mercoledì 15 aprile 2015

Repubblica 15.4.15
Pisapia non si arrende
“La sinistra esiste ma stop a liti, populismi e a chi dice sempre no”
di Giuliano Pisapia


COSTRUIRE, rinnovare. Non demolire e basta. Non ho alcuna nostalgia della stagione delle ideologie, ed è evidente che le forme tradizionali della politica forse sono superate. Cosa vuol dire oggi sinistra? E che cos’è oggi la sinistra? Sono domande molto complesse, e provo a rispondere con altre semplici domande. Dire no agli stranieri, misconoscere la diversità, chiudere le porte a tutto ciò che è nuovo, difendere i privilegi, è di destra o di sinistra? E pensare che le parole chiave di un programma politico siano giustizia, inclusione, generosità, sostenibilità è di destra o di sinistra? Riconoscere i diritti civili, dalle nuove famiglie alla procreazione assistita, fino al tema del fine vita, è di destra o di sinistra? Salvaguardare i diritti sociali ma non difendere i privilegi e le richieste corporative è di destra o di sinistra? Credo che le risposte siano evidenti a tutti e credo anche che sia questo il bivio di fronte al quale oggi si trovano l’Italia, il Pd, la sinistra di governo e il presidente del Consiglio. E credo che sarà necessario indicare quale strada si vuole intraprendere, sapendo che una strada «di sinistra» esiste.
Tanto più in tempi di scarse risorse, quello che è possibile fare senza oneri di bilancio per ammodernare il Paese è adeguare le sue leggi alla realtà dei fatti, è procedere alle misure necessarie – e possibili – per uscire dalla crisi, creare nuova occupazione, difendere e, se possibile, estendere i diritti delle persone. Non a caso ho detto «necessarie» e «possibili» perché i parolai sono tanti, anzi troppi: quelli che fanno e vivono di demagogia; quelli che non cambiano mai idea e credono, per questo, di essere «più puri dei puri» (ma non sanno che poi ci sarà sempre uno «più puro» di loro); quelli che si credono più di sinistra e sono solo dei conservatori che non si sono ancora resi conto che il mondo è cambiato; quelli che, a destra come a sinistra, fanno solo propaganda senza offrire soluzioni e demandando agli altri la soluzione dei problemi (...).
Mi rendo conto che il livello di dialogo tra Pd e sinistra in Parlamento è inesistente. Ma sono ancora convinto che compito di chi, invece, crede nella necessità di dialogo ed è impegnato per evitare rotture traumatiche non è fare discorsi teorici ma proposte concrete. Mi chiedo, e chiedo ai miei interlocutori: non può essere il tema dei diritti civili a far ritrovare l’unità, in Parlamento e nel Paese, a un centrosinistra oggi diviso? Ci sono temi come il riconoscimento delle coppie non sposate, il testamento biologico, anche il semplice intervento sulle pubblicità che offendono la donna, che non costano nulla e che possono far ripartire iniziative comuni dell’intero centrosinistra e che, di certo, non piacciono allo schieramento di destra, Lega compresa (...). Questa può essere la via, o una delle vie, per riprendere un cammino comune (...).
Dalla Sinistra Arcobaleno a Rivoluzione Civile di Ingroia, fino alla lista Tsipras presentata per le elezioni europee. Mi sono chiesto molte volte quale sia la malattia di questa sinistra innamorata delle sconfitte che non impara mai niente dall’esperienza, incapace di uscire da una logica perdente che prevede che quelli «contro» si mettano insieme pur di superare il quoziente elettorale. Salvo scoprire a urne appena chiuse che hanno idee diverse e dunque dividersi subito e prendere ciascuno una strada (...).
L’economista Thomas Piketty, guardando al futuro prossimo, immagina tre alternative: una nuova crisi finanziaria sconvolgente, l’affermazione delle destre, oppure uno shock politico proveniente da sinistra. Ma perché succeda che siano le sinistre a vincere, le sinistre devono essere forti. E per essere forti, devono essere unite (...). Quando vado in giro e le persone mi chiedono se sono di Sel o se sono del Pd, rispondo che mi sento parte di un unico centrosinistra. Che non mi riconosco in una sigla o nell’altra. Che il mondo è cambiato e che ci vuole un riformismo rinnovato. Dico che non ne posso più di veder nascere comitati per il no a qualcosa. E che mi piacerebbe veder costruire comitati per il sì (...). Basta litigi, divisioni, populismo, personalismi. Bisogna volare alto, ma guardando in basso, senza perdere il contatto con la realtà. Parlare è facile, è costruire che è difficile. E governare in un momento di crisi è ancora più difficile; mentre criticare e fare opposizione è non solo più facile ma anche più divertente. Se abbiamo inanellato tante sconfitte, è perché spesso l’obiettivo non era vincere, ma raggiungere il quorum. Non era misurarsi con la fatica del governare ma conservare lo spazio puro della testimonianza. Io non mi rassegno alle sconfitte che portano rancori, delusioni, divisioni. E dico anche che il Pd, gli iscritti, gli elettori del Pd non sono e non possono essere considerati nemici. Sono sempre più convinto che abbiamo molto da portare nell’azione politica e che dobbiamo lottare per poterlo fare senza vedere nemici dappertutto.