Il Sole Domenica 17.4.16
Dinastie
La figlia nascosta dei Kennedy
Rosemary
nacque con handicap cognitivi: fu tenuta ai margini, poi sottoposta a
lobotomia. Morì in un ospizio del Wisconsin nel 2005
di Ermanno Bencivenga
Boston,
venerdì 13 (!) settembre 1918. Rose Fitzgerald Kennedy avverte le
contrazioni che annunciano la nascita del suo terzo figlio, la prima
femmina. I due parti precedenti si sono svolti senza complicazioni,
dando alla luce Joe Jr. e Jack, quello che tutto il mondo avrebbe
imparato a conoscere e rimpiangere come il presidente della breve favola
di Camelot. Rose è assistita da un’infermiera, competente e qualificata
a condurre il parto da sola, ma il suo ostetrico, Frederick Good, vuole
essere presente; c’è di mezzo una parcella di 125 dollari (cifra molto
alta all’epoca) che non gli sarebbe pagata se non ci fosse. E Good al
momento è impegnato altrove, con una folla di malati di spagnola.
L’infermiera riceve istruzioni di ritardare il parto. Poiché la bambina
sta cercando di uscire, chiede a Rose di serrare le gambe, sebbene sia
noto che la manovra può causare mancanza di ossigeno e conseguenti danni
cerebrali. Non basta, e allora spinge indietro la testa della bambina,
per due ore. Finalmente il dottore arriva e Rosemary Kennedy è
autorizzata a nascere. Sarà per sempre «ritardata», incapace di un
normale sviluppo motorio, linguistico e cognitivo.
È una tragedia;
ma siamo solo all’inizio. Rose e il marito Joe Sr. sono segnati insieme
dalla fortuna e dalle avversità. Nel 1907 Rose era alla vigilia di
partire per Wellesley College, un’università laica, quando il padre
John, dopo un colloquio con l’arcivescovo William O’Connell, la informò
che non sarebbe partita affatto: John era sindaco di Boston e alle prese
con la campagna per la rielezione, e O’Connell gli aveva spiegato che
un’educazione laica non sarebbe stata approvata dall’elettorato
cattolico. Rose entrò in crisi, s’iscrisse alla scuola del convento del
Sacro Cuore e ne uscì con un rinnovato, assoluto impegno nei confronti
della sua fede. (Anni dopo, non avrebbe accettato il matrimonio della
figlia Kathleen con un protestante. Kathleen sarebbe presto morta in un
incidente aereo.) Joe aveva un fiuto incredibile per far soldi ma la sua
sconfinata ambizione cozzava contro la resistenza che la casta
dominante del New England, costituita da Wasp (white Anglo-Saxon
protestants), opponeva a un cattolico irlandese come lui. Più tardi la
sua carriera politica sarebbe finita quando, nominato da Roosevelt
ambasciatore a Londra, mostrò pericolose debolezze verso il regime
nazista e fece di tutto per evitare l’entrata in guerra degli Stati
Uniti. Frustrato da una moglie che sembrava concepire il sesso solo come
strumento di procreazione e dopo l’ultimo figlio (Ted, il nono) glielo
negò definitivamente, coltivava l’immagine di tombeur de femmes,
annoverando fra le sue conquiste dive del calibro di Gloria Swanson e
Marlene Dietrich.
A soddisfare i sogni di gloria di Joe e Rose
rimaneva la famiglia: i loro figli dovevano essere straordinari, avere
successo sociale ed essere ammirati e invidiati. Dei problemi di
Rosemary non si doveva parlare; selezionandone con cura le apparizioni
pubbliche, bisognava che nulla trasparisse della sua diversità. Il
progetto funzionò finché Rosemary, divenuta una giovane donna di grande
bellezza e di mentalità infantile, non apparve a Joe vulnerabile alle
attenzioni maschili (lui doveva saperne qualcosa). Una relazione
scandalosa, un figlio illegittimo, una malattia venerea avrebbero
distrutto la carriera politica di Joe Jr. e di Jack, cui il padre aveva
delegato le sue aspirazioni. Che fare? Qualcuno suggerì la lobotomia,
una procedura nuova e di reputazione dubbia, contrastata dall’American
Medical Association ma caldamente sostenuta e praticata da due medici di
Washington, Walter Freeman e James Watts, che fornivano un’immagine
posticcia e edulcorata dei suoi effetti. Joe si lasciò convincere e nel
novembre 1941 Rosemary fu sottoposta all’operazione. Anche questo fu un
disastro chirurgico; Rosemary risultò a lungo incapace di camminare e
parlare, ed ebbe bisogno di assistenza continua per tutta la vita. Che,
dal 1949 alla sua morte nel 2005, si svolse in un ospizio del Wisconsin,
dove Joe non andò mai a visitarla e Rose la visitò per la prima volta
negli anni Sessanta. Nel 1972, in un’intervista, Rose dichiarò di non
capire perché Dio le avesse portato via tre figli (Joe Jr., Jack e
Bobby; Kathleen non è menzionata) che tanto potevano fare per l’umanità e
le avesse lasciato una figlia incapace.
Nell’ultimo capitolo di
Rosemary, Kate Larson vuole convincerci (e, forse, convincere sé stessa)
che le sofferenze di Rosemary non furono inutili: che esse
influenzarono leggi varate da Jack e da Ted sul trattamento degli
handicappati e l’opera instancabile compiuta in senso analogo dalla
sorella Eunice, fondatrice (fra l’altro) dei Giochi Olimpici Speciali.
Ma è difficile pensare che un qualsiasi esito edificante possa
riscattare il destino della donna il cui sorriso fiducioso ci accoglie
sulla copertina del libro, vittima sacrificale dei peggiori vizi della
nostra specie: avidità, sessismo, intolleranza e sete di potere.
Kate Clifford Larson, Rosemary: The Hidden Kennedy Daughter , Houghton Mifflin, Boston, pagg. 302, $ 27