domenica 11 settembre 2016

La Stampa 11.7.16
La sindaca: “Sul mio corpo si combatte  una guerra tra fazioni del Movimento”
Sabato in famiglia per evitare i giornalisti: “Il peggio è passato”
di Ilario Lombardo

il sabato di Virginia Raggi è uno strappo alle regole della diplomazia che sorreggono le relazioni tra il Campidoglio e il Vaticano. Il segretario della Cei monsignor Nunzio Galantino e i ragazzi di Azione Cattolica l’aspettavano in Santa Sede? Lei ha preferito stare con il figlio, fare la spesa, ritrovare la serenità di un giorno qualsiasi. Un «bisogno di famiglia» che nasconde anche il timore di affrontare il palcoscenico pubblico, l’assalto delle telecamere, le domande dei giornalisti. È stata la settimana più difficile della breve vita politica di Raggi.
Lei che, dicono, è riuscita a mantenersi fredda. Lei che, racconta l’assessore alle Politiche sociali Laura Baldassarre, «è una donna molto determinata» che si è caricata su di sé la fatica della lotta politica «mentre a noi ci esortava a rimanere concentrati sul lavoro». Lei, alla fine, è crollata. Si è ritagliata uno spazio di vita familiare abdicando ai doveri di sindaca di Roma. Ha tenuto gli occhi lucidi anche quando avrebbe voluto piangere per guardare meglio gli avversari, quella fronda del direttorio del M5S che le ha lanciato l’assalto.
Il weekend le serve per rifiatare: «Abbiamo affrontato dei giorni nerissimi - ha detto ad assessori e consiglieri - ma la fase più difficile è passata». Nella quiete delle ore più tranquille, ha dato la sua interpretazione dei fatti: «Quello che avete visto è stato un pretesto. Su di me e sul corpo di Roma si sta combattendo una guerra tra fazioni nel M5S». Il pensiero va a Luigi Di Maio, suo sponsor da sempre, e inviso a chi come Carla Ruocco, Roberta Lombardi e Paola Taverna avrebbero invece gradito il commissariamento della sindaca, e, in caso di ulteriori resistenze, il ritiro del simbolo. Alla fine ha prevalso la prudenza di Beppe Grillo, intervenuto in extremis per evitare che la faida interna travolgesse Di Maio e tutto il M5S. E così ha azzerato lo staff di supporto romano guidato da Taverna: «Avete visto? Il minidirettorio non c’è più - ha detto Raggi - Avevo ragione.E adesso mi prendo quella responsabilità e quell’autonomia che Grillo mi ha dovuto lasciare». Ora la sindaca vuole tenersi lontana dalle beghe nazionali. Ed evitare apparizioni pubbliche al di fuori del Campidoglio. Per questo non è andata al Festival della cultura ebraica e ha cancellato l’audizione in commissione Sport in Senato prevista per martedì, dove avrebbe dovuto affrontare il nodo Olimpiadi. Paradossalmente, sente di essersi rafforzata, anche con i consiglieri più critici «C’è un patto tra di noi che va al di là di quello che abbiamo visto. Lavoriamo sereni. Voglio pensare a Roma e a nient’altro». Anche perché c’è una città da governare e nomine ancora da fare: l’assessore al Bilancio, il capo di gabinetto, i vertici di Ama...