giovedì 9 luglio 2015

Il Sole 9.7.15
Scuola a un passo dalla legge
Oggi l’approvazione definitiva in Parlamento
Che cosa cambia
di Claudio Tucci


Un piano straordinario di stabilizzazione di oltre 100mila docenti precari, di cui poco più di 36mila saranno immessi in ruolo entro metà agosto. L’introduzione di primi elementi di valutazione degli insegnanti, con 200 milioni di euro, dal 2016, che saranno assegnati ai professori meritevoli (secondo criteri elaborati da un comitato di valutazione composto da docenti, rappresentanti di genitori e studenti, e anche da un membro esterno). Il rafforzamento del rapporto scuola-lavoro, con le ore di alternanza che salgono ad almeno 400 negli ultimi tre anni degli istituti tecnici e professionali (almeno 200 ore nei licei); la possibilità per gli studenti di scegliere materie opzionali; e un ridisegno dei poteri dei presidi, con l’arrivo (ma dall’anno scolastico 2016-2017) della “chiamata diretta” dei docenti dell’autonomia che serviranno per potenziare l’offerta didattica.
Sono queste le principali novità contenute nella riforma Renzi-Giannini che oggi, salvo sorprese dell’ultima ora, verrà approvata definitivamente dal Parlamento, diventando così legge. Ieri l’aula della Camera ha respinto tutti gli emendamenti presentati dalle opposizioni (circa 150); non sono mancati momenti di tensione e proteste di Sel e M5S fortemente critici sul Ddl; e Fratelli d’Italia, con Giorgia Meloni, si è detta pronta a sostenere un eventuale referendum abrogativo della riforma. Conferma un no, tiepido, Forza Italia: «Questo Ddl contiene tante criticità, ma anche alcune battaglie che portiamo avanti da sempre, come la chiamata diretta dei docenti da parte del dirigente scolastico, il ruolo rafforzato proprio dei presidi, l’assunzione solo per concorso, la valutazione», ha evidenziato la responsabile Scuola, Elena Centemero.
Per il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, la riforma «serve a dare un sistema educativo migliore al Paese, e investe risorse qualificate nel mondo della scuola dopo anni di trascuratezza». La titolare del dicastero di viale Trastevere ha poi ribadito le modalità con cui si procederà all’attuazione del piano assunzionale dei docenti precari, che resta il piatto forte del provvedimento: «Circa 48 mila insegnanti - ha spiegato Giannini - andranno a coprire i posti vacanti e disponibili, gli altri saranno inseriti all’interno del potenziamento» e saranno quindi immessi in ruolo nel corso dell’anno scolastico 2015-2016. Le prime assunzioni interesseranno circa 36mila precari, per i quali ieri il ministero dell’Economia ha dato il via libera (il Miur pensa di procedere a queste nomine per metà agosto). Altri 11mila precari saranno stabilizzati a settembre; poi, toccherà ai restanti 55mila nuovi ingressi, legati alla nascita dell’organico dell’autonomia (che decollerà però dall’anno scolastico successivo). Il maxi-piano assunzionale costa a regime poco più di 2 miliardi di euro, che verranno coperti con i 3 miliardi l’anno, dal 2016, stanziati con la legge di Stabilità 2015.
Un’altra novità del Ddl è l’incremento di 123,9 milioni nel 2016, e di 126 milioni annui dal 2017 al 2021, del fondo per il funzionamento delle scuole; risorse che, per una prima parte, arriveranno agli istituti entro settembre. Si istituisce poi il curriculum dello studente, di cui si terrà conto all’esame di Stato, che, oltre a documentare il percorso didattico, attesterà anche lo svolgimento di esperienze formative in ambito extrascolastico. Il Miur adotterà un piano nazionale per rilanciare la digitalizzazione delle scuole e per implementare i laboratori territoriali per l’occupabilità (si stanziano 90 milioni); ed entro il 1° dicembre il ministero di Viale Trastevere dovrà bandire un nuovo concorso per circa 60mila posti (avranno un maggior punteggio gli abilitati Tfa e Pas, i percorsi speciali per chi ha oltre 36 mesi di servizio).
Sempre in tema di 36 mesi, il Ddl sposta al 1° settembre 2016 il divieto di stipulare contratti a tempo determinato superiori a tre anni, anche non continuativi (si vuole rispondere in questo modo ai rilievi Ue sull’abuso nella reiterazione dei contratti a tempo nella scuola). Si apre poi al legame con i privati, introducendo uno “school bonus” per le erogazioni liberali a favore dell’istruzione (il credito d’imposta è limitato a un importo massimo di 100mila euro - e il 10% dei ricavi resterà al Miur per interventi perequativi). La riforma assegna poi al governo 9 deleghe per legiferare in diversi ambiti fra cui la formazione in ingresso dei docenti, il diritto allo studio, il riordino delle norme in materia di scuola, la promozione dell’inclusione scolastica, le modalità di assunzione e formazione dei dirigenti scolastici, la creazione di un sistema integrato di educazione e di istruzione 0-6 anni. Sarà potenziata anche la Carta dello Studente, che diventerà uno strumento per l’accesso a servizi dedicati.