Repubblica 18.7.16
Prodi
L’ex premier: “Dobbiamo ricomporre le micidiali rotture personali se vogliamo fare il bene del Paese”
“Basta divisioni, faccio il Vinavil Renzi e Letta tornino a parlarsi”
Goffredo De Marchis
ROMA.
Romano Prodi, citando alcuni nomi, definisce i confini del
centrosinistra che lui sogna: «Spero che si parlino Enrico Letta, Matteo
Renzi e Giuliano Pisapia». All’ex sindaco di Milano è affidato il
compito di ricostruire una sinistra di governo, al segretario del Pd
quello di aprirsi a delle alleanze, al primo lo sforzo più generoso di
ricomporre la frattura con chi lo sostituì alla presidenza del
Consiglio. «Mi auguro una riconciliazione tra Letta e Renzi altrimenti
non si riconcilia il Paese». Lui, garantisce, farà solo da «collante.
Sono il Vinavil e non il mediatore».
Dopo giorni di protagonismo
il Professore sembra compiere una piccola frenata. Del resto, i tempi
diventano necessariamente più lunghi ora che il voto slitta da settembre
al prossimo marzo. Si può agire con maggiore calma, provare persino a
ricomporre «delle micidiali rotture personali», dice Prodi pensando ai
due ex inquilini di Palazzo Chigi e non solo a loro. Purtroppo il tempo
lungo a volte finisce per aiutare le divisioni e non le pacificazioni.
Lo
dimostra l’assemblea di ieri della sinistra di Montanari e Falcone
contrapposta alla manifestazione immaginata da Giuliano Pisapia per il 1
luglio a Piazza Santi Apostoli. Due appuntamenti studiati quando le
elezioni apparivano certe il 24 settembre. Se così fosse stato, lanciare
un ponte sarebbe stato tutto semplice. Invece la kermesse del
Brancaccio ha riservato fischi a Pisapia ricambiati dall’ex sindaco
milanese con poche parole ai fedelissimi: «L’avevo detto che non c’erano
la condizioni per essere presente. Sapevo che sarebbero stati contro di
me».
Prodi, nel colloquio con Lucia Annunziata a In mezz’ora, su
Rai3, fa dunque un passo di lato. «Io penso a un dialogo serrato tra gli
attori di questa scena. E ci sono molto più idee comuni sul futuro
dell’Italia di quante siano le distinzioni». A scanso di equivoci, la
“colla” Prodi ribadisce che l’ipotesi di una sua candidatura a premier
«appartiene alla categoria dell’impossibilità».
Premessa
indispensabile per favorire avvicinamenti. «Il gioco deve andare avanti
con chi ha il potere. Io mi limito alle prediche, faccio il predicatore
». Come sulla legge elettorale: «Andrebbe meglio una maggioritaria, ma
se è utopia si proceda con questa. Poi verrà cambiata ».
Ma è
proprio qui che casca l’asino. Il Consultellum apre le porte a un
listone, a un accordo, solo se si superano le spaccature. Cosa che
sembra appare una chimera. Persino nel campo della sinistra-sinistra.
«Tutti parlano di unità. A dire il vero i tifosi della divisione sono
molto più numerosi - dice Pippo Civati -. Io però lotterò fino alla fine
per tenere tutti insieme a sinistra. Infatti vado anche da Pisapia. Non
c’è ragione per drammatizzare oggi certe incomprensioni».
Vale
per chi si è riunito ieri al Teatro Brancaccio e per Pisapia. Il quale
però sembra avere le idee chiare rispetto ai promotori dell’iniziativa
di ieri mattina a Roma. Niente rotture personali, ma il suo interesse è
rivolto soprattutto verso i costituzionalisti che animano per esempio
l’associazione Libertà e Giustizia. Sono frequenti i colloqui con
Gustavo Zagrebelsky mentre Valerio Onida fa già parte a tutti gli
effetti di Campo progressista.