venerdì 10 giugno 2016

La Stampa 10.6.16
Il premier vacilla anche in tivù
Ora rischia l’effetto-saturazione
Su La7 ascolti più bassi di Bersani. Il sondaggista Weber: non appassiona
di Fabio Martini

Erano passate poche ore dalla doccia fredda delle amministrative e nella prima conferenza stampa post-voto, lunedì scorso, Matteo Renzi propose una metafora originale: «Gli elettori hanno fatto zapping con la scheda elettorale, come è sacrosanto e bello che sia». A giudicare dall’ultima performance televisiva del presidente del Consiglio, mercoledì sera a «Otto e mezzo», anche i telespettatori hanno intensificato lo zapping: Matteo Renzi ha fatto il 6,23% di share con un ascolto medio di 1 milione e 482mila spettatori, meno di quanto avesse fatto Pier Luigi Bersani nella stessa trasmissione tre settimane prima: 6,70% e 1 milione e 665mila spettatori. Naturalmente si tratta di dati da prendere con le molle: sono innumerevoli le variabili che incidono sugli ascolti, ma certo le apparizioni televisive del presidente del Consiglio, così frequenti, non rappresentano più un evento e una garanzia di boom per gli ascolti.
Un sintomo dell’attenuarsi dell’effetto-Renzi? Con la sua onnipresenza e con la sua tendenza ad auto-elogiarsi, il presidente del Consiglio sta alimentando un effetto-saturazione? Due sere fa, proprio alla fine della registrazione di «Otto e mezzo», negli studi de La7, il presidente del Consiglio, chiacchierando con Lilli Gruber, ha usato parole crude: «Ora anche la maggioranza del Pd si vergogna di me per molte delle cose che facciamo, persino per la riforma della Costituzione». La sincerità e l’espressione usata - si vergognano di me - fanno una certa impressione da parte di un personaggio orgoglioso e attentissimo allo spin, all’effetto che fanno anche le chiacchierate private.
E proprio ieri mattina un altro evento ha contribuito ad alimentare il dubbio circa l’appannamento dell’effetto-Renzi. La sequenza al ralenti è eloquente. Davanti alla platea di Confcommercio, il presidente del Consiglio stava illustrando le misure del governo e proprio in coda all’elenco, quando ha citato gli 80 euro, si è alzato un circoscritto mugugno, che Renzi ha raccolto al volo. Per rincarare la dose. Sostenendo che persone con un reddito basso si sono finalmente potute permettere «uno zainetto in più, una cena in pizzeria in più». Soltanto a quel punto, davanti al «di più» di Renzi, si è alzato qualche (isolato) fischio.
Non sarà che l’opinione pubblica alla fin fine preferisce il Renzi governante rispetto al Renzi propagandista? Il triestino Roberto Weber, presidente di Ixè, sondaggista da 35 anni, dice: «Attenzione a non lasciarsi confondere dal voto amministrativo, nel quale hanno giocato fattori locali e personali, perché invece lo stato di salute elettorale del Pd come forza nazionale è molto migliore, nettamente migliore di quello delle altre forze. Renzi? Sta coltivando un’area, quella dell’elettorato attivo, ma è vero che pur essendo considerato un ottimo comunicatore, paradossalmente rassicura ma non suscita passioni vere. Un dato è eloquente: quando chiediamo se abbiano «molta fiducia» in un leader, mentre Berlusconi, Prodi o Veltroni oscillavano tra il 15 e 20 per cento, Renzi è sempre ad una cifra».
Contromisure? Correzioni di rotta, anche solo di stile? Mercoledì sera a «Otto e mezzo», Renzi ha risposto sempre col sorriso sulle labbra alle domande, mai cedendo alla (consueta) tentazione della replica pepata o del capro espiatorio. Negli otto giorni che mancano alla fine della campagna elettorale Renzi ha in programma soltanto appuntamenti nazionali e all’estero e ieri anche il candidato a lui più vicino, il romano Roberto Giachetti si è concesso una battuta contropelo, sia pure sorridendo: «Renzi vuole usare il lanciafiamme nel partito? Io sono pacifista!».