martedì 8 dicembre 2015

La Stampa 8.12.15
Malumore tra i parlamentari Pd per l’esclusione dalla Leopolda
Renzi rivuole lo spirito del 2011: onorevoli e senatori giù dal palco
di Carlo Bertini


Seduto su un divano alla Camera, Emanuele Fiano, responsabile sicurezza del Pd, uno dei possibili candidati alle primarie milanesi, allarga le braccia. «Se vado alla Leopolda e se mi fanno parlare intervengo, ma credo non vogliano far salire sul palco i parlamentari». Ecco, se a questo si somma la decisione di un altro renziano come Ermete Realacci, di partecipare al congresso di Legambiente piuttosto che presenziare alla Leopolda come aveva fatto in tutte le precedenti edizioni, si scorge un senso di straniamento delle truppe parlamentari di fronte all’evento clou del renzismo: che quest’anno sarà celebrato senza dare spazio ai politici di professione. Insomma questa sesta edizione, che Renzi vuole sia nel segno di un ritorno alle origini, quelle del 2011 per intenderci - la seconda dopo quella con Civati - come prima regola ha: fuori i parlamentari del Pd. Che come ovvio non sono felicissimi di esser messi all’angolo, confinati in platea senza diritto di parola. Ma è così: niente più tavoli tematici del venerdì sera, quando molti deputati e senatori sedevano insieme a militanti e cittadini a discutere dei temi di loro competenza, ambiente, sicurezza, cultura, sanità e quant altro. Non ci saranno pare neanche i parlamentari a moderare dal palco come avvenne lo scorso anno. Insomma dopo la chiamata alle armi del «tutti ai banchetti» di sabato scorso, il prossimo week end si gioca un’altra partita.
Niente bandiere Pd
Quindi niente simboli del partito, scelta questa che indigna l’ortodossia di un Bersani che tiene a dire «ovunque ci sono le bandiere Pd io vado». E infatti alla Leopolda non ci è mai andato mentre sabato sarà uno dei testimonial dell’assemblea al teatro Vittoria di Testaccio, dove sono chiamati un migliaio di amministratori e quadri locali per il battesimo del «correntone» della sinistra Pd sotto le insegne di Speranza e Cuperlo. Il quale non si indigna per la Leopolda. «Nel modello di partito che ha in mente lui c’è lo spazio per un canale parallelo di coinvolgimento, ma sarebbe più logico investire nel Pd che è in condizione problematica». Quando l’anno scorso in direzione chiese a Renzi divenuto segretario perché faceva ancora la Leopolda, si sentì rispondere: se venite a sentire vedrete che è un modo di intercettare un pezzo del Paese che le logiche di partito non riescono a intercettare. E così è anche quest’anno.
I due bacini di sostenitori
Per questo tenere fuori i parlamentari ha un senso preciso, quello di dare voce ad altri. Raccontano i big ai piani alti, che i sostenitori del Pd sono raggruppabili in due bacini, non sovrapponibili: quello dei 350 mila e passa iscritti, militanti classici che si cerca di radunare anche quest’anno intorno all’ovile con un faticoso tesseramento; e quello dei finanziatori del due per mille, quel mezzo milione e passa di contribuenti che hanno deciso di sostenere in solido il Pd. «Matteo non rinuncerà mai a questo recinto che è altro dal partito», spiegano i suoi uomini. «Per questo non mette bandiere alla Leopolda, ritiene sia uno spazio fondamentale per il contatto col mondo reale, con la società italiana, con gente che non sarebbe mai entrata in sezione e viene per ascoltare, sono quelli che danno il due per mille, elettori insomma». Non deve stupire che anche quest’anno il premier-segretario dedichi l’evento alle potenziali nuove risorse. «La Leopolda ha aperto il sistema politico italiano, contribuendo a creare e formare una classe dirigente nuova. Sarà molto intrigante cercare adesso di capire cosa fare da grandi. E soprattutto come», dice Renzi. Che metterà molto l’accento sui risultati di governo. La Boschi, cui è appaltata l’organizzazione, non svela le sorprese, ci saranno molti testimonial e mini dibattiti il sabato. Mentre al teatro Vittoria sono invitati anche gli sherpa del renzismo come il vicesegretario Guerini. Due linguaggi e due mondi che si parleranno a distanza.