giovedì 30 aprile 2015

Repubblica 30.4.15
Baltimora e il razzismo
di Alexander Stille


OGGI la squadra di baseball di Baltimora giocherà davanti ad uno stadio vuoto mentre vige il coprifuoco in una città scossa da proteste, sommosse e saccheggi dopo la morte di un altro uomo di colore nelle mani della polizia locale.
Lo stadio di Camden Yards, costruito nel 1992, è stato un simbolo orgoglioso della rinascita di Baltimora, una città in grave declino negli anni Sessanta e Settanta. Ma per la maggioranza nera della città lo stadio è anche fonte di divisione, frutto, secondo alcuni, di priorità politiche distorte. Finanziato dallo stato del Maryland, lo stadio è frequentato prevalentemente da tifosi bianchi delle agiate periferie della città.
Nelle proteste che hanno seguito la morte di Freddie Gray — il quale ha avuto la spina dorsale rotta sotto custodia della polizia — la presenza degli agenti è stata inizialmente molto limitata. Così gli elementi violenti hanno agito in relativa libertà. Ma quando la folla è arrivata nella zona dello stadio, improvvisamente sono spuntate decine di poliziotti in assetto anti-sommossa, bloccando la strada verso Camden Yards. Secondo Jelani Cobb, nel New Yorker , «questo ha confermato i sospetti dei manifestanti: “Se ne fregano solo degli Orioles!” ha gridato un uomo del corteo». Milioni di americani bianchi sono rimasti sorpresi dalla rabbia e dalla violenza di Baltimora — esempio, secondo loro, del “comportamento auto-distruttivo” della comunità nera. «Dove sono i leader dei diritti civili? Dove sono i genitori?», ha urlato in diretta un commentatore di Fox News, tv conservatrice degli Usa. Ma per la comunità nera la situazione a Baltimora è semplicemente la goccia che ha fatto traboccare il vaso dopo una lunga serie di soprusi, abusi e frustrazione.
A Baltimora, come in moltissime città americane, la polizia è vista come ostile e pericolosa dai cittadini di colore. D. Watkins, uno scrittore nero di Baltimora, ha scritto sul New York Times che lui e tutti i suoi amici hanno delle storie simili a quella di Freddie Gray, ma con un epilogo diverso. «Quando avevo 12 anni e stavamo giocando a basket, la polizia è arrivata cercando un sospettato di furto aggravato. Ci hanno costretti a sdraiarsi tutti quanti faccia in giù sul pavimento. Un mio amico ha chiesto, “Perché ci trattate come degli animali?”. E uno dei poliziotti ha risposto: “Perché non valete niente!”». La città di Baltimora, solo negli ultimi quattro anni, ha dovuto risarcire più di cento vittime per il trattamento brutale da parte della polizia locale.
A New York, roccaforte liberal, tra 2008 e 2012 quasi tre milioni di persone — la maggioranza giovani di colore — sono state fermate dalla polizia nella politica “stop and frisk” (fermare e perquisire), non perché stavano commettendo un reato ma per il loro comportamento sospetto. Quasi il 90% di loro era innocente ma tre milioni di fermi concentrati in una parte della popolazione significa la norma per giovani di colore a New York. Il programma è stato quasi eliminato negli ultimi due anni e il tasso di delinquenza è sceso.
Nel 1981, all’inizio della presidenza di Ronald Reagan, che dichiarò guerra alla droga, il numero di persone incarcerate negli Stati Uniti erano circa 600mila. Ora la popolazione carceraria degli Stati Uniti è di oltre 2,3 milioni. Il 51 per cento della popolazione carceraria è stata condannata per possesso o spaccio di droga o altri reati minori e non violenti. Solo il 4 per cento è stato condannato per furto. E solo l’un per cento per omicidio. Circa 14 milioni di bianchi americani e 2,6 milioni di neri fanno uso di droghe illegali, eppure la probabilità che un nero finisca in carcere per droga è dieci volte più alta rispetto a un bianco. Una commissione nazionale ha scoperto che gli imputati neri subiscono condanne più severe di circa il 20 per cento per gli stessi reati.
Questa ondata di arresti ha decimato la popolazione nera maschile degli Stati Uniti. Il New York Times ha scritto che per ogni mille donne nere tra i 25 e i 54 anni ci sono 83 uomini neri. Cinquanta anni di lotta per i diritti civili hanno migliorato alcuni aspetti del problema razziale negli Stati Uniti ma nonostante tutto il divario economico tra neri e bianchi rimane enorme. Si è creata una borghesia nera, ma i neri più poveri vivono in quartieri isolati e i loro figli frequentano scuole spesso segregate a livello razziale quanto quelle di cinquant’anni fa. Per quelli che hanno sognato di essere in una società post-razziale, gli avvenimenti allarmanti di questi ultimi mesi sono stati un brutto risveglio.