domenica 13 novembre 2016

Corriere 13.12.16
Trump
Via libera ai lavori per rifare ponti e strade (grazie a fondi privati)

È il piano più ambizioso dell’era Trump: investimenti pari a mille miliardi di dollari, spalmati sui prossimi dieci anni, per rifare le infrastrutture del Paese. Strade, aeroporti, ponti, ferrovie, tunnel, ospedali, scuole, telecomunicazioni: tutte opere invecchiate da almeno 20-30 anni, spesso decadenti. Sembra il classico intervento di tipo keynesiano: far girare l’economia con fondi pubblici. In realtà il montaggio finanziario dell’operazione prevede un costo zero per lo Stato. L’idea è coinvolgere i privati: soprattutto le banche e gli hedge fund, la nuova élite della finanza americana. L’amministrazione fiscale concederà un credito di imposta pari all’82 per cento dei capitali investiti. Ciò significa che, se l’intera cifra preventivata di 1.000 miliardi di dollari di dollari venisse coperta da risorse private, l’amministrazione fiscale si ritroverà a dover onorare, ragionando sulle medie, deduzioni di imposta pari a 88,2 miliardi all’anno. Una cifra consistente, che potrebbe scaricarsi sul debito pubblico già enorme: 19.200 miliardi, il 105 per cento del pil. Trump, però, conta di recuperare gettito fiscale con le imposte sul reddito aggiuntivo prodotto dalle grandi opere: utili delle aziende di costruzioni, salari degli operai coinvolti. Può funzionare? Dal punto di vista politico il neopresidente conterà sicuramente sull’appoggio pressoché corale del Congresso. Le grandi imprese di costruzione, poi, stanno già «sbavando», come scrive il Wall Street Journal . Tutte pronte ad aprire i cantieri.