martedì 14 luglio 2015

Repubblica 14.7.15
Lo scacco in tre mosse preparato da Varoufakis “Ma Alexis ha ceduto”
La polemica. L’ex ministro ellenico contesta la strategia del premier e spiega la sua: avremmo dovuto rendere la Grexit una minaccia reale per ottenere di più
di Matteo Pucciarelli


ATENE. «Il piano B c’era, ma Alexis Tsipras ha preferito prendere un’altra strada». Erano in pochi ad aspettarsi il low profile da Yanis Varoufakis dopo le sue dimissioni da ministro delle Finanze, ma per ritrovarselo come contraltare dello stesso premier dentro Syriza si pensava ci volesse un po’ di più.
In una intervista a New Statesman , Varoufakis ha spiegato come si è consumata la frattura tra lui e Tsipras. È la notte della vittoria – inaspettata con quelle proporzione - del “no” al referendum, e l’allora ministro illustra il suo piano. Che è di attacco. Cioè mettere in atto tre misure shock per fare pressione sui partner europei. Una specie di Grexit in prova, così da convincere i creditori a tornare al tavolo: «Solo rendendo la Grexit possibile avremmo potuto negoziare un accordo migliore». Opzione non condivisa da Tsipras e dal grosso del Consiglio dei ministri. Anche se, paradossalmente, utilizzata sul versante opposto da Wolgang Schäuble pochi giorni dopo.
Queste le tre misure sconfitte 4 a 2 dal gabinetto di Syriza: emettere i cosiddetti Iou (promesse di pagamento, l’equivalente di buoni di credito, ndr), tagliare il rimborso dei bond detenuti dalla Bce, riprendere controllo della Banca di Grecia sottraendolo a quello della Bce.
«Quella notte – ha sottolineato l’ex ministro - è stato deciso che il fragoroso “no” del popolo greco non sarebbe stato la spinta decisiva per il mio piano, ma anzi avrebbe dovuto condurre ulteriori concessioni: l’incontro con gli altri leader politici in cui il nostro primo ministro ha accettato il fatto che qualsiasi fosse stata la posizione dei creditori, lui non li avrebbe sfidati. Ciò avrebbe significato cedere, smette di negoziare ».
Secondo Varoufakis «dobbiamo smettere di prendere nuovi prestiti fingendo così di risolvere il problema, quando anzi abbiamo reso ancora meno sostenibile quello che abbiamo, con ulteriori misure di austerità. Che verranno pagate come sempre dalle fasce più deboli». Mentre la paura di Tsipras «è stata quella di non avere il know how tecnico per gestire la fuoriuscita dall’unione monetaria».
Insomma, le dimissioni quella notte sono maturate così. Del resto tre giorni prima del referendum Varoufakis era andato da Bloomberg a dire che piuttosto che firmare un accordo in stile memorandum come quello proposto da Jean Claude Juncker si sarebbe fatto tagliare un braccio. Non poteva di certo essere lui a gestire la fase successiva. Dove alla fine è arrivato un accordo ancor più pesante.
Politicamente le rumorose prese di posizione dell’ex ministro rischiano di farlo diventare il capo della fronda interna a Syriza, partito ormai a rischio scissione. Già venerdì scorso Varoufakis per “motivi familiari” non si era presentato al voto in Parlamento e si era ritirato nella sua casa al mare, segnale quanto mai indicativo del suo disagio. Adesso la rivelazione sul piano B, come implicita certificazione del fallimento negoziale di Tsipras. E ieri sera ancora un attacco dell’ex ministro: «L’accordo raggiunto a Bruxelles è un nuovo trattato di Versailles, questa è la politica dell’umiliazione ».
Il premier in patria non ha veri rivali, né a destra né a sinistra. A meno che non se lo ritrovi in casa propria: e il politico-economista Varoufakis, di stare ai margini, non sembra averne molta voglia.