sabato 30 maggio 2015

Corriere 30.5.15
1915: l’opinione pubblica e Giolitti
di Lucio Villari


Rispondendo a un lettore che chiedeva se la dichiarazione di guerra all’Austria-Ungheria inviata per telegramma a Vienna il 23 maggio 1915 non fosse stato un atto antiparlamentare, antidemocratico se non addirittura anticostituzionale ( Corriere , 16 maggio), Sergio Romano ha ricordato l’opposizione di Giolitti e dei parlamentari (circa 300) che si opponevano alla guerra, e che la sua insistenza anche in colloqui con il re per impedire la guerra fu resa inutile perché gli fu fatto notare che (a parte il rischio dell’abdicazione del sovrano) la sconfessione dell’operato interventista del governo Salandra avrebbe «aperto una crisi costituzionale». Non so se questa crisi ci sarebbe stata. In verità Giolitti fu in quei giorni minacciato di morte e il governo sapeva che era pronto un attentato contro di lui. La polizia lo costrinse a tornarsene a Torino mentre Montecitorio fu assaltato da bande di facinorosi interventisti che ne devastarono stanze,arredi, ecc. La maggioranza assoluta della Camera era dunque contro la guerra e lo era anche , come Romano stesso scrive al lettore, «la maggior parte degli italiani». Non si trattava però di una «maggioranza silenziosa» perché la protesta contro la guerra dilagava in quei mesi in tutta Italia con incidenti, morti, feriti, arrestati. Le guerre precedenti dell’Italia (dal 1866, alle guerre coloniali, alla guerra italo-turca) erano avvenute con il consenso del Parlamento. Sarebbe interessante affrontare con maggior precisione questo punto delicato della nostra storia politica e parlamentare...