giovedì 7 luglio 2016

Repubblica 7.7.16
Alfano: “Non lascio”. Ma è caos Ncd
Una pattuglia di otto senatori è pronta a lasciare la maggioranza e a provocare la crisi dell’esecutivo. Il ministro accusa: “Campagna mediatica contro il governo, barbarie su mio padre malato”. L’opposizione: si dimetta
di Carmelo Lopapa

ROMA. «È una campagna mediatica studiata a tavolino», che avrebbe un suo «regista» e un obiettivo: «Non il ministro dell’Interno ma il governo». Angelino Alfano è circondato dai suoi deputati più fedeli, in un angolo dell’aula di Montecitorio, a margine del question time. In aula Giorgia Meloni, tra gli altri, lo ha incalzato chiedendogli le dimissioni. Vista dall’alto delle tribune la cerchia Ncd ha la forma di una trincea.
«Io non mi dimetto, non ci sarà un caso Lupi due», dice con voce sicura nel primo pomeriggio il leader centrista mentre stanno ad ascoltarlo Enzo Garofalo, Paolo Tancredi, Nino Bosco, Dore Misuraca. Convinto che «questo è un attacco al governo: si è scatenata una esagerata potenza di fuoco contro di me, senza alcun rilievo giudiziario». Le intercettazioni che chiamano in causa il fratello Alessandro, l’ultima tra due segretarie che accennano al padre del ministro, l’inchiesta Labirinto? «Sono scarti - ripete il capo del Viminale - roba vecchia e priva di qualsiasi fondamento ma della quale qualcuno si sta servendo per impostare questa campagna mediatica e accerchiare il governo». Ai suoi ripete la difesa del padre che già aveva pubblicato in mattinata, definendo «barbarie illegale» quanto emerso dai rivoli dell’inchiesta: «Un uomo di ottant’anni, il cui fisico è da tempo fiaccato da una malattia, avrebbe fatto pressioni presso le Poste per non so quale fantastiliardo di segnalazioni». Dietro ci sarebbe ben altro, insomma, e il pesce grosso sarebbe il premier e non lui. Con Renzi avrebbe parlato anche ieri, ottenendo solidarietà e sostegno. «Alfano sta facendo bene il suo lavoro ed è pretestuosa la richiesta di dimissioni», lo difende non a caso il capogruppo pd alla Camera Ettore Rosato.
Ma al netto della vicenda c’è uno smottamento in atto dentro Ncd. Che rischia soprattutto al Senato di far traballare i numeri della maggioranza. Alfano minimizza coi suoi, «alla fine vedrete che andranno via non più di due o tre senatori». E il riferimento implicito è ai parlamentari Giuseppe Esposito e Antonio Azzolini che ieri si sono presentati all’assemblea dei senatori di centrodestra che hanno istituito un comitato per il No alla riforma Renzi con leghisti e forzisti. «Dobbiamo uscire dal governo senza attendere il referendum » dice a Repubblica. it Esposito. Roberto Formigoni si schiera per il «sostegno esterno » al governo, anche il vicecapogruppo Luigi Marino ammette la divisione in atto in un partito, l’Ncd, «in fase terminale». Dentro Fi sono convinti che starebbero facendo ritorno ben otto senatori al seguito del capogruppo Renato Schifani. Al di là dei numeri, sarebbe il tracollo per il partito di governo. Ma per il momento il ritorno alla corte berlusconiana non trova conferme negli ambienti vicini all’ex presidente del Senato, il quale invece ha espresso piena solidarietà al leader e alla sua famiglia (lo fa anche il capogruppo forzista Romani). Ma in tanti nel gruppo invocano un chiarimento politico e lo stesso Schifani convocherà la settimana prossima l’assemblea saltata due giorni fa.
Fanno leva sull’inchiesta invece le opposizioni per invocare le dimissioni di Alfano. Così i capigruppo del M5S Laura Castelli e Stefano Lucidi, così Matteo Salvini. Giorgia Meloni è l’unica che affronta il ministro in aula approfittando del question time: «Leggiamo dai giornali che lei era in altre faccende affaccendato, la cosa più seria che può fare è dimettersi ». Una nuova mozione di sfiducia è allo studio. Ma incalza anche la sinistra dem. «Il pizzino con gli ottanta nomi è una schifezza» attacca il governatore toscano Enrico Rossi. «Qui il problema è politico, non giudiziario» rincara il senatore Miguel Gotor. Alfano è convinto di superare la tempesta, ancora una volta.