sabato 25 aprile 2015

Il Sole 25.4.15
Gli scenari. Timori trasversali sia per il via libera alla legge che per l’eventuale bocciatura
Quella «doppia paura» del ritorno alle urne
di Barbara Fiammeri


A vincere sarà la paura. La paura che se l’Italicum diventerà legge Renzi accorcerà i tempi della legislatura. La paura che , al contrario, se Renzi non otterrà il via libera alla riforma elettorale si tornerà rapidamente al voto, sia pure con il Consultellum. Due paure che, pur fondandosi su scenari antitetici, hanno in comune lo stesso obiettivo: mantenere il più a lungo possibile il proprio seggio parlamentare. È un’esigenza trasversale che accomuna maggioranza e opposizione.
Un sondaggio indicativo ci sarà a breve, martedì, quando in aula si voteranno a scrutinio segreto le pregiudiziali di costituzionalità sull’Italicum. Sarà una prima conta. Ma il clou arriverà la settimana successiva, quando si voterà sul testo finale dell’Italicum. Se Fi manterrà la decisione di chiedere il voto segreto per quest’ultima prova di forza, lì si misurerà quale dei due fronti della paura ha prevalso.
È una mossa ad alto tasso di rischio quella del partito di Silvio Berlusconi, ormai dilaniato da lotte intestine. Denis Verdini è a un passo dall’uscita e con lui altri parlamentari che possono diventare più o meno numerosi; Raffaele Fitto ormai controlla circa un terzo dei gruppi di Camera e Senato ed è pronto a citare in giudizio i vertici del partito in Puglia per abuso del simbolo. Ad aumentare un clima tutt’altro che positivo, c’è poi la certezza dell’operazione restyling. Berlusconi la ufficializzerà subito dopo le regionali. Alcuni segnali sono già evidenti. Non passa giorno che la nuova pasionaria azzurra Silvia Sardone non vada in tv per rottamare tutta la vecchia guardia (ieri ha salvato solo Brunetta, Gelmini e Santanché). Anche l’innesto di Andrea Ruggieri (nipote di Bruno Vespa) che avrà il compito di decidere quali forzisti vanno in tv, non sembra aver riscosso entusiasmi. Così come anche la voce insistente e non smentita della promozione di Antonio Tajani a coordinatore nazionale del partito.
È questo il contesto che accompagnerà il voto sull’Italicum. E se alla fine Renzi dovesse avere la meglio, ottenendo il via libera il voto segreto potrebbe rivelarsi un boomerang per Forza Italia. «Immediatamente partirebbe l’attacco al presunto soccorso azzurro...», confermava ieri un’influente deputata forzista. Ecco perché più di qualcuno in Transatlantico tifa per un nuovo Aventino, per l’abbandono dell’aula che consentirebbe di mantenere l’unità del gruppo e metterebbe in difficoltà il Pd, o meglio, la minoranza del Pd che si dovrebbe assumere la responsabilità di garantire o meno il numero legale e quindi la sopravvivenza del governo. Uno scenario che spaventa e mantiene al lavoro i pontieri (in primis i centristi di Area popolare), i quali, anche in queste ore, cercano di scongiurare le rese dei conti interne insistendo con la proposta «né fiducia né voto segreto». Prospettiva che al momento non ha però fatto breccia.