mercoledì 27 maggio 2015

Repubblica 27.5.15
Fassina, Civati, Landini l’arcipelago anti Renzi a sinistra dei Democrat
di Giovanna Casadio


ROMA Stefano Fassina pensa a “comitati per il lavoro”, dopo l’annunciata uscita dal Pd. Sergio Cofferati entro giugno battezzerà l’Associazione per la cultura e la politica, di cui è già pronto lo statuto e alla quale lavora da quando ha lasciato il partito di Renzi. La “coalizione sociale“ di Maurizio Landini tiene la sua convention a Roma il 6 e il 7 giugno. Ma soprattutto c’è la fuga in avanti di Pippo Civati, che alla sua associazione “Possibile” ha dato ora un simbolo e l’ha presentato, con il tempismo del buon marketing, all’indomani della vittoria di Podemos in Spagna. Peccato che abbia irritato Nichi Vendola. Il leader di Sel infatti puntava alla “condivisione”, avendo offerto sponda ai fuoriusciti dem già da tempo e dichiarandosi pronto a sciogliere il “suo” partito per «una nuova forza politica».
Eppur si muove qualcosa, nella sinistra italiana. Anche se molto dipenderà dal risultato delle regionali. Un “6 a 1” per il centrosinistra di Renzi raffredderebbe gli ardori che il vento spagnolo ha acceso, come già aveva fatto la vittoria di Syriza in Grecia. Civati il 2 giugno lancerà dal suo blog una lettera — appello, primo passo per costruire un partito della sinistra. Le reazioni su Twitter a “è Possibile” sono state contraddittorie, molti lo accusano di voler copiare Podemos, ma l’Italia è tutt’altra cosa e quello spazio è già occupato dai 5Stelle e dallo stesso Renzi. Vendola, gelido: «Penso che ognuno stia mettendo in campo le proprie energie e le proprie proposte. Dopo le regionali occorrerà raccogliere le idee, mettersi a disposizione di un nuovo progetto che non sia la sinistra radicale e testimoniale bensì la sinistra che sfida Renzi sul terreno del governo».
Landini poi, si tiene alla larga. Il segretario della Fiom spiega che la “coalizione sociale”, com’è noto, non si mischia con la costruzione di partiti politici a sinistra. Susanna Camusso, la leader della Cgil, gli lancia una stoccata: «Proprio Podemos segna la contraddizione del modello di Landini. Podemos infatti dichiara esplicitamente di essere una formazione politica che vuole cambiare la modalità di fare politica... ». Ma non c’entra nulla il paragone, è una follia: è la reazione di Landini, che punta alla rifondazione dal basso, anche del sindacato. I lavori a sinistra sono in corso. Cofferati da Bruxelles vede il bicchiere mezzo pieno: «Speriamo sia la stagione dei cento fiori». Civati si è dato un tempo: entro l’estate la “cosa” di sinistra deve nascere. Fassina è convinto che un forte astensionismo alle regionali sia la molla per rimboccarsi le maniche a sinistra e lui lo farà, se la riforma della scuola passa così com’è. Però nulla di quanto può accadere in Italia avrà a che vedere con gli Indignados, incubatrice di Podemos. Dov’è una leadership popolare come quella di Pablo Iglesias o di Ada Colau? Dov’è il progetto unitario? Domande che si pone Massimo Cacciari, filosofo, ex sindaco di Venezia. «Se si mettono tutti insieme — cosa che vedo lontana — , se trovano un leader — cosa che vedo ugualmente lontana — , a sinistra in Italia potrà nascere una “cosa” assai distante da Podemos o da Syriza, perché per sangue, cultura e tradizione sarà una corrente della socialdemocrazia ». Civati punta ad attrarre anche gli ex grillini ora riuniti in “Alternativa libera” e le associazioni locali come “Sottosopra” e quelle liguri che hanno dato vita a “Rete a sinistra”, la lista di Luca Pastorino, il civatiano sfidante di Raffaella Paita. Il risultato di Pastorino alle regionali è l’altra variabile importante per la sinistra. «Sarà comunque difficile trovare la quadra a sinistra», commenta Vincenzo Vita, lunga esperienza di “cose rosse”. Simpatizzanti civatiani si dichiarano gli ecologisti Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, purché si parli di «una cosa nuova non di una cosa rossa”. Saldamente dentro il Pd per ora sono Bersani, Cuperlo, Speranza. «Più sinistra ma dentro il Pd», è il manifesto.