La Stampa 3.6.16
L’Ue ai 28: sbagliato vietare Uber e Airbnb
Il documento della Commissione sulla sharing economy: spetta al consumatore scegliere
di Emanuele Bonini
«Spetta
ai consumatori decidere quale servizio è il migliore». Jyrki Katainen,
commissario europeo alla Crescita, gioca la carta dell’economia e della
sue legge basilari per argomentare la proposta dell’esecutivo
comunitario di lasciar spazio alla nuove iniziative di mercato. È la
domanda a determinare l’offerta, e se c’è richiesta di Uber è bene non
restare sordi, poiché si parla di un’iniziativa rientrante nel campo
della cosiddetta «economia collaborativa», che solo nel 2015 ha prodotto
redditi lordi complessivi per 28 miliardi di euro in un settore
considerato «piccolo ma in rapida crescita».
Uber è la società
degli Stati Uniti che offre servizi di trasporto passeggeri analoghi a
quelli dei tradizionali taxi, ma a prezzi più bassi e in qualunque
momento della giornata. Piace ai clienti, non solo perché low-cost. Le
speciali «app» per smartphone permettono di avere il servizio a portata
di mano, e le modalità di pagamento on-line risultano pratiche e comode.
Gli operatori di sempre lamentano però la concorrenza sleale, e la
compagnia americana è stata bandita in Spagna, Belgio e Francia (qui con
tanto di proteste degli chaffeurs de taxis), e in Italia limitata
all’offerta del solo servizio premium UberBlack a Roma, Milano e
Firenze. Il nodo è la licenza che i comuni cittadini dell’alternativa ai
tassì non hanno.
L’esecutivo comunitario capisce i problemi, così
come le opportunità. La comunicazione intende regolamentare le nuove
attività commerciali cui appartengono le iniziative proposte da Uber. Il
testo non fa nomi, però dice che i fornitori di servizi «dovrebbero
essere obbligati ad ottenere autorizzazioni o licenze dove strettamente
necessario, con il divieto assoluto di attività da usare come ultima
risorsa». Per chi non avesse capito, c’è Katainen. «Se pensiamo ad Uber,
è comprensibile che gli Stati abbiano reagito come hanno reagito,
perché devono rispondere alle normative nazionali». Ma ci sono
digitalizzazione, nuove tecnologie e nuove richieste, e «i politici
devono iniziare a considerare se e come cambiare le nuove regole per
permettere nuove attività e nuove opportunità di lavoro».
La
comunicazione della Commissione non impone nuove regole, pone un
problema: ci sono nuove realtà che sono emerse, e in nome del mercato
unico «serve un approccio omogeneo» per evitare ventotto sistemi
normativi degli stessi fenomeni. È un qualcosa che va oltre Uber. Il
documento «non è legato a una compagnia X o Y», enfatizza la
responsabile Ue per l’Industria, Elzbieta Bienkowska. Ci sono altre
realtà come BlaBlaCar o Airbnb, per citarne alcune. «Il nostro ruolo è
quello di incoraggiare un contesto normativo che permetta ai nuovi
modelli imprenditoriali di svilupparsi». È il mercato bellezza, e tu non
puoi farci niente.