giovedì 18 giugno 2015

La Stampa 18.6.15
Le guerre ci costano 14 mila miliardi di dollari
di Francesca Paci


Le guerre di cui al momento ribolle il mondo convengono ai pochi (gruppi o singoli individui) che ne gestiscono il business. Ma a tutti gli altri costano una fortuna che un nuovo rapporto dell’Institute for Economics and Peace (Iep) ha quantificato in oltre 14 mila miliardi di dollari bruciati nel solo 2014, vale a dire quanto le economie di Brasile, Canada, Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna messe insieme o, più iconicamente, il 13% del prodotto interno lordo del pianeta.
Il divario tra Paesi in pace e zone di conflitto cresce, dicono gli esperti del think tank austriaco che mettono in cima alla lista dei virtuosi l’Islanda e in fondo la Siria (con il Medioriente nel suo insieme alla guida delle regioni più violente).
La guerra costa in termini di vittime (180 mila nel 2014), di diffusione del terrorismo (+61% dal 2013 con la massima concentrazione di attentati in Iraq, Afghanistan, Pakistan, Nigeria, Siria), di rifugiati (50 milioni di profughi, l’esodo più grande dalla II guerra mondiale il cui costo di «mantenimento» è aumentato del 267% dal 2008 a oggi fino a raggiunger quota 128 miliardi di dollari). Secondo l’Iep se il mondo riuscisse a ridurre la violenza del 10% guadagnerebbe almeno 2 mila miliardi di dollari, ossia sei volte quanto il totale del bailout greco, dieci volte l’aiuto allo sviluppo donato dai Paesi ricchi a quelli poveri, tre volte la cifra guadagnata ogni giorno dall’1,1 miliardo di persone che vive sotto la soglia di povertà.
I numeri parlano chiaro e ripetono la stessa cosa: in pace ci si arricchisce di più e tutti insieme. Alcuni giorni fa uno studio della Rand Corporation tracciava le linee di sviluppo dell’economia locale nell’ipotesi della nascita di uno Stato Palestinese indipendente entro i prossimi 10 anni e concludeva che la pace avrebbe reso 173 miliardi di dollari con una crescita del reddito medio pro capite degli abitanti di Cisgiordania e Gaza del 36% (mille dollari) e del 5% (2.200 dollari) per gli israeliani. Un incentivo all’addio alle armi? Per ora pare di no, né in Terra Santa né altrove.