mercoledì 7 ottobre 2015

Corriere 7.10.15
La Ue deve sconfiggere il rischio disintegrazione
di Antonio Ferrari


Bisogna rilanciare l’integrazione politica dell’Europa: lo dicono in tanti ed è giusto. I problemi attuali — dall’ immigrazione clandestina ai rifugiati, dalla moneta unica alla libertà di movimento, all’intangibilità delle frontiere — sono interconnessi, toccano aspetti fondamentali dell’Ue, non riescono a trovare un punto di equilibrio fra posizioni nazionali e interesse comune. La solidarietà è il cemento essenziale della costruzione europea, ma non può essere esercitata a tratti e richiede, per essere efficace, un sostrato politico forte e condiviso. Ma esiste, questo sostrato?
Diversamente dalla metà occidentale, dove è stato possibile ridefinire un rapporto fra identità nazionale ed eredità del passato, nell’altra metà d’Europa la dominazione sovietica ha cancellato per un quarantennio il tema dell’identità e — caduto il Muro — il discorso è ripartito da dove era rimasto allora, con le sue ferite aperte e i suoi fantasmi. Per questi Paesi, «entrare in Europa» ha voluto dire soprattutto garanzia del passaggio all’Occidente e all’economia di mercato: sulla dimensione politica dell’Unione c’è stato un dialogo fra sordi fra chi alla via sovranazionale continuava a puntare e chi dell’idea di nazione intendeva riappropriarsi, prima di poterla ridiscutere. Con i risultati che vediamo: Orbán: è un macrofenomeno, ma le pulsioni che rappresenta sono forti anche altrove. Stupirsene vorrebbe dire ignorare la storia recente: la loro idea dell’Ue si basa su una logica di scambio e non di visione politica comune e tale resterà a lungo: prenderne atto permetterebbe di fare maggiore chiarezza su cosa si intenda per solidarietà, che si tratti di rifugiati, di Grecia o di Ucraina.
Nelle intenzioni dei suoi ideatori, l’euro avrebbe dovuto diventare lo strumento di governo dell’integrazione politica del vecchio continente. La crisi greca ha posto fine alle ambizioni dimostrando che una simile volontà non esiste. Monetaristi e keynesiani, Europa luterana e mediterranea: ciascuna posizione contiene elementi di validità, che dovrebbero essere governate grazie alla capacità dell’Ue di operare una sintesi, legittima, fra esigenze diverse. Cosa che non è avvenuta: il tutto è stato affrontato sul piano dei rapporti di forza da chi aveva il potere per imporre una soluzione che mettesse una toppa instabile fra rigore e crescita, senza cercare di risolvere il problema. Non basta il «Piano Juncker»: in mancanza di un salto di qualità, parlare di solidarietà appare ancora una volta velleitario. Gli egoismi miopi di scandinavi, polacchi o olandesi diventano comprensibili, così come il nostro rifiuto di prenderne in considerazione gli argomenti; in questo modo, l’euro non dura.
L’Ue rischia davvero di disgregarsi: alla sommatoria delle tensioni incrociate si aggiunge lo spettro di un Brexit , che potrebbe innescare un processo difficilmente arginabile di fuga. Per chi pensa all’Europa come a un dato irreversibile l’ipotesi può sembrare surreale: eppure la storia è piena di unioni di stati che non hanno superato il capo dei cinquant’anni. L’alternativa è fra l’irrilevanza e una trasformazione che dovrà passare da una rivisitazione in profondità dell’impianto dei Trattati dell’Ue. Riconoscendo che non esiste più un’unica idea di «unione più stretta», bensì diverse ipotesi di collaborazione/integrazione all’interno di un quadro di riferimento europeo i cui principi — diritti fondamentali, democrazia, mercato — andranno ribaditi.
Nel momento in cui, uscendo da una lunga ambiguità, la Germania ne ha assunto il ruolo di leader incontrastato, il baricentro politico dell’Europa si è spostato. L’asse Parigi-Berlino si va facendo residuale, non si vedono contrappesi validi all’orizzonte e il timore di uno strapotere tedesco cova dietro l’angolo. Eppure è alla Germania che toccherà guidare il cambiamento. La vocazione europea di Angela Merkel è sincera; perché possa continuare a dispiegarsi, è però necessario che continui ad esistere l’Unione Europea…