti, i familiari, e di coinvolgimento e informazione per tutti gli individui e i gruppi interessati.
Repubblica 6.12.80
La solitudine dei malati mentali
risponde Corrado Augias
caro Augias, ho letto la rubrica “vivo l’inferno della malattia mentale”. sono una psicologa che lavora al 1980 in una asl a Roma. Mi dispiace capire che lei non è abbastanza informato della risposta che viene data dalla assistenza psichiatrica pubblica da lei definita “rudimentale”. del resto è raro leggere sui giornali qualcosa di approfondito che esca dai luoghi comuni o da fatti di cronaca. La psichiatria nel pubblico non è “rudimentale”vma molto “povera”. Io e i miei colleghi temiamo che con il nostro pensionamento i servizi territoriali chiuderanno. Il personale anche se preparato è scarsissimo e in via di estinzione. Informandosi meglio scoprirebbe che l’assistenza psichiatrica è tuttaltro che rudimentale e i professionisti che vi operano hanno strumenti e professionalità tali da rispondere al disagio descritto dalla lettrice.
Da molti anni le famiglie dei malati mentali non sono “costrette” al silenzio, anzi hanno molto più di prima possibilità nei servizi di esprimersi, per esempio nei Gruppi Multifamiliari esistenti in molte realtà territoriali: al silenzio è costretto solo chi non è informato o si isola come unica forma di difesa dal proprio dolore
Dolores Carli
Avevo scritto «I manicomi, luoghi di reclusione spesso violenti, vennero aboliti, ma l’assistenza sichiatrica è rimasta rudimentale». Non intendevo offendere gli operatori ma riferirmi solo alle condizioni in cui lavorano, che la dottoressa Carli conferma. Del resto questa lettera ne ha provocate molte altre, segno che il disagio c’è. Scrive Susanna Grigioni: «D’accordo che i manicomi erano un orrore, ma scaricare sulle famiglie il problema della malattia mentale (sottolineo malattia) non è orrore minore. Purtroppo le medicine sono necessarie ad evitare sia la sofferenza del malato sia la schiacciante sesazione di impotenza di chi gli è vicino. Le belle chiacchiere (con mia madre ammalata ho sperimentato negli anni varie situazioni e vari medici) l’aria fritta aiuta solo certi malati a suicidarsi, magari uccidendo anche i propri familiari». Scrive Claudio Alvgini: «Lei ha citato Basaglia, esponente di spicco della “nefasta” (definizione non mia ma di Jervis) corrente che prese il nome di “Antipsichiatria”. Basaglia disse tra l’altro: “in noi la follia esiste ed è presente come la ragione”. Affermazione terribile e falsa. Terribile perché la tragedia della psichiatria italiana (e non solo), incapace o impossibilitata a fare ricerca, nasce su affermazioni come questa. Falsa perché nell’uomo non convivono malattia e sanità: la malattia mentale (né più né meno di quelle fisiche) insorge per cause esterne e la sanità è recuperata solo eliminandola. I manicomi andavano chiusi, non andava chiusa la ricerca delle cause profonde che generano malattia mentale. Si può, però, anzi si deve non lasciar soli i malati e i loro disperati parenti». Era e rimane questo il punto: la solitudine dei malati e dei loro disperati parenti.
Qui di seguito la precedente risposta di Augias sullo stesso tema:
(clicca sull'immagine per renderla leggibile)

COMUNICATO STAMPA CGIL
Iniziativa unitaria del 10 dicembre 2009 - Roma Piazza del Popolo
No alla chiusura dei Teatri e alla smobilitazione in Italia della produzione di Opera Lirica e Balletto
Iniziativa unitaria del 10 dicembre 2009 - Roma Piazza del Popolo
No alla chiusura dei Teatri e alla smobilitazione in Italia della produzione di Opera Lirica e Balletto
Il taglio previsto di oltre il 30 per cento delle risorse significa mettere in liquidazione il Settore ed evidenzia una chiara volontà di totale disinteresse per il nostro Patrimonio Culturale e lo Spettacolo concepiti come spesa e non come investimento e importante volano economico.
Quale azienda pubblica o privata che programma preventivamente può sopravvivere con un improvviso taglio di un terzo delle risorse previste?
Il nostro Paese si distingue in negativo poiché destina solo lo 0,16% del PIL alla Produzione Culturale e allo Spettacolo rispetto ad una media degli altri paesi intorno al 1,4% (Francia Germania ecc.), parimenti le retribuzioni delle masse artistiche sono inferiori alla media europea.
Basta con la diffusione di false informazioni e dati sbagliati o spot allarmistici di Ministri e dei relativi Dicasteri costruiti artificiosamente per legittimare provvedimenti destabilizzanti e non realmente efficaci.
I dati relativi alle Fondazioni Lirico Sinfoniche diffusi anche dal Mibac e ripresi con titoli scandalistici dai più autorevoli quotidiani nazionali non corrispondono assolutamente alla realtà; non sono veritieri né i dati sull’indice di produttività né sul costo del lavoro né sull’indebitamento delle Fondazioni Lirico Sinfoniche.
Quale nazione civile permette al Capo di Gabinetto del Ministero, nonché Direttore Generale dello Spettacolo dal vivo, di essere contemporaneamente Commissario in diversi teatri italiani, nei fatti controllore di se stesso?
E’ evidente che si vogliono trasformare i prestigiosi Teatri italiani da centri nazionali di produzioni culturale in vuoti contenitori di pura circuitazione finalizzata all’arricchimento di agenzie e impresari o ad altre attività di puro business.
Occorre come da molto tempo da noi sostenuto identificare titolarità e o prerogative con l’assunzione di responsabilità con la rispondenza in solido dei Sovrintendenti e degli Amministratori. (Si deve intervenire verso chi presenta bilanci di esercizio che non rispettano i bilanci previsionali approvati)
Il 10 Dicembre a Roma si terrà la manifestazione Nazionale con la presenza di tutte le Orchestre i Cori e i Corpi di Ballo dei Tecnici e delle Maestranze di tutte le 14 Fondazioni Lirico Sinfoniche per il reintegro del Fondo Unico dello Spettacolo alla quota precedentemente prevista
La manifestazione con esibizione pubblica si terrà a Piazza del Popolo dalle ore 14.30 alle ore 17.00 (il programma sarà comunicato nei prossimi giorni).
L’attacco portato alla produzione culturale e allo spettacolo, all’istruzione e alla ricerca equivale a distruggere il sapere critico.
Quale azienda pubblica o privata che programma preventivamente può sopravvivere con un improvviso taglio di un terzo delle risorse previste?
Il nostro Paese si distingue in negativo poiché destina solo lo 0,16% del PIL alla Produzione Culturale e allo Spettacolo rispetto ad una media degli altri paesi intorno al 1,4% (Francia Germania ecc.), parimenti le retribuzioni delle masse artistiche sono inferiori alla media europea.
Basta con la diffusione di false informazioni e dati sbagliati o spot allarmistici di Ministri e dei relativi Dicasteri costruiti artificiosamente per legittimare provvedimenti destabilizzanti e non realmente efficaci.
I dati relativi alle Fondazioni Lirico Sinfoniche diffusi anche dal Mibac e ripresi con titoli scandalistici dai più autorevoli quotidiani nazionali non corrispondono assolutamente alla realtà; non sono veritieri né i dati sull’indice di produttività né sul costo del lavoro né sull’indebitamento delle Fondazioni Lirico Sinfoniche.
Quale nazione civile permette al Capo di Gabinetto del Ministero, nonché Direttore Generale dello Spettacolo dal vivo, di essere contemporaneamente Commissario in diversi teatri italiani, nei fatti controllore di se stesso?
E’ evidente che si vogliono trasformare i prestigiosi Teatri italiani da centri nazionali di produzioni culturale in vuoti contenitori di pura circuitazione finalizzata all’arricchimento di agenzie e impresari o ad altre attività di puro business.
Occorre come da molto tempo da noi sostenuto identificare titolarità e o prerogative con l’assunzione di responsabilità con la rispondenza in solido dei Sovrintendenti e degli Amministratori. (Si deve intervenire verso chi presenta bilanci di esercizio che non rispettano i bilanci previsionali approvati)
Il 10 Dicembre a Roma si terrà la manifestazione Nazionale con la presenza di tutte le Orchestre i Cori e i Corpi di Ballo dei Tecnici e delle Maestranze di tutte le 14 Fondazioni Lirico Sinfoniche per il reintegro del Fondo Unico dello Spettacolo alla quota precedentemente prevista
La manifestazione con esibizione pubblica si terrà a Piazza del Popolo dalle ore 14.30 alle ore 17.00 (il programma sarà comunicato nei prossimi giorni).
L’attacco portato alla produzione culturale e allo spettacolo, all’istruzione e alla ricerca equivale a distruggere il sapere critico.
Roma, 3 dicembre ’08