venerdì 16 giugno 2017

La Stampa 16.6.17
“Oggi come ai tempi del Watergate il vero giornalismo arriva alla verità”
Rosenfeld, capocronista di Woodward e Bernstein “Questa è la battaglia decisiva per la democrazia”
intervista di Paolo Mastrolilli


Harry Rosenfeld era il capo della cronaca al «Washington Post», che diede l’incarico a Bob Woodward e Carl Bernstein di seguire il furto al Watergate, guidandoli fino alle dimissioni di Nixon. Nel film «Tutti gli uomini del presidente» era il capo duro ma giusto, interpretato da Jack Warden.
Il presidente Trump rischia di fare la stessa fine?
«Sì, perché è sotto inchiesta, ma provare l’ostruzione della giustizia è molto difficile. La chiave sta nella determinazione a salvarlo dei repubblicani, che hanno la maggioranza alla Camera e quindi possono bloccare l’impeachment. Se i suoi compagni di partito decidono che difenderlo li danneggia, lui è finito».
Come giudica il lavoro dei suoi successori al «Washington Post»?
«Straordinario, sono orgoglioso. Stanno dimostrando che tutte le chiacchiere sul giornalismo, Internet, i social, sono fesserie».
Perché?
«Alla fine, quando bisogna fare il giornalismo d’inchiesta che determina il futuro del Paese, solo i media tradizionali più seri sono capaci di arrivare alla verità. Internet, i blogger, i social, fanno i commenti, e per qualche ragione che non capisco vanno in tv a chiacchierare. Le notizie vere su cui discutono, però, o le troviamo noi, oppure nessuno le cerca».
Il Presidente e i suoi avvocati vi accusano di essere dei criminali, perché pubblicate soffiate illegali.
«È sempre così. Il governo, chiunque sia al potere, odia i leaks, le fughe di notizie, che lo danneggiano, e ama quelle che lo aiutano. Come fa Trump a criticare oggi il lavoro del Washington Post, dopo aver elogiato WikiLeaks, quando durante la campagna elettorale pubblicava le informazioni rubate dagli hacker russi per danneggiare Hillary Clinton? Il Primo Emendamento della Costituzione esiste proprio a questo scopo: garantire che i media possano fare il loro lavoro di controllo del potere. Ma Trump è una persona non istruita, e quindi non sa di cosa parla. Dice che i media sono i nemici del popolo, senza rendersi conto di quanto le sue posizioni coincidano con quelle del peggior autoritarismo».
Il presidente accusa i giornali tradizionali di essere fake news.
«Questa è la battaglia decisiva della nostra epoca, non solo per il giornalismo, ma per la democrazia. I media possono sbagliare, in buona fede, e se lo fanno devono correggersi. Oggi però il panorama dell’informazione è popolato da soggetti in cattiva fede, che diffondono falsa propaganda proprio allo scopo di confondere il pubblico, e non consentirgli di fare scelte politiche informate. Internet e i social, poi, hanno facilitato e accelerato la diffusione della bugie. È nostro dovere smascherare e sconfiggere questi imbroglioni».
Come?
«L’unica ricetta che posso offrire è la stessa che predicavo a Bob e Carl: dobbiamo essere perfetti, sempre. Non possiamo permetterci alcun errore. Ogni cosa che pubblichiamo deve essere vera, altrimenti ci distruggerà. E poi basta ridurre il personale, perchè le notizie vere non si copiano dalla rete, e per trovarle servono i giornalisti».
Cosa è più importante, secondo lei: rispettare la legge, e quindi non pubblicare i leaks; oppure rivelare i reati dei politici, anche a costo di violare le regole e finire in prigione?
«Non c’è alcun dubbio: l’interesse prevalente è salvare l’integrità della nostra democrazia. Se un politico viola la legge va denunciato, anche se ciò ci richiede di violare la legge».