lunedì 4 maggio 2015

Repubblica 4.5.15
Matteo tratta coi docenti “Meno potere ai presidi” “Sì, ma non ci convinci”
Faccia a faccia di un’ora
di S. B.


BOLOGNA «No, non ce ne andiamo di qui finché non vi ho convinto». Matteo Renzi lo dice più volte alla delegazione di quattro rappresentanti della protesta della scuola che incontra dopo il suo comizio. Tutti, il premier, due insegnanti, tra cui anche Monica Fontanella, la docente che appena una settimana fa aveva impugnato il microfono alla festa per contestare il ministro Stefania Giannini (e che lei ha chiamato «squadrista»), e due precari, seduti sugli scatoloni delle bottiglie di acqua minerale nel capannone dietro il palco della Festa della Montagnola. I vertici dem guardano a distanza il colloquio fitto e documentato, tra il premier e i contestatori, in cui Renzi apre alle modifiche della sua #buonascuola. A cominciare dal punto più delicato: il potere ai presidi.
Un lungo botta e risposta, con i delegati della scuola guidati da Giovanni Cocchi, 60 anni, insegnante delle medie e già storico leader del movimento della scuola bolognese, che gli ribattono punto su punto e Renzi che a sua volta replica e controreplica. Un vero e proprio duello verbale tra il premier e l’anziano insegnante, da anni in campo per una scuola migliore e tra coloro che hanno lavorato alla proposta di legge popolare sul sistema scolastico. Botta e risposta, per oltre un’ora. «C’è già un emendamento presentato ieri sera in commissione, in cui viene restituito potere agli organi collegiali, cioè al consiglio di istituto » spiega il premier. «Non è vero, non c’è stata nessuna riunione della commissione ieri sera» è la risposta di Cocchi. «Ti assicuro che l’emendamento c’è — ribatte Renzi, e prende in mano il telefono — vuoi che chiamiamo la persona che me l’ha detto? Mi impegno io su questa modifica». Il punto è restituire potere al consiglio di istituto, che nella #buonascuola perde tutta la sua centralità, e toglierlo ai presidi. Su questo, Renzi apre, e il movimento della scuola incassa.
Si passa ad assunzioni e i concorsi. Si recupereranno anche i cosiddetti “idonei” rimasti fuori dal piano assunzioni, dice il premier: «Faremo un concorso il prossimo anno, e ci saranno punti aggiuntivi per chi è risultato idoneo» promette ancora. Niente da fare invece per il 5 per mille, che la nuova legge consente di dare alla propria scuola. «In questo modo alle scuole dove vanno i ricchi arriverebbero più soldi che a quelle dei poveri. E come la mettiamo con le differenze tra nord e sud?» è la protesta degli insegnanti, sulla quale però il premier ascolta ma non transige. Anche se poi non s’arrende. Non accetta che la sua “Buonascuola”, «senza la quale 100mila insegnanti non verrebbero assunti», non piaccia a tutti. «Venite sempre a contestarmi dicendo che non rispetto la Costituzione — si lamenta Renzi — Ma io assumerò gli insegnanti per concorso, proprio come prevede la Costituzione». «Ma nella Costituzione c’è anche la libertà di insegnamento, che tu togli, e tu ci hai giurato sulla Costituzione» ribatte Cocchi. Renzi sorride. Il suo staff gli fa segno: ora bisogna andare. Il premier alla fine concede ai suoi contestatori l’onore delle armi: «Sei bravo e preparato» dice stringendo la mano a Cocchi. Uscendo dal capannone della festa, le posizioni restano distanti, ma i toni cambiano, almeno un po’: «Se saprà ascoltare quello che gli abbiamo detto, allora questo incontro sarà stato utile. Ma questo lo diranno solo i fatti. Intanto il 5 maggio noi non saremo in classe, ma in piazza». ( s. b.)