sabato 27 agosto 2016

Corriere 27.8.16
Nella città dei single fidanzarsi è una mission impossibile
di Maria Teresa Veneziani


Milano capitale dei single. Le mono famiglie sono più del doppio delle coppie: 379.035 contro 164.435. Il fatto è che qui il solitario vive bene, anche troppo. E il rischio è di lasciarsi sfuggire l’attimo e che la «singletudine» diventi la condizione cronica che incanalerà il nostro/vostro destino. Nulla di male, per carità. La solitudine per la maggioranza dei single è una scelta di libertà e indipendenza. Inebriante come una droga, soprattutto fra i 40enni, generazione in cui l’acceleratore interno preme sulla leva dell’ambizione. Alla lunga, però, finisce per pesare e anche il più incallito dei solitari si ritrova a sperare di incontrare qualcuno di interessante, capace di far cadere il muro impastato di diffidenza, paura, senso di inadeguatezza, insomma tutte quelle certezze granitiche nelle quali si conforta e un po’ si inganna il single. Per quello «di ritorno» è diverso. Lui ha più la sensazione di sentirsi bloccato in una stazione in un giorno di scioperi. Ma vivere a Milano per un single è un’arma a doppio taglio: nessuno farà caso a te. Qui sono arrivati i primi cibi monodose da mettere direttamente nel piatto perché a far da mangiare solo per se stessi prende la pigrizia. Nei ristoranti poi è (quasi) una pacchia. Nelle altre città l’attesa fa crescere lo sconforto, costretta/o a veder sfilare tutte le portate per famiglie e coppie. Qui no: un bel sorriso e via; così, semmai, lasci il posto a un altro single che sicuramente si sarà attardato a «laurà». Anche al cinema ti consoli: davanti o accanto a te riconosci subito un tuo simile. Insomma, nessuna discriminazione per chi vive in solitaria a Milano. Un fatto tanto normale che ti rende trasparente. E fidanzarti – just in case – diventa una Mission Impossible. Lo cantava già Memo Remigi nel 1965: Sapessi com’è strano/sentirsi innamorati /a Milano/ senza fiori senza verde /senza cielo senza niente/ fra la gente, tanta gente».