domenica 29 novembre 2015

Repubblica 29.11.15
Yavuz Baydar, opinionista politico del “Today’s Zaman” e del “Guardian”
“Altri cronisti in cella l’Ue non tratti più con questo regime”
“Non si possono ignorare le violazioni dei diritti umani per negoziare un accordo sulla gestione dei rifugiati”
intervista di Paolo G. Brera


«Mi domando con quale faccia la Ue farà “affari” con questo governo, mentre i diritti umani vengono massacrati », ha twittato ieri da New York il giornalista turco Yavuz Baydar, premio 2014 della
European press
per aver «difeso i valori della libertà di stampa ».
Due giornalisti arrestati per uno scoop chiedono alla Ue di non accettare compromessi su diritti umani e libertà di stampa. Hanno ragione?
«Certo. In Turchia lo spazio per il giornalismo indipendente e libero è praticamente esaurito. Finito. L’oppressione cresce giorno dopo giorno e noi giornalisti critichiamo molto il summit Ue-Turchia (oggi a Bruxelles per la crisi dei profughi,
ndr)
per i suoi contenuti».
Cioè?
«La Ue agisce solo in base ai propri interessi di parte, ossessionata dal ridurre il flusso dei profughi in arrivo dalla Turchia. E ha completamente blindato la Commissione costringendola a ignorare il peggioramento dei diritti umani e la riduzione delle libertà in Turchia, partner nei negoziati per l’adesione. La Ue agisce, e deve agire, sulla base dei criteri di Copenaghen (il primo dei quali prevede, per chi chiede l’adesione, istituzioni stabili che garantiscano democrazia, stato di diritto e rispetto dei diritti dell’uomo e delle minoranze, ndr); ma nella situazione attuale è fortemente opinabile che la Turchia rispetti ancora quei criteri».
Trattare sui profughi è sbagliato?
«Al di là dei contenuti del vertice, per i giornalisti sarà una farsa, una commedia che rischia di mettere da parte tutti i principi della Commissione. La lettera dal carcere di Can Dundar ed Erdem Gul rende lampante che la Ue deve porre un sine qua non al governo turco per continuare il dialogo e raggiungere un accordo sui rifugiati. Non puoi semplicemente ignorare i criteri di Copenaghen perché vuoi ridurre il flusso dei rifugiati: è la linea sognata da Angela Merkel ma non è altro che interesse della Germania».
Gli arresti dei giornalisti non sono consuetudine, con Erdogan leader?
«Quello che è successo è simbolico,
Cumhuriyet è un giornale indipendente come la Repubblica e ha testimoniato l’apparente fornitura di armi a jihadisti in Siria. L’accusa di spionaggio equivale a dichiarare il giornalismo un crimine. I due giornalisti rischiano l’ergastolo. È un modo nuovo, molto grave, di punire il giornalismo».
Cosa cambia rispetto al passato?
«Ci sono 23 giornalisti già detenuti per lesa maestà, ma l’accusa era di insultare il presidente: qui siamo di fronte a qualcosa di ben diverso. E a marzo un altro giornalista, Mehmet Baransu, è stato arrestato con accuse simili: spionaggio per aver acquisito segreti di Stato. È in carcere senza processo da nove mesi. Tre giornalisti investigativi arrestati segnano il peggioramento della situazione, e anche due direttori di un settimanale sono in carcere per incitamento alla ribellione armata. Il governo sta alzando la posta contro il giornalismo».
Perché proprio ora? Teme emerga un legame con l’Is?
«È parte della questione. In generale non vuole una stampa indipendente e libera. Vuole controllare il flusso delle notizie e l’informazione come fanno le potenze dell’Asia centrale, come Turkmenistan e Azerbaijan. Vuole elevare un muro tra la verità e il popolo, senza dover rendere conto degli abusi di potere e delle malefatte».
Come l’oppressione dei curdi?
«L’espressione del dissenso è in reale pericolo. L’uccisione di Tahir Elci, eminente avvocato difensore dei diritti umani, significa che è in corso un’escalation molto grave».