sabato 7 maggio 2016

Corriere 7.5.16
Diventare fantasmi. Quelli che spariscono
Si chiama «ghosting» ed è semplice ma molto crudele (dicono gli psichiatri). Qualcuno vi ha ferito? Tagliate i ponti. Tutti
di Carlotta Clerici

«Ghosting o non ghosting?». Questo è uno dei nuovi problemi dell’uomo digitale, direbbe William Shakespeare, acuto osservatore dei meccanismi sottili dell’animo umano ed esperto di fantasmi della mente. Il grande poeta che resta sempre attualissimo anche se le sue opere sono state scritte 400 anni fa. Un fenomeno, quello di fare o subire ghosting (letteralmente fantasmare o essere fantasmati da qualcuno), entrato di recente nel vocabolario comune, grazie anche all’uso/abuso di questa parola per definire quando solo una delle due parti (che sia amore/lavoro o amicizia) scompare dal rapporto, senza nemmeno uno straccio di lettera d’addio.
La storia di Charlize
Insomma, senza dare alcuna spiegazione, nemmeno di seconda mano. Un comportamento, tollerato a fatica, dalla società 2.0 di cui si è occupato persino il New York Times. E del quale, a quanto pare, ci si può trovare anche ad essere coinvolti a nostra insaputa. A questo proposito, ne sa sicuramente qualcosa la bionda Charlize Theron, tirata in ballo sull’argomento proprio dall’articolo del giornale americano, con l’accusa di aver fantasmato il suo ex Sean Penn dopo la fine della loro relazione. Una voce, quella del ghosting nei confronti di Penn, diventata sempre più insistente negli ultimi mesi, ingigantita dai pettegolezzi in rete. E che, per essere messa a tacere, di recente ha richiesto addirittura un’intervista chiarificatrice al Wall Street Journal Magazine, in cui la Theron si è dovuta giustificare per aver fatto uscire dalla sua vita l’attore senza troppe cerimonie. Dichiarandosi, tra l’altro, parecchio disorientata dallo stesso fare ghosting — di cui, dice, non conosceva nemmeno l’esistenza — e dallo psicodramma virale che si è creato dopo la fine della loro storia. «La coppia celebre — osserva lo psichiatra Antonio Acerra, direttore della Scuola Romana di psicoterapia familiare — si trova a dover fornire spiegazioni anche a livello pubblico quando il rapporto finisce. Per questo, anche il silenzio di una delle due parti può fare così tanto rumore». Un suono spettrale diventato ormai, nell’immaginario collettivo e non solo per le celebrità, una forma di comunicazione. «La voce dei fantasmi non c’è — prosegue Acerra —ma si fa sentire in tutta la sua assenza. I legami profondi, infatti, innescano a volte meccanismi perversi, nei quali, anche se ci si è lasciati fisicamente si continua ad essere legati mentalmente». Diventando persino, nei casi più estremi, un’arma per colpire l’altra persona. «Fare il fantasma — conclude lo psichiatra — può servire a uno dei due ex per dirigere la situazione, innescando una dinamica di tipo competitivo e alimentando psicologicamente la propria mancanza nell’altro». Non solo una strategia, però, ma il più delle volte una questione di semplice sopravvivenza, il ghosting tra esseri umani. Soprattutto in uno scenario iperconnesso, nel quale si è sempre apparentamenti disponibili solo perché si è dato segnali di vita online. «Una volta — spiega Massimiliano Gianotti, presidente della Lombardia dell’Associazione nazionale sociologi (Ans) — bastava sbattere la porta o staccare la cornetta, mentre ora, il processo di rottura è diventato molto più complicato, proprio per il coesistere della vita reale con quella della rete». Esistenze parallele che amplificano nel «fantasmato» il desiderio di un confronto diretto e che, in un certo senso, obbligano «il fantasmante» a fornire spiegazioni. «La tecnologia — conclude il sociologo — ha acutizzato tantissimo questo fenomeno, soprattutto in una società multimediale e narcisistica come la nostra nella quale vedere online qualcuno che ignora noi, ma continua ad interagire con altre persone, può essere vissuta come una stoccata personale ».
La lezione di Madonna
Un fatto, dicono gli esperti, al quale si può benissimo sopravvivere anche oggi permettendo al fattore tempo di fare il suo corso. Anche perché, come canta Madonna — tra l’altro ex storica di Sean Penn — nell’evocativa ballata «GhostTown», hit del suo ultimo disco «Rebel Heart»: «Tutto è destinato a rompersi presto o tardi. Quando non c’è nessuno in giro saremo anime nella città fantasma».