venerdì 13 novembre 2015

La Stampa 13.11.15
Renzi dribbla il caso De Luca
Il premier vuole prima capire se il governatore è parte lesa
Ma cresce l’imbarazzo nel Pd
di Fabio Martini


Nell’antica Sacra Infermeria dei Cavalieri di Malta - uno splendido, disadorno, lunghissimo salone di 160 metri di pietra gialla - hanno steso un tappeto rosso per accogliere i capi di Stato europei ed africani ed è qui che Matteo Renzi concede ai giornalisti qualche battuta. In piedi, risponde alle prime due domande di politica internazionale e poi senza aspettare la terza, si congeda e se ne va. Ha capito che sta arrivando la domanda «sgradita»? Ha intuìto bene: mentre Renzi si allontana l’inviato del Tg de «La7» a voce alta gli chiede: «Presidente, possiamo chiederle di De Luca?». Renzi, oramai lontano, sente e si volta: «A Malta?». Per una volta Matteo Renzi si è appellato alla «clausola dell’extraterritorialità» (all’estero non si parla di politica italiana), una ipocrisia alla quale tutti i capi di governo si sono richiamati nel passato per non rispondere a domande scomode.
Renzi, sinora questa ipocrisia non l’ha mai cavalcata e a Malta ne ha fatto una modica quantità: su De Luca non ha voluto dire nulla di impegnativo. Un silenzio che durerà fino a quando la vicenda non si sarà chiarita nei suoi snodi essenziali. Renzi ha capito che in queste ore il governatore De Luca si trova su un piano inclinato e dunque una presa di posizione di Palazzo Chigi può modificare sostanzialmente il quadro, in un senso o nell’altro. Il presidente del Consiglio non parla, aspetta di capire se De Luca sia o no parte lesa, ma alla luce delle ultime rivelazioni, si è fatto l’idea che se non si saranno ulteriori novità, questa non è una vicenda da allarme rosso. Anzi, una volta superata l’emergenza giudiziaria, il governatore della Campania dovrebbe «accelerare» nella realizzazione del suo programma, da Bagnoli agli altri impegni più significativi. È lo stesso auspicio che Renzi espresse nei confronti di Ignazio Marino: se sa, governi bene Roma. Stavolta si può esser certi che l’auspicio è del tutto sincero. Renzi spera che la crisi-De Luca si spenga il prima possibile per almeno due ragioni. La prima è che per Renzi sarebbe un peso aggiungere la Campania all’elenco di Comuni chiamati al voto nella prossima primavera, alcuni dei quali (Roma, Napoli, ma anche Torino e Milano) dall’esito incerto. La seconda ragione è quella che segnala Renato Brunetta: «Renzi, pur di vincere in Campania, ha candidato una persona che sapeva sarebbe stata sospesa per effetto della legge Severino». E questo è sicuramente un anello debole della storia: Renzi, a suo tempo, si fidò dei suoi emissari napoletani («Le Primarie le vince Cozzolino») e poi quando il risultato premiò De Luca, pur di migliorare lo «score» del Pd alle Regionali, non disse una sola parola che suonasse dubbiosa nei confronti di un esponente del Pd che sfidava apertamente una legge dello Stato. Ma intanto non sfugge a Renzi il rumor di fronda che si muove nel Pd sulla vicenda De Luca. Il presidente del partito Matteo Orfini definisce «oscura la vicenda», il ministro della Giustizia Andrea Orlando, che contende proprio a Orfini la guida dell’area dei «Giovani turchi», esprime un distinguo: «In Campania avrei sostenuto un altro candidato, ma De Luca ha vinto le primarie ed è portatore di un buon governo». Distinguo che a palazzo Chigi collegano a vicende campane: De Luca non ha concesso nulla ai «turchi campani». Stesso, minimo scarto per il Governatore della Regione Toscana Enrico Rossi: «Se De Luca sapeva avrebbe dovuto denunciare», ma «al posto suo non mi dimetterei». In vista delle «pagelle» della Commissione europea sulla legge di Stabilità (previste il 17), Renzi si vedrà con Juncker domenica al G20 in Turchia e insieme concorderanno una successiva visita a Roma del presidente del «governo» Ue.