sabato 4 luglio 2015

La Stampa 4.7.15
Indagato Diana l’ex senatore Pd anti-camorra
di Guido Ruotolo


«Personalità doppiamente trasgressiva. L’indagato non solo non dimostra remore a commettere reati anche gravi, ma agisce sotto l’egida di un difensore della legalità». Lorenzo Diana arrivava sempre con la scorta. Quando si sparava a Gomorra, o venivano arrestati i boss, era un punto di riferimento per il mondo dell’informazione. Militante del Pci-Pds-Pd di uno dei paesi a più alto tasso camorristico, San Cipriano d’Aversa, è stato deputato e senatore.
Ora è indagato per concorso esterno in associazione camorristica ed ha avuto la misura del divieto di dimora in Campania per avere convinto un sostituto procuratore federale, Manolo Iengo, a procurare una falsa attestazione che il figlio Daniele Diana era stato dirigente o collaboratore di una squadra di calcio di serie D per poter consentire al ragazzo di accedere a corsi Figc per dirigente sportivo. Questo in cambio di consulenze legali. È Diana che ha garantito a un colosso delle cooperative rosse, Cpl Concordia, di ottenere i lavori di metanizzazione in sette comuni del Casertano. E un pezzo di gruppo dirigente della Concordia Cpl ora è finito in carcere accusato di aver favorito i Casalesi.
C’è una intercettazione tra Lorenzo Diana e l’ex presidente della Concordia, Roberto Casari, all’indomani (28 febbraio scorso) dell’avviso di garanzia notificato a Casari per concorso esterno in associazione camorristica, molto significativa. Casari ricorda i suoi dubbi ad imbarcarsi nell’appalto per la metanizzazione: «Ricordi? Quando ce l’hai chiesto noi ci siamo andati, abbiamo cercato di fare le cose fatte bene. Avevo delle preoccupazioni, delle perplessità, dopo fai lavorare la gente del posto e amen. Insomma mica non facciamo.. perché è un ambiente camorristico. Non so, hai capito?». Succede a Gomorra nel tempo in cui regnavano i Casalesi, che eserciti di imprenditori facevano la fila per farsi garantire dai boss. Ed è uno di questi imprenditori, Antonio Piccolo, espressione diretta di Michele Zagaria, alla fine degli anni Novanta, ad agganciare la coop modenese per spartirsi la torta. In realtà, secondo l’accusa, l’allora presidente della Concordia, Roberta Casari, era ben consapevole che i suoi interlocutori fossero i Casalesi.
Mette a verbale il pentito Antonio Iovine (che è il principale accusatore della coop concordia e di Lorenzo Diana) : «Tutto avvenne all’insegne e sulla base di un accordo e con una metodologia in cui non ci fu necessità né di violenza né di minacce, neppure indirette. Si trattò cioè di una intesa raggiunta attorno a una sorta di tavolo al quale si sedettero Concordia, Antonio Piccolo e la criminalità organizzata casalese». Conferma un dipendente della Coop rossa, Giulio Lancia: «Non sono stato io a sedermi al tavolo con Antonio Piccolo ma i vertici della Cpl. Piccolo conosceva bene il Casari».