martedì 27 settembre 2016

pagina 99 25.09.2016
IMMIGRAZIONE
Zizek alla sinistra: abbiamo un problema

Sinistra, abbiamo un problema! Quello dei migranti. Banalizzando: o li accogliamo o li rispediamo
tutti indietro. Ma se li accogliamo, noi occidentali siamo pronti? la cultura di provenienza di
questi popoli è compatibile con la nostra? infine: la così detta integrazione è un processo che riguarda solo loro e non noi?
A questi temi si dedica il filosofo Slavoj Zizek, cheha pubblicato quest’annoil saggio Against the
Double Blackmail. Refugees, Terror and Other Troubles with the Neighbours (“Contro il doppio
ricatto. Rifugiati, terrore e altri problemi con i vicini”).
E il problema ci riguarda tutti da vicino.
La sua tesi, in fondo, è semplice: l’Europa non deve né spalancare i suoi confini né alzare il ponte
levatoio. Quello che serve per Zizek è una politica di solidarietà con il mondo degli oppressi. Ma prima è necessario sfatare un tabù della sinistra liberale europea: bisogna riconoscere che dire alla
gente di entrare in empatia con gli sconosciuti è inutile. Non solo: si può dire che i valori dell’Euro -
pa occidentale sono superiori; che cercare di proteggere il proprio modo di vita non è razzista o fascista; infine bisogna smettere di etichettare qualsiasi critica all’Islam come “islamofobia”.
Zizek è preoccupato dall’ondata migratoria, ovviamente, ma lo preoccupa ancor di più la cultura
chea questoriguardo circolanella sinistra.In questo libro riflette sulla distanza siderale che esiste
tra le cultura di centinaia di miglia di migranti in arrivo dall’Africa e il nostro mondo. Lo preoccupano le tensioni nel mondo del lavoro provocate dall’arrivo di queste persone in società dove di lavoro se ne produce poco e forse, in futuro, se ne produrrà ancora meno. Lo preoccupa l’associa -
zione tra alcune minoranze di queste masse di migranti e il terrorismo. E soprattutto lo preoccupano
i tabù radicati nella cultura della sinistra che portano a negare i problemi posti dalla convivenza
di culture differenti in nome di un solidarismo umanitario secondo cui «basta parlare con loro
per capire che siamo la stessa gente». Non è vero, non siamo affatto la stessa gente. Siamo diversi, e
negare questa diversità porterà soltanto problemi maggiori. Ecco il doppio ricatto ideologico, stretto
fra un populismo di destra con rigurgiti fascisti e una retorica buonista di sinistra arroccata sui suoi
tabù. In questo senso la crisi dei rifugiati è un’opportunità per l’Europa di ridefinire se stessa, sollevando domande a volte spiacevoli e difficili.