domenica 26 aprile 2015

La Stampa 26.4.15
Soltanto 12 deputati sono pronti a votare contro la fiducia
di Francesco Maesano


Il 25 aprile la minoranza Pd l’ha passato a tracciare il confine della sopportazione, la linea di non-ritorno oltre la quale considerare interrotti i rapporti con il premier/segretario. E a contarsi, in vista dell’approdo la Camera dell’Italicum. I nomi del probabilissimo no alla fiducia, se la questione dovesse essere posta dal governo, sono quelli dei Bindi, Fassina, d’Attore, Civati. Ma la conta non dovrebbe superare la dozzina.
«Renzi sta buttando la palla troppo alta, cerca un nemico a qualunque costo», dicono da Area Riformista, indicando nella giornata di martedì un punto di svolta. Il ragionamento è semplice: se il governo porrà la fiducia sulla pregiudiziale di costituzionalità il flebile rapporto di fiducia potrà dirsi incrinato.
Prima di allora la sinistra dem cercherà di trattare fino all’ultimo con Palazzo Chigi uno scambio politico sul Senato alla tedesca. Se il tavolo dovesse saltare il voto di fiducia del grosso della minoranza non sembra comunque in discussione. «Ma con la legge elettorale non finisce il mondo. Gli strappi poi rimangono, anche se non si vedono, e non è detto che sia possibile ricucirli. Renzi può anche vincere la prova muscolare, ma dopo sarà una Cambogia», avvertivano ieri i bersaniani.
Le conseguenze dello strappo sull’Italicum, infatti, non sarebbero immediate. Difficile, ragionano nella minoranza, raccontare che si apre un cantiere alternativo al premier/segretario a partire dalla legge elettorale. Più probabile che si attenda l’autunno, periodo tradizionalmente difficile per i governi, per prendere una decisione drastica, magari agganciandola a un tema di forte impatto sociale come quello della scuola visto che la legge elettorale non sembra far presa sulla pancia dell’elettorato.
L’incidente sul tratto finale dell’Italicum non è comunque scongiurato. La definizione usata venerdì da Renzi di «signori del Parlamento» ha infastidito non poco le anime già tese della minoranza e, se anche l’indicazione generale è di tenere i nervi saldi, in molti sono tentati dallo sgambetto, dal fallo di reazione contro un segretario verso il quale monta l’ostilità. «La fiducia gliela do pure – dice Enzo Lattuca, uno dei deputati sostituiti in commissione – poi però alla votazione finale tolgo la scheda e buonanotte».