domenica 11 ottobre 2015

Repubblica 11.10.15
Lizzie Doron
“Fermiamo i fanatici o non saremo più liberi”
intervista di Alesandra Baduel


«Qui nessuno è libero, non i miei amici palestinesi che non hanno documenti, non io che stasera se uscissi in strada qui a Tel Aviv avrei paura. Ma per cambiare questa situazione, bisogna che tutti abbandonino i grandi sogni e pensino alla vita, quella di ogni giorno». La scrittrice Lizzie Doron, figlia di sopravvissuti all’Olocausto, è nata a Tel Aviv è nata e nei suoi libri racconta il mondo che vive. L’ultimo, pubblicato in Germania con il titolo “Chi diavolo è Kafka?” (in Italia sarà tradotto per Giuntina) è sulla difficile amicizia con un professore palestinese di video e fotografia. «In Israele», precisa, «il mio editore non ha voluto pubblicarlo».
Cosa pensa di queste giornate di violenza?
«È il caos. La sensazione è che non ci sia via d’uscita: troppe divisioni. E la motivazione religiosa, i fanatici, i fondamentalisti, che sono il centro del problema. Bisognerebbe smettere di avere grandi sogni, tutto per gli ebrei o tutto per i musulmani. Vorrei tanto che si arrivasse a pensare praticamente cosa può cambiare la vita di tutti, e lavorare su quello».
E i giovani palestinesi in strada?
«Non accetto l’uso del coltello, ma capisco che sono disperati: fra occupazione dei coloni e corruzione del loro governo, fanno una vita terribile. Ora poi il resto del mondo ha altro da pensare, si sentono anche soli».
Ma da qualche giorno all’Onu c’è la bandiera palestinese: non è un segnale?
«Uno dei miei amici palestinesi ha commentato: “Mi danno un ospedale migliore? Un lavoro, una scuola e un futuro migliori per i miei figli?”».
Come vive ora in Israele?
«Con l’idea che posso solo continuare da figlia di sopravissuti all’Olocausto e persona che non ha sentimenti per il sacro ma per le altre persone. Per questo libro sono andata per anni una volta a settimana da una famiglia palestinese a Silwan. Avevo paura dei palestinesi dell’area, poi ho scoperto che i miei nemici erano gli ultraortodossi: mi tiravano pietre, per loro ero una traditrice. A me però importa spiegare che con il professore palestinese ci sono idee politiche simili, ma idee molto diverse sulle tradizioni e le abitudini. Per esempio su Kafka e il Corano».