martedì 12 gennaio 2016

La Stampa 12.1.16
Bonino: “Dobbiamo decidere cosa dare e cosa pretendere da milioni di immigrati”
“Si parla di muri e di Schengen, non di integrazione”
di Francesca Schianchi

«La violenza sulle donne è storicamente lo sport più praticato al mondo, senza bisogno di stadi e Olimpiadi: dal Ratto delle Sabine in poi, sul corpo delle donne è passato di tutto, dai matrimoni obbligati alle mutilazioni genitali alla violenza domestica», sospira amara Emma Bonino, storica militante radicale ed ex ministro degli Esteri.
E ci è passata pure la notte di Capodanno a Colonia, con 516 denunce di cui il 40% per reati sessuali...
«Non c’è dubbio che attaccare donne, libere per strada la notte, sia un simbolo molto potente, che penso sia stato in qualche modo organizzato. Bisogna aprire un discorso, che però l’Europa non vuole aprire, sull’integrazione».
È sicura? Non si fa che parlare di immigrazione…
«Sì, ma si perde tempo a discutere di muri da alzare, di Schengen sì o no, di presunte invasioni, mentre non si fa un discorso serio sui diritti e i doveri dell’integrazione».
Cioè cosa fare una volta che i migranti sono arrivati?
«Il commissario Ue Moscovici ha spiegato che entro il 2017 arriveranno in Europa altri tre milioni di migranti, nel continente più ricco al mondo di 500 milioni di persone: con questa proporzione, la prospettiva dovrebbe essere un problema da risolvere, non una crisi insostenibile. Non ci sono soluzioni miracolose, niente è facile, ma bisogna cominciare una discussione su cosa dobbiamo dare e cosa dobbiamo pretendere».
Cosa dobbiamo dare e cosa dobbiamo pretendere?
«É chiaro che i rifugiati hanno diritto di protezione, ma, una volta protetti, va fatto capire loro che i diritti umani, compresi quelli delle donne, sono universali. E che nei nostri Paesi valgono per tutti alcune regole di fondo che riguardano la libertà delle persone. Né - sia chiaro - basta invocare le tradizioni per accettare situazioni di aperta violazione dei diritti umani, come le mutilazioni genitali».
Cosa ha contribuito a determinare l’atteggiamento verso le donne a Colonia? Questioni culturali, religiose, o cosa?
«Io penso che sia stato il combinato disposto di due cose: un’interpretazione reazionaria dell’Islam che passa sul corpo delle donne, che si unisce in alcuni Paesi non particolarmente religiosi ma certamente conservatori, a una società patriarcale. D’altra parte, anche il delitto d’onore, abolito in Italia solo nel 1981, non era forse di origine patriarcale?».
Se questa è la miscela esplosiva, quali politiche d’integrazione la possono gestire?
«Insegnare diritti e doveri a tutto campo: la legge italiana, la famiglia, la contraccezione… E, diciamo la verità, un po’ di scuola la potremmo fare anche ai maschi italiani…».
Perché le donne di sinistra hanno esitato a commentare? È il politicamente corretto che non fa attaccare i migranti?
«Mi trovo in Oman, e non saprei dire, ma non trovo tutta questa sinistra a difesa dei migranti. Anzi, leggo con scoramento che il reato di clandestinità, che persino il capo della polizia Pansa sostiene intasi le procure, presumo per ragioni elettorali non verrà abolito».
C’è percezione di insicurezza, dice Renzi, sarebbe un messaggio malinteso dall’opinione pubblica.
«Ma l’opinione pubblica non sarà mai pronta se non la si prepara, se non si affrontano con lei i problemi più spinosi. Ma per quello è necessario essere un leader».