domenica 12 luglio 2015

Corriere 12.7.15
Merkel, i giorni più difficili
La scelta impossibile di Angela Merkel Rompere col suo partito o con l’Europa
Nella trattativa sulla Grecia, Merkel finirà comunque col perdere qualcosa, sul piano interno o quello europeo. Ma la vera sfida è sul futuro dell’Ue: e la cancelliera potrebbe trovarsi in rotta di collisione con la Francia
di Danilo Taino


BERLINO In quasi dieci anni di governo, Angela Merkel non è mai stata in una posizione difficile come quella in cui si trova oggi. La proposta che, secondo la Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung , il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble avrebbe fatto alla riunione dell’Eurogruppo — cioè la sospensione di Atene dall’euro per cinque anni a meno di garanzie reali a fronte di prestiti — è il segno delle decisioni draconiane alle quali è di fronte il governo di Berlino. Il problema è che, qualsiasi orientamento prenda, la cancelliera finirà con il perdere qualcosa sul piano interno o su quello europeo. Oppure su entrambi.
In queste ore, però, c’è di più della situazione strettamente ellenica a metterla in difficoltà. Si tratta di una questione apparentemente meno immediata ma ancora più rilevante: il futuro dell’Unione Europea e il ruolo della Germania nel disegnarlo.
Già in questo weekend, Frau Merkel ha di fronte due scelte inconciliabili. A Berlino, il suo partito, la Cdu, è estremamente scettico nei confronti di un nuovo piano di aiuti, il terzo in cinque anni, alla Grecia. Se ci sarà, andrà presentato in Parlamento. Numerosi deputati cristiano-democratici sono però restii a votarlo: non credono che, qualsiasi cosa firmi, il governo di Atene poi lo metta in pratica. Non si fidano. E Schäuble riflette pienamente questa sfiducia.
Se ciò nonostante la cancelliera lo approverà, per farlo passare al Bundestag dovrà probabilmente ricorrere ai voti dell’alleato di governo, la Spd, e delle opposizioni, i Verdi e la Linke. Ma se il partito, del quale finora è stata regina indiscussa, le votasse contro in misura massiccia, la sua posizione ne subirebbe un colpo duro. Dalle conseguenze non prevedibili. Se poi il programma greco dovesse avere tra i contrari Schäuble — che gode di enorme prestigio e seguito nel partito e fuori — la situazione della cancelliera diventerebbe difficile da sostenere.
Se invece dovesse schierarsi con le posizioni sostenute ieri dal suo ministro delle Finanze e con chi ritiene che la soluzione migliore per Atene e soprattutto per l’euro sia l’uscita della Grecia dalla moneta unica, Merkel rischierebbe rotture nella Ue, soprattutto con Parigi, e con gli Stati Uniti. Sarebbe accusata di scegliere una strada avventurista, che non si sa dove porti. Un capo di governo della Germania postbellica ha sempre l’unità dell’Europa tra le priorità e la signora Merkel del tenere uniti gli europei ha fatto una strategia, dalla gestione della crisi ucraina all’approccio alla questione dei migranti. Fare una svolta a «U», ora, sarebbe un passo di rilevanza enorme.
La cancelliera ha in genere una grande capacità di analisi. È famosa per procedere prendendo in considerazione tutti i dati di un problema e decidere solo dopo essersi fatta un’opinione che a quel punto non abbandona. Nella vicenda greca degli ultimi mesi, di fronte al modo di muoversi «non ortodosso» del governo di Syriza, non ha però mai dato l’impressione di sapere affrontare come al solito gli «stop and go» di Alexis Tsipras e di Yanis Varoufakis. Spiazzata da un modo di fare che nelle ultime settimane l’ha portata a passare dall’obiettivo della mediazione a pensare — come da tempo pensa Schäuble — che non ci sia alcuno spazio di accordo per mancanza di volontà greca, ai dubbi di stanotte.
Questa perdita del dominio dell’iniziativa politica l’ha frenata, ora si trova dietro la curva, superata da altri. E non solo dal suo ministro. Qualsiasi strada scelga, soprattutto se dovesse prevalere quella che porta alla Grexit, sarà obbligata a giocare poi la carta del futuro della Ue, cioè di una riforma sia dell’eurozona che dell’Europa a 28: per spostare in avanti il terreno di confronto.
La crisi greca ha colpito al cuore l’architettura dell’euro; e la minaccia di uscita dalla Ue della Gran Bretagna apre un altro rischio esistenziale per il Vecchio Continente. La cancelliera può sperare di uscire dai guai in cui è finita mostrando leadership di fronte a queste sfide.
C’è però un ostacolo serio. La Francia di François Hollande si è mossa. E il risultato è qualcosa di più dell’allentamento del rapporto Berlino-Parigi che si è visto nell’ultima parte della crisi greca, quando il governo tedesco si è irrigidito e quello francese ha invece fatto il mediatore fino al punto di guidare la mano di Alexis Tsipras nella scrittura del suo piano di aiuti.
A Berlino si sospetta che Hollande voglia evitare che l’uscita di Atene dall’euro apra un varco per una riforma forte dell’eurozona. Una riforma che avverrebbe sulle linee della Germania, cioè di una maggiore integrazione non solo di bilancio ma anche delle riforme strutturali e in prospettiva del governo europeo. Sarebbe un’Europa sempre più tedesca, che Parigi non vuole. Meglio dunque la scelta conservatrice, dal punto di vista di Hollande: continuare con Atene come si è fatto per cinque anni, anche a costo di un nuovo programma di aiuti che difficilmente sarà risolutivo per la Grecia; l’importante è non creare il caso, la Grexit, che costringa a fare riforme «merkeliane».
Per recuperare l’iniziativa, Frau Merkel potrà cercare di fare avanzare comunque un’agenda di cambiamento. Ma una riforma dell’eurozona e della Ue contro Parigi è qualcosa che nessuno ha ancora immaginato. È così che l’Europa cammina verso il proprio futuro.