martedì 14 luglio 2015

Corriere 14.7.15
La virulenza dei populisti ne conferma la sconfitta
di Massimo Franco


L’irritazione della nebulosa europopulista è molto indicativa. Fa capire quanto il compromesso raggiunto a Bruxelles con la Grecia rappresenti un colpo duro a quanti, dovunque, lavorano per far saltare l’euro e la stessa Unione. Qualcuno punta il dito contro «i falchi», mettendo sullo stesso piano la sinistra radicale e il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, accusato di volere terremotare il governo di Atene. Ma la vera sconfitta è quella degli epigoni continentali di Syriza: Movimento 5 Stelle e Lega in Italia, Podemos in Spagna, Ukip in Gran Bretagna. L’imputazione di «tradimento» rivolta al premier Alexis Tsipras ne è una conferma.
Il suo cedimento è stato considerato un voltafaccia dopo il referendum greco che aveva detto «no». E l’indagata numero uno è la Germania, additata come arrogante ed egoista. Senza considerare un aspetto emerso con evidenza: la cancelliera Angela Merkel è stata soltanto portavoce di un’irritazione contro Tsipras venuta anche da Paesi più piccoli come Lettonia, Slovacchia, Portogallo, per citarne alcuni. E dietro si intravede tutta la filiera europea che temeva il contagio di Syriza.
Se passava la linea greca, l’europopulismo avrebbe celebrato il crollo dell’Europa a trazione tedesca. Per questo Beppe Grillo grida alla «democrazia sospesa», sostenendo che è stato compiuto «un colpo di Stato». E il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, pure M5S, insiste sul «tradimento del referendum». Insomma, l’eroe di ieri, oggi viene raffigurato come un odioso voltagabbana. In realtà, come ha detto l’ex premier Mario Monti, i rapporti di forza non consentivano un esito diverso.
«Tsipras è stato disinvolto», secondo Monti. «Si è comportato come un giocatore di poker, e ha perso». Ma l’Europa ha vinto comunque con un danno d’immagine. Su questo, sono stranamente in sintonia il presidente del Consiglio Matteo Renzi, e il capogruppo di FI, Renato Brunetta. Il premier sostiene che l’Europa «rischia di diventare solo burocrazia». E torna a chiedere più crescita, sebbene quanto è accaduto limitare i margini di flessibilità. Per Renzi «non si possono impiegare quattro vertici a discutere i dettagli dell’accordo». Brunetta gli fa eco: «Che Europa è, se per risolvere il problema di un Paese che pesa per l’1,5 per cento ci si mette tanto?». Domande legittime, sebbene un po’ semplicistiche. Semmai, il problema è perché la situazione non sia stata affrontata prima; e se davvero l’intesa raggiunta sarà in grado di reggere. «È stato evitato il peggio, non il male», osserva l’ex presidente Ue, Romano Prodi. Ma per i partiti anti-sistema è una sconfitta. Hanno puntato sullo sfascio. E alla fine, si sono ritrovati spiazzati da Tsipras. Anche da noi, forse, ora sarà più chiaro che pensare di governare contro l’Europa è un’illusione pericolosa.