domenica 24 maggio 2015

Repubblica 22.4.15
Liguria
Pd contro ex Pd così la sinistra rischia la sconfitta
È il primo test per le ambizioni di Civati con la minoranza dem pronta a votare per il suo candidato: ma Bersani sarà a Genova per sostenere comunque il partito
La destra unita approfitta del derby Paita-Pastorino Nel “laboratorio” una sfida cruciale per il premier
di Alessandra Longo

O la va o la spacca secondo le regole del renzismo. Benvenuti in Liguria dove le elezioni alle porte pretendono di passare alla storia. Lo chiamano l’Esperimento, il Laboratorio, e vale per tutti i partiti. Qui il Pd di Renzi ha trovato il primo ostacolo nella sua gioiosa avanzata. La candidata ufficiale, Raffaella Paita, 41 anni, assessore alle Infrastrutture, erede designata da Burlando, che ha costruito la sua candidatura negli ultimi due anni, non è riuscita ad aggregare tutto il partito. Dopo la sfida alle primarie e il congedo dal Pd di Sergio Cofferati, preceduto dalla denuncia di brogli e irregolarità, è spuntato Luca Pastorino, anche lui 41 anni, civatiano, già deputato Pd, ora Gruppo Misto, sindaco di Bogliasco. Primo Laboratorio: Pd contro Pd, sinistra renziana, contro sinistra «masochista», vista dal premier. Sinistra renziana a vocazione maggioritaria contro sinistra dei «compagni». Una prova muscolare che il capo del governo non vuole perdere. Tanto che in queste ore l’ordine è di stringersi attorno alla Paita per il rush finale. Naturalmente, alla rovescia, l’Esperimento di Rete a Sinistra, nato con il transfuga Pastorino, interessa a Pippo Civati e a Nichi Vendola che, non a caso, si materializza al Carmine, rione di don Andrea Gallo, prete degli ultimi, di cui ricorrono i due anni dalla morte: «Possiamo cambiare verso alla Liguria — dice il leader di Sel — e partire con una nuova sinistra veramente alternativa alle due destre in campo: quella salvinizzata e quella della modernizzazione liberista».
A proposito di destra salvinizzata, ecco l’altro Esperimento in corso, non poco insidioso. Dalla Liguria potrebbe ripartire il centrodestra mezzo morto di Berlusconi che vagheggia «la rivincita ». E’ l’unica regione dove è riuscita, almeno provvisoriamente, l’operazione di saldatura tra Forza Italia, Lega e Alleanza Popolare (Ncd e Udc). Giovanni Toti si sente artefice del miracolo: «La mia candidatura è la conferma che i buoni rapporti tra leader pagano. Mai fatto tanti selfie in vita mia con i leghisti! La Paita si prepari a trovare un altro lavoro». In lista si è tenuto uno Scajola nipote, non si sa mai.
Nel Laboratorio ligure, al di là del rischio astensionismo, pesa l’incognita CinqueStelle. La grillina Alice Salvatore, 33 anni, una laurea in Lingue, semplice attivista, ha un programma all’insegna della decementificazione. Tema cruciale in una regione travolta dal dissesto idrogeologico, piegata dalle due alluvioni di Genova, nel 2011 e nel 2014, l’ultima delle quali e’ costata a Paita, che ha delega alla Protezione Civile, un avviso di garanzia per mancato allerta meteo. Infine, un ultimo competitor da citare: il liberale Enrico Musso, leader di Liguria Futura, «candidato seriale » avendo partecipato, e mai vinto, alle comunali del 2007, alle politiche del 2008, alle comunali del 2012.
Raffaella Paita è spezzina, tosta, ambiziosa, una carriera brillante, iniziata con la Sinistra Giovanile di cui è stata segretaria regionale. A 13 anni, ricorda ai diffidenti, serviva ai tavoli della Festa dell’Unità con l’attuale ministro Orlando, che, infatti, la sponsorizza, assieme alla ministra ligure Pinotti e ad una pletora impressionante di sindaci anche nell’ex feudo di Scajola, capo in disgrazia. «Lella» è gradita al cardinal Bagnasco, il che non nuoce. Ai tempi delle primarie alcuni esponenti del Ncd si erano apertamente schierati con lei per poi tornare nell’alveo Toti. C’era un accordo, era un altro «laboratorio »? Paita giura di no e parla di «endorsement individuali ».
La candidata presidente sa di poter suscitare forti antipatie: «Sono una donna giovane, non chiedo scusa e non piego la testa ». Da alcuni giorni la scortano, ha ricevuto lettere con minacce di morte e insulti. Ma, come Renzi, non è una che molla. Di lui le piace tutto: «Siamo nati per correre. E’ dinamico, determinato, coraggioso, rappresenta una sinistra moderna, non quella di Pastorino che vuol far vincere Berlusconi ». L’avviso di garanzia le pesa ( «Non compete ad un assessore dare allarmi meteo») ma ora può parlare serenamente del dissesto idrogeologico dal momento che il governo ha stanziato quasi 400 milioni di euro per la messa in sicurezza dell’area metropolitana genovese: «Sia chiaro: se le opere non saranno realizzate nel 2020 non mi ricandido ». Altra promessa: «Non accetterò mai i voti della destra se non dovessi avere i numeri».
Sanità pubblica in caduta libera, ambiente compromesso, Bordighera e Ventimiglia sciolte per mafia tra il 2011 e il 2012, Liguria deindustrializzata, in sintonia con il resto del Paese. Chi eredita la Regione dovrà faticare. Paita invoca il voto utile, promette di eliminare l’Irap alle nuove imprese, di occuparsi degli over 50, Pastorino annuncia cemento zero anche se la grillina Salvatore gli ricorda che Bogliasco, il suo feudo, non è proprio green. Campagna tesa, a tratti cattiva. Arriveranno tutti i big, incluso Bersani, «dissidente responsabile » che sta sempre e comunque con il Pd.
Luca Pastorino, appoggiato da una parte della Cgil (suo capolista è l’omonimo Gianni Pastorino, Sel, ex segretario generale Slc) gira a caccia dell’ultimo voto nella vecchia Genova dove si annidano gli astensionisti. Ecco, al Teatro Modena, Sergio Cofferati, in platea una parte dei 200 firmatari della lettera contro la candidatura Paita, accusata di chiudere un occhio sulla presenza, nelle liste collegate, di esponenti dalle multiformi radici. Nelle stesse ore, qualche chilometro più in là, serata proPaita, Piero Fassino guest star. Due sinistre faccia a faccia, con l’incognita del voto disgiunto. Il candidato civatiano non ha complessi di inferiorità: «L’unico modo di non far vincere la destra è votarmi». Davide contro Golia. Calciatore, poi broker, poi deputato, ma anche attore: «Anni fa — rivela Pastorino — ho recitato in Trappola per topi di Agatha Christie». Che ruolo aveva? «Facevo l’assassino».