lunedì 13 aprile 2015

Repubblica 13.4.15
La faida dem di Ercolano dove gli inquisiti resistono al repulisti del Nazareno
Avvisi di garanzia per sindaco e vicesindaco, primarie annullate
Resta solo un candidato. Renzi: “Si va con lui o vi commissario”
di Conchita Sannino


ERCOLANO Da giornata delle primarie a domenica della faida. Niente soluzione «unitaria », la tensione resta alle stelle e il drappello di irriducibili anti-Renzi staziona sempre sulla strada tra la costa e il Vesuvio, occupando la vecchia sede del Pci: eccetto che per la pausa deserta di Napoli-Fiorentina, si capisce. Così, alla vigilia delle amministrative già sporcate dalla presenza di famiglie di camorra inserite nell’improvviso boom dei tesserati Pd, esplode il caso amministrative avvelenate di Ercolano. Il gruppo dei “ribelli” si dà appuntamento per un’altra infuocata assemblea, questa sera. Così dal Nazareno piovono, nel cuore del napoletano, sms di fuoco: «O si va con l’unico candidato presentabile che c’era già da prima, o sarà commissariamento. Attenti, ci giochiamo una lunga storia sul territorio».
Ma è solo il più acceso dei punti dolenti, nel Mezzogiorno delle contraddizioni democrat. A Giugliano c’è Antonio Poziello, scelto dalle primarie per sindaco ma su cui pende un imsiedono minente rinvio a giudizio per truffa. Per non dire del partito spaccato in Campania sul candidato governatore Vincenzo De Luca, su cui scatterà, se eletto a maggio a Palazzo Santa Lucia, la sospensione della legge Severino.
E ora Ercolano. Sulla roccaforte del centrosinistra da oltre vent’anni, dove le amministrazioni degli ultimi lustri erano perfino riuscite nell’impresa di de-rackettizzare il territorio e spingere alla coraggiosa denuncia frotte di commercianti, cala quattro giorni fa l’inchiesta su corruzione e appalti truccati che azzoppa sindaco e vicesindaco, Vincenzo Strazzullo e Antonello Cozzolino. I due, indagati anche per associazione per delinquere, sono costretti a ritirarsi dalle primarie, ma non accettano che sul campo resti il terzo candidato: il renziano della prima ora Ciro Buonajuto, già consigliere comunale entrato in direzione nazionale, calato dall’alto come unico nome. Soluzione che appare ai fedelissimi di Strazzullo e Cozzolino, e soprattutto ai parlamentari della minoranza a loro collegati, come un diktat. Esplode la protesta, viene aperta e occupata la sede di via IV Novembre.
Surreale la scena dell’altra sera: al tavolo tutti e quattro gli indagati («totalmente estranei» alle ipotesi di reato, dicono), il sindaco Strazzullo, il vice Cozzolino, l’assessore Salvatore Solaro e il consigliere Pasquale Romano sostenuti da iscritti, parenti e cittadini. Con loro, il segretario cittadino Pd, Antonio Liberti, che è stato nella stessa giunta ex assessore al Bilancio. Non una riflessione sulla gravità delle accuse, sullo scenario ipotizzato dall’inchiesta. Nella mattina in cui esplode la notizia dell’inchiesta, Liberti è in casa del sindaco; si decide che sia lui il candidato unitario, ci stanno lavorando anche alla segreteria provinciale, immediatamente parte una raccolta di firme. Ma da Roma non la pensano così. Stando al regolamento, se due candidati su tre si ritirano dalle primarie, resta il terzo. Esplodono i malumori.
Liberti ora spiega: «Intanto non esacerbiamo gli animi più di quanto non stia già avvenendo. Io sono anche amico di Buonajuto, vogliamo cercarla una soluzione, tutti insieme. E poi la nostra non è proprio un’occupazione. È un presidio». Ma come mai neanche una riflessione sulla questione morale? Tutto normale nel fatto che un sindaco uscente e il suo braccio destro rispondano di corruzione su appalti per oltre 20 milioni? «Non è così. Io sono settimane che chiedo e mi chiedo: cosa ci è successo? Io stesso andai dai carabinieri quando capii che poteva esserci qualcosa di strano in quel tesseramento», replica Liberti. Difatti c’erano 36 nomi a rischio di camorrra, poi la commissione regionale ha cancellato le liste del boom, riportandole da 1200 a poco più di 200 iscritti, e il sindaco Strazzullo ha fatto ricorso. Spiega, dall’altro lato, Buonajuto: «Dicono che sia stato l’87 per cento degli iscritti a scegliere Liberti. Ma parliamo quindi della percentuale sui veri, e vecchi iscritti, ovvero circa 200 persone». In agenda, ufficialmente, il premier Renzi era atteso a Ercolano entro sabato prossimo, per inaugurare la campagna di Buonajuto. Ipotesi ora congelata. Anche se al consigliere sarebbe arrivato un messaggio incoraggiante dal sottosegretario Luca Lotti. Ma se la tensione dovesse ancora salire, si profila l’ipotesi commissariamento. Accade nella regione dei vari “capolavori“ democrat: i casi De Luca, Ercolano, Giugliano.