mercoledì 22 aprile 2015

La Stampa 22.4.15
Il rischio-crisi sul doppio voto alla Camera
di Marcello Sorgi


Il vicesegretario del Pd Guerini l’ha definita “cagnara”. E magari poteva pure risparmiarselo, visto il clima assai teso che si respira da ieri attorno ai primi passi dell’Italicum in Commissione Affari Costituzionali alla Camera: dove, usciti i dieci oppositori interni della legge rimossi dal vertice Democrat, sono entrati dieci sostituti renziani e le opposizioni in blocco hanno deciso per l’Aventino.
Praticato così spesso, sostanzialmente tutte le volte che arriva alla Camera un provvedimento importante per il governo, l’Aventino delle opposizioni - cioè l’assenza ostentata dai lavori parlamentari, per lasciare la maggioranza da sola a votare - , il metodo di protesta che richiama nientemeno quello delle opposizioni al tempo del fascismo, rischia di perdere di significato. La convergenza di partiti così diversi, Forza Italia, Sel, Movimento 5 stelle, Fratelli d’Italia, con Salvini e la Lega indecisi fino all’ultimo se aderire o distinguersi, restando in aula, prima in commissione, poi nell’assemblea plenaria, per metter in scena una protesta spettacolare, è fin troppo chiaramente occasionale. La disponibilità all’ascolto venuta in un primo momento dal Quirinale, dove le delegazioni delle opposizioni vennero ricevute all’inizio del mandato di Mattarella, s’è molto raffreddata, e il Capo dello Stato ha reagito con il silenzio alle richieste di intromettersi nell’eventuale decisione di Renzi di porre la fiducia sui quattro articoli della legge elettorale, per accorciare il sofferto iter parlamentare.
In questo senso la parola “cagnara”, usata da Guerini, sintetizza in modo inopportuno, ma non lontano dalla realtà, una reazione mirata solo alla facciata di un passaggio, duro, sì, ma ormai praticamente deciso, dato che le riserve espresse, sia da Scelta civica, sia da Ncd sul voto di fiducia mirano a un chiarimento in corso d’opera con il premier, ma non saranno mantenute fino all’ultimo se, come sembra, Renzi deciderà di andare avanti lo stesso con la fiducia.
Resta da vedere quale sarà l’atteggiamento della minoranza Pd, o almeno della sua parte più consistente. Immaginare Bersani, Cuperlo, D’Attorre, Fassina e Rosi Bindi votare con Brunetta, Grillo e Giorgia Meloni, sarebbe stato impossibile fino a qualche giorno fa. Da oggi è una possibilità concreta, anche se magari in alcuni casi prevarrà la soluzione dell’uscita dall’aula o dell’assenza al momento del voto.
Inoltre, poiché il regolamento della Camera prevede che nella votazione conclusiva il testo sul quale è stata posta la fiducia venga votato due volte, la seconda nel merito, Brunetta ha annunciato che chiederà lo scrutinio segreto. Un brivido finale che in teoria, ma in pratica non succederà, potrebbe portare pure alla crisi di governo, in caso di risultati difformi delle due votazioni.