sabato 3 dicembre 2016

Repubblica 3.12.16
Hofer è il candidato dell’ultradestra alle presidenziali di domani: ammorbidisce i toni ma una sua vittoria fa ancora paura
“Dico basta al governo di Bruxelles ma la mia Austria resterà nella Ue”
intervista di Tonia Mastrobuoni


VIENNA. Quando entrano gli spazzacamini, un’ondata di sorrisi attraversa la grande sala della Borsa di Vienna. Nei Paesi germanici portano fortuna, soprattutto se ci si tocca un bottone. Un contributo creativo per l’ultimo comizio di Norbert Hofer. Però che abisso, rispetto all’ultimo comizio delle presidenziali di maggio, quelle cancellate dalla Corte costituzionale per le irregolarità legate al voto postale. Ieri il popolo di Hofer era radunato in un posto chiuso con i soffitti stuccati, i camerieri in livrea, le alzate con le delizie della pasticceria viennese e i cori della Carinzia.
Sei mesi fa, il candidato dei populisti aveva arringato la folla nella piazza di un vecchio e fiero quartiere operaio, ormai infestato di teste rasate e tossici, aizzandola con slogan anti-islamici e anti-profughi. Adesso, con la crisi migratoria che si è allentata, anche il politico della Fpö sembra navigare verso il centro. Ha smorzato gli slogan più feroci, ha relativizzato le minacce più note, come quella di un’uscita dell’Austria dalla Ue. Lo dimostra anche quest’intervista con
Repubblica, in cui spiega che l’Europa «non è finita », ma che deve cambiare, in cui sostiene che sui profughi «non si può lasciare sola l’Italia » e che «non bisogna chiudere le frontiere ma controllarle meglio». Hofer, poi, non è preoccupato per il referendum di domani.
Non tutti, però, credono al “nuovo” e più moderato Hofer. Ieri il sindaco di Vienna, Michael Häupl (Spö) ha fatto sapere di essere convinto che che domenica «si giochi la battaglia per la democrazia».
Hofer, con la sorpresa delle presidenziali degli Stati Uniti, molti si aspettano “un effetto Trump” anche in Europa, intendendo un’avanzata dei populisti — incluso lei. Se lo aspetta anche in Austria, domani?
«Mi aspetto un “effetto Hofer”».
Ci sono cose che la accomunano al nuovo presidente americano?
«Mi piace che sia un politico autentico. Ma l’Austria è l’Austria».
Come cambierà il suo Paese se lei diventerà presidente?
«Intendo lavorare ad un miglioramento dell’Unione europea, abbiamo bisogno di un’Unione che funzioni secondo il principio della sussidiarietà. È una grande sfida, per tutti i Paesi. Personalmente non credo che la Ue sia morta. Credo che sia molto in crisi, ma penso anche che possiamo risolvere questa crisi».
Come?
«Io non voglio un centralismo brussellese. Il principio della sussidiarietà significa che affrontiamo i grandi problemi insieme, spalla a spalla, collaborando in modo stretto su temi come la difesa o la sicurezza o altri ma senza un governo centrale».
C’è molta apprensione attorno alla sua minaccia di una Öxit, di un’uscita dell’Austria dall’Ue. Lei ha detto che proporrà un referendum se l’Europa dovesse fare passi verso un’integrazione maggiore.
Dobbiamo temere una Öxit?
«No» Si parla molto, riferendosi anche al suo successo, dell’avanzata dei populisti. Si identifica con questa definizione?
«A me piace una politica che si leghi di più ai cittadini del proprio Paese ma senza escludere rapporti con altri. A noi serve una politica razionale».
Lei è molto critico con i profughi e nei mesi scorsi il governo austriaco — un po’ per rincorrerla — ha creato il blocco delle frontiere lungo i Balcani che ha provocato l’emergenza a Idomeni. Adesso i migranti ricominciano ad arrivare — e ad annegare — nel Mediterraneo.
«Io penso che non possiamo lasciare sola l’Italia in questa situazione difficile. È molto complicato per l’Italia e la Grecia controllare da sole le frontiere. Anche qui l’Unione europea deve aiutare. Non a chiudere le frontiere, bensì a controllarle meglio».
E come si fa?
«La mia proposta è quella di creare una zona sicura in Nordafrica dove le persone trovino protezione, dove si possano esaminare con calma le richieste di asilo. Quelli che hanno bisogno davvero di una tutela — ma sono un quarto del totale — possono essere portati in modo sicuro in Europa. Un procedimento del genere consentirebbe anche di rovinare gli affari agli scafisti. E comunque i profughi devono rimanere in Europa a tempo, finché dura l’emergenza nel loro Paese».
Anche in Italia si vota, domani. C’è molta preoccupazione per un esito negativo del referendum, per le reazioni che potrebbe scatenare sui mercati. Lei è preoccupato?
«Io non sono mai preoccupato quando decidono le persone. In una democrazia le persone decidono sempre la cosa giusta».
Insomma. Nel 1933 in Germania non tanto. A proposito: in questi anni sono emersi legami di elementi di spicco del suo partito con l’estrema destra.
«Io non sono di estrema destra, l’ho detto più volte e lo ripeto».
Anche lei auspica che in Italia prevalgano i sì, come alcuni politici stranieri — ad esempio Wolfgang Schäuble?
«Io non mi pronuncio e non mi immischio, lo faccio per rispetto nei confronti degli elettori italiani» Angela Merkel ha detto che si ricandida per la quarta volta. È una buona o una cattiva notizia?
«Lo decideranno gli elettori tedeschi. Guardi che secondo me Merkel ha fatto moltissime cose buone cose. Ha solo sbagliato una cosa: i profughi».