mercoledì 4 novembre 2015

il manifesto 4.11.15
Renzi alla nuova sinistra: «Chi vuole andare, lo faccia»
Democrack. Da martedì in aula il nuovo gruppo, in tre oggi lasciano il Pd. Sabato a Roma la presentazione, ci sarà Cofferati. Poi le assemblee nelle città. Scotto: «Apriamo una saracinesca». In attesa di altri dem
di Daniela Preziosi


Il nuovo gruppo parlamentare della sinistra italiana si è guadagnato anche il «lancio» di Matteo Renzi. Ieri, da una delle tante anticipazioni just in time del nuovo libro di Bruno Vespa (si intitola Donne d’Italia ma fin qui a far notizia sono le dichiarazioni di un solo uomo, il presidente del consiglio) il premier ostentava indifferenza verso i nuovi abbandoni annunciati nel Pd: «Chi va a raggiungere Landini, Camusso, Vendola, Fassina faccia pure. Io non seguo la logica del vecchio Pci: mai nemici a sinistra. Se si vuole militare in una sinistra di testimonianza, d’accordo. Ma, con questa sinistra, certo non si può governare».
Nessuna alleanza a sinistra, dunque. Non è una novità. Eppure il presidente-segretario dovrebbe informarne anche i suoi dirigenti romani, a partire dal commissario Matteo Orfini, impegnati a tentare di ricucire lo strappo dell’alleanza dopo il terremoto Marino. E a proporre nuove versioni di centrosinistra, magari senza simboli di partito.
Intanto oggi a Montecitorio andranno in scena altri tre addii al Pd. sono i già bersanianissimi Alfredo D’Attorre e Vincenzo Folino e il politologo bolognese Carlo Galli. I tre, contrari alla legge di stabilità e da mesi in grande sofferenza, firmeranno un documento comune che però circolerà nelle email dei deputati della minoranza Pd. C’è chi assicura che la vena del braccio sinistro del partito non è ancora chiusa e che entro l’anno altri usciranno. Per andarsi a sedere non già nel gruppo misto ma nel nuovo gruppo della sinistra. Che sabato 7 novembre sarà presentato a Roma al teatro Quirino, alla presenza di un ex Pd doc come l’europarlamentare Sergio Cofferati (ma ci saranno anche rappresentanti dell’Arci, della Cgil, dei movimenti della scuola, dei lavoratori contro il jobs act e dei comitati contro la riforma costituzionale). Ieri Sel ha votato le necessarie modifiche allo statuto e già da martedì 10 il nuovo gruppo si presenterà al battesimo dell’aula con un altro nome e una nuova formazione a 31: ai 25 di Sel si uniranno i tre che lasciano oggi; poi dal misto arriverà Stefano Fassina, Monica Gregori e anche Claudio Fava: aveva lasciato il partito di Vendola esattamente un anno fa insieme a Gennaro Migliore &Co. Ma la compagnia poi aveva rapidamente traslocato nei banchi del Pd. E Fava era rimasto al misto, e ancora all’opposizione. Ora torna a sedersi alla sinistra dell’emiciclo.
«Con il nuovo gruppo apriamo una saracinesca, uno spazio a disposizione di chi vorrà», spiega Arturo Scotto, presidente dei deputati di Sel. «Non sarà un luogo di testimonianza, come spera Renzi, ma di iniziativa, contro le leggi del governo e soprattutto in connessione con le domande di politiche di sinistra alle quali fin qui non abbiamo saputo dare una risposta». Non «un’operazione di palazzo», giura Scotto, ma un «terminale sociale»: è la definizione coniata qualche giorno fa da Stefano Rodotà su Repubblica per indicare un programma proprio per il gruppo parlamentare in gestazione: «Nel momento in cui si cerca di allargare l’orizzonte politico», ha scritto, «non basta il ricorso intelligente a tutti gli strumenti parlamentari disponibili, che possono incontrare resistenze difficilmente superabili. Per batterle, è indispensabile che i gruppi parlamentari siano un vero “terminale sociale”, per creare sui singoli temi quella pressione collettiva essenziale per superare gli ostacoli». Un’apertura di credito confortante per i vendoliani, forse persino un segnale di dialogo dopo le infinite polemiche a sinistra, alcune proprio con il giurista: dalle scelte dell’europarlamentare Barbara Spinelli fino alla nascita della Coalizione sociale di Maurizio Landini, in polemica con i partiti della sinistra.
Intanto dalla prossima settimana il nuovo gruppo sarà ’presentato’ nelle principali città italiane. E sarà qui che incrocerà il già avviato cammino unitario della ’cosa rossa’ nei territori dove si giocherà la partita cruciale della primavera: cruciale sia per il nuovo soggetto di sinistra in fase di start up, sia per il partito della nazione di Renzi in fase di rodaggio.
In tutta Italia in questi giorni si producono fatti nuovi. Ieri a Bologna si è consumato il divorzio definitivo fra Sel e Pd. A Torino la sinistra sta decidendo di abbandonare il sindaco Fassino e inaugurare una ’coalizione politico-sociale’ con movimenti e lavoratori.
E poi c’è la Capitale del post ’Marino’. In queste ore nella Roma di sinistra circola il nome di Stefano Fassina, già campione di preferenze nelle parlamentarie del Pd nel 2012 dove ha raccolto quasi 12mila voti. Lui per ora non esclude l’idea. Ma appunto, per ora non è più che un’idea, anche se già agita i sonni del Pd. «Il centrosinistra è morto», spiega il coordinatore romano di Sel Paolo Cento, «l’obiettivo oggi è costruire un campo allargato della sinistra democratica, su basi e interpreti nuovi. Se vogliamo avere una chance di vittoria dobbiamo costruire un campo che vada da Fassina, a Possibile e Civati, da Fabrizio Barca a quella parte del Pd scossa dalla vicenda di Mafia Capitale e dall’imbarazzante conclusione della consiliatura». Fassina «è una delle ipotesi. E se Marino vorrà dire la sua per noi resta un interlocutore».