La Stampa 23.5.16
Europa, è venuto il tempo della responsabilità globale
Il Vecchio Continente riscrive di continuo la sua autobiografia
Ora è chiamato a riscoprire la propria vocazione planetaria
di Agnes Heller
Solitamente
noi filosofi iniziamo le nostre riflessioni ponendoci la domanda: «che
cosa?». E perciò mi chiedo subito: che cos’è l’Unione Europea? E,
quindi, che cos’è l’Europa? In prima battuta, si può rispondere
facilmente all’interrogativo. Che cos’è l’Europa se non l’insieme delle
storie che vengono narrate sull’Europa? Sono state raccontate molte
storie sull’Europa. E sono molto differenti le une dalle altre. Alcune
addirittura contrastanti. La lettura delle vicende passate e il giudizio
su di esse sarà parziale. Tuttavia, anche se non sarà possibile
ricordare tutte queste storie, bisogna menzionare almeno quelle più
significative. Non solo per ragioni di scelta, ma anche di attenzione o
rifiuto, abbiamo bisogno di ricordare le storie dell’Europa. L’Europa
non vanta un numero così sorprendente di storie solo perché è il
continente più antico, ma è diventata quella che è oggi proprio perché
ha così tante storie. L’Europa è uno storytelling continent, un
continente che ha costruito la sua identità come una sorta di
autobiografia.
Centro e periferia
Fin dai tempi del primo
Rinascimento sono state scritte o sono comparse diverse autobiografie
dell’Europa. Una storia era incentrata sul continente cristiano
contrastato da continenti non cristiani, un’altra sull’Occidente
contrastato dall’Oriente, un’altra sul continente moderno contrastato da
quello tradizionale, un’altra sul continente degli uomini bianchi
contrastato dai continenti delle persone di colore, un’altra ancora sui
colonizzatori contro i colonizzati, e così via. Come in tutti i casi di
costruzione dell’identità, anche l’identità dell’Europa è stata forgiata
contrapponendo il «nostro» continente agli «altri», alla non-Europa.
[...]
Le storie future dell’Europa saranno scritte dai cittadini
europei e senza dubbio sotto specifiche circostanze, che però solo
parzialmente saranno frutto delle loro scelte. In linea teorica, le
circostanze nelle quali si compiono le proprie scelte e si definiscono
le proprie azioni possono anche essere indipendenti rispetto alle
proprie scelte e azioni di padri. L’Europa appartiene al mondo e deve
rispondere alle sfide che esso pone. E, forse, i cittadini europei
possono influenzare il corso degli eventi che si consumano in una zona
remota del mondo. Si tratta di un nuovo tipo di responsabilità, una
sorta di responsabilità allargata, che possiamo chiamare «responsabilità
planetaria».
In primo piano c’è la relazione fra centro e
periferia. L’Unione Europea è un impero atipico. Perché un «impero» e
perché «atipico»? È un impero per molti versi simile agli imperi europei
precedenti alla Prima guerra mondiale. Quegli imperi godevano di un
vantaggio rispetto agli Stati nazionali che si erano formati dopo il
processo di secessione. Un impero ha una forza economica di gran lunga
superiore alla somma del potere economico delle singole nazioni. È, in
sostanza, un grande corpo composto da differenti nazioni e da molti
popoli che usano linguaggi differenti e che seguono differenti
tradizioni. E questo è un grande vantaggio rispetto a Stati nazionali
indipendenti e spesso diffidenti, e non poche volte ostili, l’un nei
confronti dell’altro.
L’impero atipico
Il caso dell’Unione
Europea è simile. Tuttavia c’è una differenza sostanziale. Al contrario
dei vecchi imperi europei, ci sono istituzioni democratiche
centralizzate: è quindi un’entità del tutto nuova. D’altronde, la
modernità consente la possibilità di inventare istituzioni, forme di
organizzazione e di governo totalmente nuove. Come ho ricordato, sia la
democrazia liberale sia il totalitarismo sono proprio esempi di
invenzioni moderne: la prima come nuova forma di governo che
sostituisce, da un lato, le vecchie repubbliche e, dall’altro, le
monarchie liberali; il secondo come sostituto delle dittature militari e
dei dispotismi, mentre l’Unione Europea rappresenta una nuova entità
che sostituisce i vecchi imperi europei. È molto probabile che, se le
democrazie liberali si estenderanno, allo stesso modo il modello
dell’Unione Europea potrà stabilirsi in altri continenti.
Ci sono
tuttavia ancora diversi problemi da affrontare, non del tutto differenti
da quelli che avevano i vecchi imperi europei. C’è ancora, o per lo
meno ci potrà essere in futuro, un conflitto fra centro e periferia,
perché, così come è accaduto molte volte in passato nel Vecchio
Continente, il primo è più ricco della seconda. Inoltre, l’Unione
Europea condivide un’altra importante tendenza con i tradizionali
imperi, ossia che l’espansione territoriale ed economica rappresenta il
suo elemento vitale. E più si espande e cresce, più la distinzione fra
centro e periferia si accentua.
Libertà vs benessere
Ho
sostenuto prima che l’Unione Europea è un impero atipico, dal momento
che ha soppiantato gli imperi europei. In primo luogo è un’Unione nella
quale gli Stati membri hanno uguale influenza, e dove i singoli Stati
nazionali rimangono indipendenti nonostante abbiano concordato un
autorestringimento della propria sovranità. La difficoltà di elaborare e
di accettare una costituzione vincolante per tutti gli Stati membri è
dunque la mancanza che deriva da una condizione iniziale ideale. In
secondo luogo, l’Unione Europea è un impero atipico perché non ha un
esercito. Un impero senza esercito è indifeso perché deve basarsi
esclusivamente sul proprio potere economico o sul potere militare di
altri. Questo problema dovrà essere risolto dalle prossime generazioni. E
non è affatto semplice. Se l’Europa sviluppa un apparato militare al
suo interno, si troverà più pronta e in grado di resistere a un
eventuale ricatto; per fare ciò, dovrà però sacrificare una parte della
sua ricchezza.
Il conflitto fra libertà e benessere apparirà, con
ogni probabilità, in tutta la sua pienezza nell’orizzonte temporale
della nostra vita. Ma anche senza considerare questo aspetto,
l’integrazione non potrà essere garantita esclusivamente da vantaggi
economici. Questi, allo stesso modo in cui giungono, possono venire
meno. Ma se il conflitto fra libertà e benessere è una questione che
riguarda il futuro, un altro conflitto è già apparso nell’orizzonte
europeo: quello fra benessere (inteso non esclusivamente in termini
economici, ma riferito anche al diritto di condurre una vita senza
minacce, presunte o reali) e responsabilità nei confronti del pianeta.
Traduzione di Antonio Campati