martedì 9 giugno 2015

Il Sole 9.6.15
Gli interrogatori. Buzzi: «Carminati brava persona, corruzione per il 3% del fatturato»
Coop, così funzionava la spartizione tra maggioranza e opposizione
di I. Cimm.


ROMA Una «logica spartitoria» degli appalti al Comune di Roma. È quanto ricostruisce Salvatore Buzzi, uomo di punta della macchina imprenditoriale di Mafia Capitale, secondo cui alle cooperative e società vicine «alla maggioranza» andava il «55%» dei lotti dei vari appalti, mentre a quelle legate all’opposizione «il 45». Sono i contenuti nel verbale rilasciato dall’imprenditore al procuratore aggiunto Michele Prestipino e al sostituto Giuseppe Cascini nell’inchiesta sull’organizzazione radicata a Roma. Buzzi è legato a doppio filo con il boss Massimo Carminati. «Una brava persona, con me si è comportato sempre bene» dice lui Buzzi.
Che racconta come «nel 2008 quando arriva Gianni Alemanno le imprese ci rompevano le scatole, con le proposte, cose, ma anche le Cooperative così dette bianche, ci incominciano a fare pressioni, dice “ah, la 29 Giugno, le cooperative rosse, le cooperative rosse di qua, le cooperative rosse di là”, e praticamente dice “ah, dato che noi esprimiamo il sindaco e il sindaco è nostro, la nostra quota di mercato di Cooperative Sociali è il 55%». Aggiunge che «erano le organizzazioni politiche che facevano, dice “noi, la nostra quota di maggioranza è il 55%, la vostra è il 45 dividetevela voi”. E siamo andati avanti così, ma sono cose politiche (…) siamo andati avanti così per tutto il quinquennio di Alemanno. Quelle poche cose che riusciamo a prendere come Cooperative sociali dovevano essere divise secondo questa rigida logica». Quando al Campidoglio arriva Ignazio Marino «noi abbiamo ribaltato la cosa, dicemmo “mo' abbiamo vinto noi”». Per Buzzi «ammettendo che ci sia stata corruzione, questa riguarda solo il 3% del fatturato della cooperativa. Quindi poca cosa».
Buzzi ha parlato anche dei suoi rapporti con Alemanno. Racconta del principio, quando incontrò il contrasto di Franco Panzironi, ex amministratore delegato di Ama (municipalizzata che si occupa di igiene urbana), il quale è tra gli indagati per aver percepito tangenti. Buzzi parla di un appalto da dividere con la Multiservizi di Roma, cui Panzironi era presidente. «Tento di parlare con l’amministratore delegato della Multiservizi, mi dice “ah, noi, noi è strategica questa gara, la dobbiamo fare a tutti i costi, è strategica”, e allora alla fine andai a parlare con Panzironi. Panzironi era il presidente della Multiservizi, però era quello che comandava all’interno della Multiservizi, e gli andai a dire, ho fatto “scusa Panzironi ma perché…cioè è una gara nostra, siamo qui da 13 anni, che te ne frega a te della Multiservizi, lasciaci andare tranquilli no?”. Dice “ah, no, ma questa cosa mi interessa (…)”. Ho detto “scusa ma lasciacela a noi”, insomma lui per lasciarcela a noi ci chiese 50mila euro. Quindi noi gli abbiamo dato 50mila euro perché la Multiservizi non partecipasse alla gara».
Infine l’azione investigativa ricostruisce contributi che avrebbe versato nel corso di cene elettorali. «Ti chiamavano, le famose cene, come posso dire “c’è una cena con Alemanno, 1.000 euro a persona”, tu prendevi un tavolo e ovviamente erano 10mila euro. Ma noi ne abbiamo fatte, noi l’abbiamo fatta pure con Renzi la cena eh? Quindi, le abbiamo fatte con tutti le cene, con Zingaretti, con…noi, la nostra è una grande cooperativa, quindi ovviamente ci chiamavano. A me se non mi chiamavano ero più contento eh? Insomma io vorrei che lei capisse il meccanismo, se non mi chiamavano era meglio per noi, risparmiavamo. Quindi quando eravamo chiamati era un problema. E quindi questi erano, sono stati i nostri contributi, i contributi elettorali (…). Alemanno alla Fondazione (Nuova Italia, ndr) era, o pagavamo delle cene, a Marino un contributo abbiamo dato alla sua, mi sembra 30mila euro gli abbiamo dato. O trenta o quaranta, mo' non mi ricordo…al suo comitato elettorale».