mercoledì 14 ottobre 2015

Repubblica 14.10.15
Rossella Orlandi, direttore dell’Agenzia delle Entrate spiazzata: con il cash sale il sommerso
Addio al piano moneta elettronica Orlandi: “Il nero è già il 17% del Pil”
“La gestione del contante costa moltissimo all’Italia: 8 miliardi l’anno, di cui la metà a carico del sistema bancario”
intervista di Valentina Conte


ROMA.«Sono maturi i tempi per l’utilizzo della moneta elettronica. Incrementarla ha un impatto positivo sulla riduzione del sommerso e sull’evasione fiscale, oltre che sul costo di gestione del contante che è di 4 miliardi l’anno per il settore bancario e 8 miliardi l’anno per il sistema Paese». Parole precise e nette di Rossella Orlandi, direttore dell’Agenzia delle Entrate, pronunciate giusto un anno fa dinanzi alla commissione parlamentare di Vigilanza sull’anagrafe tributaria. «L’economia sommersa vale tra 255 e 275 miliardi e dunque tra il 16,3 e il 17,5% del Pil, sono dati preoccupanti», aggiungeva la Orlandi. «Il contante, in quanto mezzo anonimo e non tracciabile, alimenta le possibilità di sviluppare economia sommersa, di conseguenza la riduzione del contante rappresenta una delle chiavi per la lotta all’evasione». Più chiaro di così.
Eppure il governo Renzi triplicherà la soglia per il cash dal 2016. In un paese in cui l’82% delle transazioni e il 67% del loro valore si muove ancora sulla carta frusciante e in cui l’alfabetizzazione digitale e finanziaria stenta, ma cresce piano e andrebbe incoraggiata. «C’è resistenza», diceva la Orlandi. «Negli ultimi anni non abbiamo incrementato i sistemi di pagamento elettronico, mentre tutti gli altri paesi sì». Ricordando pure che i cittadini non traggono benefici dall’aumento della tracciabilità, «con poche eccezioni», e quindi non sono stimolati a strisciare carte e bancomat. O, in un futuro vicino, lo smartphone. L’eccezione sono i lavori in casa per ristrutturare o efficientare. I bonus generosi a loro abbinati, che scattano solo dietro bonifico parlante, hanno portato all’emersione di una base imponibile di tutto rispetto: 28 miliardi nel 2013, altri 28 miliardi e mezzo nel 2014, 24 miliardi previsti per quest’anno. La tracciabilità incentivata paga.
Perché allora la decisione del governo? Perché rinunciare «a una delle chiavi per la lotta all’evasione», al “pagare tutti per pagare meno”? «Servirà a dare una spinta ai consumi e sarà comunque tutto tracciato», si giustifica Renzi. «È ovvio che quanto più bassa è la soglia dell’uso contante, tanto più compli- cate sono le forme dell’evasione», ragiona Vincenzo Visco, ex ministro delle Finanze e del Tesoro. «Io l’avevo fissata a 100 euro quando ero nel governo Prodi e la porterei ora a 500 euro, il taglio massimo dell’euro. Ma il punto non è tanto il ruolo anti-evasione del tetto di tracciabilità, quanto per l’Italia il pericolo di riciclaggio. È da irresponsabili scherzare su queste cose, trovo questa decisione estremamente preoccupante ».
Molti invece esultano. Politicamente Ncd, Area Popolare e Scelta Civica, su tutti. Poi le categorie: Confesercenti, Confcommercio, Codacons, Federalberghi, Federgioco («consentirà ai nostri casinò di allinearsi con le case da gioco estero»), Federturismo («un segnale forte») e Confturismo. Invocano invece un ritorno allegro a evasione, riciclaggio, nero e sommerso sindacati e minoranza Pd. E gli italiani come la pensano? Secondo un’indagine Isfol Plus, condotta da Emiliano Mandrone, il 60% dei cittadini è disponibile ad abbandonare il contante, con un picco tra lavoratori dipendenti, laureati, benestanti, attivi socialmente e culturalmente. Anche Bankitalia, in diversi papers, sottolinea un legame indiscutibile tra cash ed economia sommersa. Tesi da sempre condivisa dal ministro Padoan che neanche dieci giorni fa esultava da Lussemburgo per l’accordo europeo sullo scambio automatico di informazioni: «Ci sono le basi per un forte recupero dell’evasione, di lotta all’elusione ». Nel mirino le multinazionali che lucrano vantaggi spostando sedi fiscali. E in Italia? Si alza la soglia.