martedì 7 luglio 2015

Il Sole 7.7.15
Il testo consegnato dalla commissione prefettizia a Gabrielli
«Il Comune di Roma è stato infiltrato da Mafia capitale»
di Marco Ludovico


ROMA Mafia capitale ha permeato il Comune di Roma e si è introdotta con stile bipartisan nei gangli decisionali politici e burocratici. «L’organizzazione capeggiata da Carminati - si legge nella relazione della commissione di accesso presieduta dal prefetto Marilisa Magno - ha realizzato una sistematica infiltrazione del tessuto imprenditoriale, attraverso l’elargizione dei favori, e delle istituzioni locali, attraverso un diffuso sistema corruttivo».
Il rapporto, circa 900 pagine con dicitura «riservato», è nelle mani del prefetto di Roma, Franco Gabrielli. Oggi Gabrielli presiederà il comitato provinciale per l’ordine pubblico e la sicurezza: oltre ai vertici delle forze dell’ordine ci sarà anche il procuratore capo, Giuseppe Pignatone. Il comitato è sentito, per legge, proprio per il parere che il prefetto di Roma deve inviare al ministro dell’Interno, Angelino Alfano, dopo aver valutato la relazione di accesso agli atti del Comune. Alla fine si dovrà ipotizzare una misura: scioglimento degli organi comunali per infiltrazione mafiosa, o per violazione di legge, o ancora, in alternativa, avvicendamento dei dirigenti collusi con l’organizzazione criminale: l’ipotesi meno traumatica ma ritenuta, al momento, la più probabile. Fatto sta che nel giro di pochi giorni Gabrielli darà il suo responso ad Alfano. Poi il responsabile del Viminale, dopo aver fatto una propria istruttoria, dovrà condividere le sue decisioni finali con il premier Matteo Renzi in Consiglio dei ministri.
Certo è che la documentazione di partenza è impressionante. Perché la commissione prefettizia, dopo aver spulciato in sei mesi di attività migliaia di atti e documenti del Campidoglio, aderisce convinta alla tesi di Pignatone: quella di Carminati & soci è mafia, senza dubbi. Infiltratasi «con un progressivo e subdolo radicamento» tra economia e istituzioni pubbliche. Certo, è una mafia «del tutto peculiare» visto che «opera su due fronti»: quello «prettamente criminale» e quello «imprenditoriale» dove «l’associazione privilegia lo strumento della corruzione rispetto a quello dell’intimidazione al quale comunque ricorre in caso di necessità». La relazione sottolinea peraltro lo spirito d’impresa dell’associazione mafiosa: «L’obiettivo principale - si legge - è realizzare la infiltrazione nei settori economici e degli appalti pubblici». La commissione prefettizia non esprime un’indicazione sull’ipotesi di scioglimento del Comune di Roma per infiltrazione mafiosa, evento che resta, comunque, improbabile. Non nasconde però nulla ma anzi rilegge e amplifica, con argomentazioni dettate dalla visuale amministrativa, l’ordinanza del gip Flavia Costantini del 28 novembre 2014. «Mafia capitale, in questo differenziandosi e in parte affrancandosi dalle precedenti espressioni organizzate capitoline come la banda della Magliana, ha avuto la capacità di adattarsi alla particolarità delle condizioni storiche, politiche e istituzionali della città di Roma, creando una struttura organizzativa di tipo reticolare o a raggiera». Molto pesante è un passaggio esplicito proprio sul Campidoglio: «L’organizzazione di Carminati ha potuto condizionare pesantemente il contesto politico e amministrativo romano, determinando la nomina di personaggi “graditi” in posizioni strategiche quali quelle di presidente e di capo segreteria dell’assemblea capitolina, di presidente della commissione per la trasparenza del consiglio capitolino, di direttore generale, consigliere di amministrazione, dirigente dell’azienda municipalizzata Ama; ottenendo l’allontanamento e la sostituzione del direttore del dipartimento per i servizi sociali del Comune di Roma in quanto non sensibile alle esigenze del sodalizio; intervenendo nelle elezioni comunali di Sacrofano». Fatti che riguardano sia la consiliatura con la giunta di Gianni Alemanno sia quella guidata dal sindaco Ignazio Marino. Il documento prefettizio poi fa proprio il concetto sostenuto dalla procura di Roma del “capitale istituzionale”: «Un articolato sistema di relazioni arrivato a coinvolgere i vertici delle istituzioni locali» visto che «grazie a tale capitale istituzionale, costantemente alimentato da un imponente circuito corruttivo» Carminati & soci sono riusciti a ottenere «solo per quanto fin qui accertato, affidamenti particolarmente redditizi dal Comune di Roma e dall’Ama». La relazione mette in evidenza anche un altro passaggio dell’ordinanza del gip: «I protagonisti interni ed esterni alla struttura, rigorosamente bipartisan, appartenenti per storia e per scelte politiche ad aree diverse, spesso anche opposte, nelle quali al radicalismo delle posizioni ideali professate fa da contrappunto l’assenza totale di remore a comporre, con soddisfazione e apprezzamento reciproci, affari illeciti».