lunedì 15 giugno 2015

La Stampa 15.6.15
La Cina entra nel super-Fondo dell’Europa per le grandi opere
di Paolo Mastrolilli


La Cina accelera la sua diplomazia del renminbi, sbarcando con i propri miliardi in Europa. Lo rivela l’agenzia Reuters, che ha visto la bozza dell’accordo con cui il 29 giugno Pechino si impegnerà ad investire nel fondo per le infrastrutture del Vecchio Continente, varato dal presidente della Commissione Jean-Claude Junker. Un contributo di peso, che rappresenta un’altra sfida lanciata all’influenza degli Stati Uniti, dopo la creazione dell’Asian Infrastructure Investment Bank.
Al momento dell’elezione, Junker aveva promesso di creare lo European Fund for Strategic Investment (Efsi), un’operazione da oltre 300 miliardi di euro che doveva servire ad accelerare la ripresa e realizzare le strutture necessarie a favorire la crescita nel prossimo futuro.
Superato lo scetticismo
L’iniziativa aveva provocato scetticismo, perché non si vedeva da dove sarebbero venuti i soldi: Francia, Germania, Italia e Polonia avevano promesso 8 miliardi, e altri paesi avevano prospettato donazioni minori.
Ora, secondo la Reuters, la Cina ha deciso di partecipare al progetto. Il premier Li Keqiang verrà al vertice in programma il 29 giugno a Bruxelles, e porterà quattrini. La bozza della dichiarazione finale, infatti, recita così: «La Cina ha annunciato che renderà disponibile (un ammontare ancora da definire), per co finanziare investimenti strategici di comune interesse nell’Unione Europea». La cifra precisa verrà finalizzata durante un incontro da tenere a settembre, ma un diplomatico che ha partecipato alle discussioni l’ha definita «nell’ordine dei miliardi».
La contropartita
In cambio, la Repubblica popolare chiederà agli europei di aiutare l’iniziativa che il presidente Xi Jinping ha chiamato “One Belt, One Road”. Si tratta in sostanza della nuova “via della seta” che dovrebbe collegare il Paese all’Occidente, attraverso una rete di infrastrutture che vanno dalle ferrovie e le strade, fino ai gasdotti e le tecnologie di internet. Il tutto per creare una solida connessione a vari livelli, finalizzata a favorire gli scambi fra l’Europa e la Cina.
Solo qualche mese fa i paesi europei avevano sfidato l’opposizione degli Stati Uniti, per unirsi all’Asian Infrastructure Investment Bank, ossia l’alternativa asiatica alla Banca Mondiale, che Pechino ha deciso di creare per favorire lo sviluppo nella sua regione di maggior influenza. Washington aveva scoraggiato gli alleati, diffidandoli dall’abbracciare questa iniziativa, mirata a diminuire il suo potere. Gli europei però non avevano ascoltato, e uno alla volta erano entrati a far parte della Aiib.
Obama sotto scacco
Ora la Cina prende di mira direttamente il Vecchio Continente, promettendo finanziamenti essenziali per ricostruire le sue infrastrutture e favorire la crescita. Una nuova sfida agli Stati Uniti, che stavolta avviene proprio nel cuore della loro alleanza più tradizionale. Questo avviene mentre il Congresso paralizza il presidente Obama, che vorrebbe negoziare due nuovi trattati per il libero commercio proprio con l’Europa e i paesi dell’area del Pacifico.