domenica 26 aprile 2015

Corriere 26.4.15
L’affondo di Bersani. Il governo fa muro
L’ex segretario: da Renzi pressioni indebite. Letta: se vuoi andar lontano, devi farlo insieme
Le critiche di Boschi all’ex premier. Sbarco in Aula, la votazione potrebbe slittare di una settimana
di Alessandro Trocino


ROMA «Quella di Renzi che dice che se la legge non passa cade il governo è una pressione sul Parlamento indebita, perché non tocca al governo». Pier Luigi Bersani attacca la gestione della «ditta», ovvero del Pd, e il segretario Matteo Renzi, che ha posto l’aut aut tra l’approvazione della nuova legge elettorale e la prosecuzione del governo e della legislatura.
La battaglia si fa sempre più aspra mentre si avvicina il giorno della verità. All’inizio della settimana il Pd si riunirà e il governo deciderà se porre le fiducie, facendo cadere emendamenti e voti segreti e sgombrando il campo all’Italicum. Ma per una questione di calendario l’esame della legge potrebbe slittare ai primi di maggio. La minoranza del Pd resta sulle barricate, anche se bisognerà vedere al momento del voto se prevarrà davvero la linea dura. Per ora si sentono le voci dei big. Bersani rivendica il diritto di libera scelta dei parlamentari «davanti a temi costituzionali»: «Qui si sta cambiando il sistema, cosa che meriterebbe un po’ di attenzione. Viene il dubbio che si vada verso un presidenzialismo senza contrappesi. In nessuna democrazia che conosco la Costituzione e le leggi elettorali sono un affare del governo».
Fa sentire la sua voce anche Enrico Letta, con una frase sibillina che è ovviamente riferita alla leadership del Pd: «Se vuoi andare veloce, corri da solo. Ma se vuoi andare lontano, se vuoi costruire, allora devi farlo insieme». L’accusa dell’uomo solo al comando, fatta a Renzi, risuona nelle parole del suo predecessore. Al quale risponde il ministro Maria Elena Boschi: «Purtroppo, durante la fase del governo Letta, le riforme costituzionali e la legge elettorale erano bloccate. Grazie all’iniziativa del Pd e di Renzi, si è riaperto un percorso di riforme con una maggioranza ampia». Anche il vicesegretario Debora Serracchiani ha fretta: «La riforma elettorale dobbiamo riuscire a portarla a casa. Dobbiamo fare presto».
E se Maurizio Gasparri, di Forza Italia, dice di non accettare «lezioni di coerenza dal Pd», gli risponde Ettore Rosato, capogruppo in pectore dopo le dimissioni di Roberto Speranza: «L’unico vero quesito è come faccia Forza Italia a presentare una questione di incostituzionalità, dichiarando che voterà contro lo stesso testo già votato al Senato».
Se Alfredo D’Attorre e Stefano Fassina hanno già annunciato il loro no, in caso di fiducia e di mancate modifiche al testo, Francesco Boccia spiega invece che chiederà alla base di esprimersi: «Ho convocato l’assemblea provinciale di Barletta. Sono stato eletto in Puglia ed è giusto che l’ultima parola spetti agli elettori del mio collegio. Ascolterò la loro volontà e poi deciderò».
Sulla questione delle riforme interviene anche Giuliano Amato a Radio Radicale: «Per molto tempo si è detto che i governi erano troppo deboli rispetto al Parlamento. Ma con il frequente ricorso a maxi emendamenti e questioni di fiducia, i governi hanno preso forza. E ora, in realtà, il Parlamento italiano è in una condizione di debolezza rispetto all’esecutivo. Speriamo che la riforma costituzionale avvii un più corretto rapporto tra governo e Parlamento».
Ottimista, infine, il presidente del Senato, Pietro Grasso: «Qualsiasi legislatura in Italia è a rischio nel momento in cui inizia. Credo però che spesso le cose provvisorie sono le più stabili. Sono certo e fiducioso che si possa lavorare bene e fino in fondo a questa legislatura».