mercoledì 8 luglio 2015

La Stampa 8.7.15
Il Fondo monetario: allarme Italia, ripresa debole e rischio di contagio
L’Fmi conferma però il ritorno alla crescita del Pil e giudica sostenibili i conti pubblici Monito a sorpresa agli Stati Uniti: “Da riformare il Fisco, le pensioni e la sanità”
di Luigi Grassia


L’economia italiana sta emergendo pian piano dalla recessione, ma la ripresa è fragile e rischia di essere penalizzata dalla crisi greca, che con i suoi effetti sistemici può indebolire la domanda internazionale e creare tensioni sullo spread. Scrive il Fondo monetario internazionale che «se non vengono combattuti con energia, gli avversi sviluppi in Grecia potrebbero avere un sostanziale impatto sull’Italia, tramite gli effetti sulla fiducia, anche se l’esposizione diretta è limitata, e limitati sono anche i rischi di contagio a breve termine».
Questa è la parte più problematica del rapporto del Fondo. Ma l’allarme è depotenziato dal fatto che per l’Fmi «il debito pubblico italiano è sostenibile e toccherà il 133,3% del Pil nel 2015, per poi calare al 132,1% nel 2016». Comunque il Fondo segnala che un debito sopra al 130% «è un importante fattore di vulnerabilità», perché espone il Paese ai cambi di fiducia del mercato e «limita lo spazio di manovra dei conti pubblici».
In parole povere: siamo condannati ai tagli di spesa, e a questo prezzo non avremo sorprese dallo spread e dai tassi di interesse, che invece ricomincerebbero a correre se il rigore venisse allentato. Il Fondo la vede così.
L’Fmi corregge di poco al rialzo le stime del deficit pubblico, che corrisponderà al 2,7% del Pil quest’anno e al 2,1% il prossimo. comunque ben al di sotto del 3% imposto dagli euro-trattati. Ci scuserà il Fondo se molti italiani sono scettici nel vedere il deficit allo 0,2% del Pil, sia pure nel lontano 2020.
La notizia migliore è che l’Italia torna a crescere: per quest’anno si prevede un Pil in crescita dello 0,7% e nel 2016 dell’1,2%. Con la riserva che la crisi greca rischia di limare qualche decimale.
Purtroppo quella dell’Italia si conferma una ripresa economica che fatica a produrre posti di lavoro. Il tasso di disoccupazione scenderà, ma molto lentamente. Sarà del 12,5% nel 2015 e del 12,2% nel 2016 ma ancora nel 2020 sfiorerà l’11%. L’Fmi osserva che con la crisi «le disuguaglianze dei redditi e il rischio di povertà sono aumentati» e raddrizzare la situazione richiederà molti anni.
Come fare? La ricetta del Fondo monetario è la solita: fare le riforme. «Le prospettive di medio termine dell’Italia» si legge nel rapporto «sono frenate dai colli di bottiglia strutturali. Ma per l’Italia si è aperta una finestra di opportunità per portare avanti le riforme in grado di riaccendere la crescita».
Una nota curiosa è che l’Fmi pungola non solo l’Italia e l’Europa ma anche l’America. Scrive infatti che le finanze pubbliche degli Stati Uniti «sono su un sentiero insostenibile», perciò servono con urgenza «una riforma del fisco, una delle pensioni e un taglio ai costi della sanità». Insomma l’America viene bacchettata dal Fondo come un’Italietta qualsiasi.