sabato 11 settembre 2010

l’Unità 11.9.10
Candidati Prc e Pdci nelle liste Pd?
Bersani irritato: veline costruite ad arte
La minoranza veltroniana chiede che venga smentita anche l’ipotesi di un’alleanza allargata alla sinistra radicale. Il segretario del Pd fisserà i paletti domani alla Festa di Torino. E si prepara al confronto interno
d Simone Collini

«Ma Berlusconi lo vogliamo tutti mandare a casa oppure no? E il Pd, vogliamo tutti rafforzarlo?». Raccontano di un Bersani «sorpreso» e anche piuttosto «irritato», dopo la lettura dei giornali di ieri e poi di fronte alla serie di dichiarazioni di suoi compagni di partito diramate dalle agenzie di stampa.
Il “Corriere della Sera” scrive che Bersani avrebbe stretto un accordo con Ferrero e Diliberto per candidare alle prossime politiche nelle liste del Pd esponenti di Rifondazione comunista e del Prc, e che questo avrebbe provocato l’irritazione di Veltroni. Fioccano le smentite da parte dei leader di Prc e Pdci, del portavoce della Federazione della sinistra Cesare Salvi («Figuriamoci se il Pd possa proporci una cosa del genere o se noi, e tanto meno io che sono uscito dal Pd, si possaaccettare»)edapartedelcapo della segreteria politica di Bersani, Filippo Penati, che concorda col segretario questa nota: «Stupisce che possano trovare credito veline infondate costruite ad arte e fatte circolare con sapienza per suscitare zizzania e manipolare il dibattito interno del Pd». E poi: «Trovo paradossale che si chieda la convocazione degli organismi dirigenti del partito sulla base di informazioni di questo tipo».
Quello che non va giù a Bersani, infatti, non è soltanto un’operazione che si fa via via più evidente, e cioè che nell’ottica del post-berlusconismo, in alcuni settori che contano si vorrebbe far aumentare il potere contrattuale del terzo polo, a scapito del Pd. A colpire Bersani è l’enfasi delle critiche mosse dalla minoranza veltroniana rispetto all’ipotesi di un’alleanza elettorale che, nell’«emergenza» di un voto anticipato e «in difesa della Costituzione», coinvolga anche la sinistra radicale. Il leader del Pd fisserà alcuni punti fermi col discorso di chiusura della Festa di Torino, domani, e si prepara al confronto interno che avrà una prima tappa nella riunione del coordinamento (di cui fanno parte tutti i big del partito) prevista per giovedì e poi una discussione più ampia in una Direzione prevista per il 23.
DEMOCRATICI A CONFRONTO
I veltroniani Verini, Tonini e Minniti, che avevano chiesto la convocazione dell’organismo già dopo che nei giorni scorsi si era iniziato a parlare di una «alleanza democratica» allargata a Prc e Pdci, da un lato apprezzano la smentita di Penati circa l’ospitalità nelle liste Pd, dall’altro fanno capire che se non verrà smentita anche l’intenzione di un’alleanza così larga daranno battaglia. Veltroni giudica un errore eventuali «sante alleanze» antiberlusconiane, ma sulla linea del “primum via Berlusconi”, Bersani ha incassato l’appoggio anche di esponenti della minoranza come Franceschini. Il capogruppo del Pd alla Camera interviene alla Festa dell’Udc e fa capire che, se ci sarà da schierarsi, luisimanterràsullalinea«includente» di Bersani. «Tutti i giorni soffro quando sento il linguaggio, i temi e gli argomenti di Di Pietro, ma bisogna essere includenti», dice Franceschini tendendo poi la mano agli stessi centristi: «Dobbiamo accettarci reciprocamente e, anche nelle diversità, capire quanta strada possiamo fare insieme».

Corriere della Sera 11.9.10
«Ferrero e Diliberto? Nessun accordo siglato». Ma nel Pd è allarme
di R. R.

Fioroni: mai o addio ai rapporti con Casini e Api

ROMA — Nel Pd non accenna a placarsi la polemica suscitata dalle notizie delle trattative con Paolo Ferrero e Oliviero Diliberto in vista delle prossime elezioni. I vertici del Partito democratico smentiscono di voler candidare nelle loro liste esponenti del Prc e del Pdci. Lo fa Filippo Penati, con una nota scritta. Poi a voce aggiunge: «In politica mai dire mai, ma assicuro che allo stato non c’è un accordo siglato». E Maurizio Migliavacca, che nei giorni scorsi ha incontrato i due leader neocomunisti, ribadisce che non vi è ancora niente di stabilito. Smentite giungono anche da Diliberto e Ferrero.
Ma queste precisazioni non bastano. I veltroniani Marco Minniti, Walter Verini e Giorgio Tonini insistono nel chiedere la convocazione della Direzione nazionale. Analoga richiesta avanzano gli ex ppi, molto preoccupati della piega che stanno prendendo gli eventi. Il l or ole ader , Beppe Fi or oni , prende atto delle smentite, ma aggiunge: «Nessuno all’interno del Pd può pensare di candidare esponenti di Rifondazione comunista o del Pdci nelle nostre liste perché questo farebbe saltare il progetto stesso del Partito democratico. Alleanze con questi soggetti politici mettono a repentaglio il nostro profilo riformatore e minano ogni ipotesi di rapporto con i moderati di Casini e Rutelli». Già, dice proprio così Fioroni, che ieri è stato bersagliato da sms e telefonate degli ex popolari sul piede di guerra per tutte queste aperture a sinistra.
Il caso, dunque, non è archiviato. Tutt’altro. E le smentite vengono prese per buone da veltroniani ed ex ppi solo nelle dichiarazioni ufficiali. Del resto, non potrebbe essere altrimenti. Anche perché ieri di questo accordo parlava in prima pagina uno dei due giornali del Partito democratico, Europa, in un articolo del suo direttore, Stefano Menichini, dal titolo più che esplicito: «Neocomunisti nelle liste del Pd». «Il segretario — scriveva Menichini — ha stretto un accordo con i capi di ciò che rimane della diaspora comunista. Non Nichi Vendola, attenzione, bensì i suoi nemici giurati Ferrero e Diliberto».
E ancora, in un altro passaggio il direttore di Europa sottolineava che il Partito democratico non offre solo un’alleanza ai neocomunisti: «Come fece con i radicali offre loro posti nelle proprie liste, a patto che, una volta tornati deputati, i neocomunisti non avanzino pretese».
Il direttore di Europa ha svelato anche un altro particolare, molto interessante, perché fotografa bene la situazione interna al partito. Spiegando per quale motivo il Pd si sia deciso a un passo del genere, Menichini scriveva: «L’argomento (io l’ho ascoltato da Dario Franceschini) è che anche i voti della Federazione della sinistra sono indispensabili a battere la destra». Quindi pure il capogruppo della Camera, che formalmente fa ancora parte della minoranza del partito, sapeva. Già, infatti alcuni esponenti pronti a traghettare dall’area veltroniana alla maggioranza bersaniana erano stati informati delle trattative in corso con Diliberto e Ferrero e del tipo di accordo che si stava stipulando con Prc e Comunisti Italiani.

Corriere della Sera 11.9.10
«Non saremo nelle liste però di alleanze si parla»

Il leader prc «Piccioni un amico, non avrà ruoli»

ROMA — ( M. Gu.) Pur di sconfiggere Berlusconi, è disposto ad allearsi «anche col diavolo». Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista e leader della Federazione della sinistra, è «assolutamente pronto» alle elezioni. Non ha ambizioni di governo, ma lavora per costruire in autunno «una grande opposizione sociale». Dialogando anche con il Pd di Pier Luigi Bersani. Qualcuno teme che vogliate rifare l’Unione di Prodi «Non esiste. Abbiamo già verificato che non funziona. Non abbiamo intenzione di partecipare all’Ulivo: è una ipotesi moderata. Noi siamo per aggregare tutta la sinistra fuori dall’Ulivo. Vogliamo stringere un patto democratico con il Pd, anche se abbiamo differenze molto pesanti. Ma non entreremo nelle liste di Bersani. Tra l’altro, nessuno ce lo ha proposto».
Eppure col segretario del Pd vi siete visti, giusto?
«Ci siamo visti prima dell’estate e ci sentiamo, certo. Con questa legge elettorale l’unico modo per battere chi sta demolendo l’Italia è una alleanza larga che cambi le regole, nella logica di D’Alema. L’ipotesi veltroniana di un Pd stretto non funziona».
E alle primarie voterete per Vendola o per Bersani?
«Vedremo. Nel caso della Puglia noi del Prc siamo stati l’unico partito che ha dato una chiara indicazione di voto per Vendola. Se ci saranno primarie dovremo vedere la proposta, per noi valgono solo i contenuti. Voteremo chi ci darà risposte su abrogazione della legge 30, ritiro delle truppe dall’Afghanistan, abolizione del finanziamento alle scuole private... Ma non ci sarà nessuno scambio tra primarie e liste elettorali, la politica italiana è già un grande pasticcio».
Perché ha pensato di affidare un ruolo all’ex brigatista Francesco Piccioni?
«Piccioni è un amico, l’ho conosciuto dopo che è uscito di galera quando già faceva il giornalista al Manifesto. È uno che ha sbagliato. Non avrà alcun ruolo dentro Rifondazione».

Rifondazione comunista 11.9.10
Ferrero: smentisco nel modo più categorico le affermazioni del Corriere della sera

La notizia secondo cui il sottoscritto e Diliberto si candiderebbero all’interno delle liste del PD è falsa e destituita di ogni fondamento. Non ce lo ha mai proposto il PD e non lo abbiamo mai proposto noi. E’ così assurda che nonostante la fantasia non difetti non è mai venuta in testa a nessuno. La Federazione della Sinistra di cui PRC e PdCI fanno parte ha proposto da mesi la costruzione di una alleanza democratica finalizzata a sconfiggere Berlusconi, a difendere la democrazia e a cambiare la legge elettorale in senso proporzionale. L’ho fatto personalmente nel mio intervento alla Manifestazione unitaria delle opposizioni in difesa della democrazia che si è tenuta in Piazza del Popolo il 13 marzo scorso, lo ha riproposto Bersani qualche giorno fa. Questo è l’oggetto di pubblico confronto tra noi e il PD: la costruzione di un fronte democratico per battere Berlusconi e superare l’emergenza democratica, non la partecipazione all’Ulivo, al governo ne tantomeno la partecipazione nelle liste del PD.
In secondo luogo non ci è mai stato proposto nessun scambio sulle primarie e forse è bene ricordare che Rifondazione Comunista è l’unico partito oltre a SEL che ha appoggiato Vendola nelle primarie in Puglia.
Per quanto riguarda Francesco Piccioni, dopo aver pagato il suo pesante debito con la giustizia, è oggi giornalista del Manifesto che conosco da anni. Non è dipendente di Rifondazione Comunista ne è in procinto di diventarlo. Non è il mio portavoce ne è in procinto di diventarlo, così come non ha alcun incarico a Rifondazione Comunista.
Mi dispiace che dopo i casi Boffo e Fini continui l’uso delle relazioni tra le persone a fini di distruzione politica.

Repubblica 11.9.10
Se il cavaliere compra il Corriere della sera
di Giovanni Valentini

Al di là delle strumentalizzazioni e delle convenienze di parte, di fronte alla spettacolare implosione del centrodestra innescata dall´espulsione di Gianfranco Fini e dei suoi fedelissimi dal PdL, in un Paese normale sarebbe fisiologico andare alle elezioni anticipate per ricostituire una maggioranza parlamentare e di governo. Ma, in una situazione evidentemente anomala come quella italiana, sarebbe ancora più opportuno modificare prima la legge elettorale e stabilire magari nuove norme per assicurare la regolarità della competizione. Altrimenti, l´Italia rischierebbe di ritrovarsi a breve in una condizione analoga o forse anche peggiore.
Il fallimento della legge elettorale in vigore è sotto gli occhi di tutti. Definita – come si sa – una "porcata" dal suo stesso artefice, il ministro leghista Roberto Calderoli, ha prodotto la più grande maggioranza parlamentare nella storia della Repubblica. Ma neppure questo è stato sufficiente a tenerla in piedi più di mezza legislatura.
La legge in questione ha notoriamente due gravi difetti che la rendono illiberale e antidemocratica. Il primo consiste nel meccanismo per cui la coalizione che consegue la maggioranza relativa, anche inferiore al 30 per cento, conquista una larga maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento. Un super-premio di maggioranza, insomma, che altera e distorce il responso delle urne, consentendo poi a una minoranza elettorale di governare contro la maggioranza reale del Paese.
Il secondo difetto, non meno grave del primo, è che espropria i cittadini del diritto di scegliere i loro rappresentanti consegnando questo potere esclusivo nelle mani dei capi-partito. I parlamentari non sono più eletti dal popolo, ma nominati dall´alto. E perciò stabiliscono con i rispettivi vertici non già un rapporto di lealtà o di fedeltà, bensì di subalternità pressoché assoluta: fino alla sottomissione personale o addirittura alla "prostituzione", come ha denunciato nei giorni scorsi la parlamentare finiana Angela Napoli.
Aggiungiamo pure un ulteriore elemento che spesso si tende a ignorare o trascurare. In forza di questa legge, nelle due Camere siedono attualmente un´ottantina di parlamentari inquisiti, imputati o prescritti. E, fatto ancora più scandaloso, una ventina fra deputati e senatori che sono tecnicamente pregiudicati, cioè condannati con sentenza definitiva: l´elenco completo si può consultare nell´ultimo libro di Marco Travaglio, Ad personam (pagg. 465-469). Prima di tornare alle urne, le forze politiche - di destra, di centro e di sinistra – non vogliono prendere almeno l´impegno formale di non ricandidare più delinquenti?
E veniamo alla regolarità della competizione elettorale, a cominciare dalla questione tuttora aperta del conflitto d´interessi. Già a suo tempo l´ex direttore del Corriere della Sera, Paolo Mieli, scrisse che senza aver risolto questo problema "la legislatura non sarebbe neppure cominciata". Ma alla fine del prossimo dicembre, in base alla famigerata legge Gasparri, scadrà la norma della vecchia legge Mammì che vietava a chi possiede tre reti televisive di acquisire il controllo dei giornali. E il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi – se e quando volesse – potrebbe acquistare anche il quotidiano di via Solferino o qualsiasi altro, ammesso che con le sue larghe disponibilità o con altri mezzi riesca a convincere gli attuali proprietari a vendere.
Negli archivi di Montecitorio, dal 30 aprile scorso giace in proposito una micro-proposta di legge i cui i primi firmatari sono Paolo Gentiloni (Pd), Giuseppe Giulietti (IdV) e Roberto Rao (Udc). Il testo contiene un solo articolo, di poche righe, che proroga ulteriormente al 31 dicembre 2015 una tale eventualità. Non è arrivato ormai il momento di mettere ai voti questa proposta e magari di approvarla?
Poi, c´è il controverso capitolo delle nuove frequenze televisive da assegnare, il cui numero è aumentato in seguito all´introduzione del sistema digitale terrestre. Dagli Usa all´Europa, sono state messe a gara e lo Stato ha realizzato incassi cospicui: una ventina di miliardi di dollari in America, quattro miliardi di euro in Germania. E altrettanto intendono fare nel 2011 anche Francia e Gran Bretagna. In Italia, dove l´asta potrebbe rendere due o tre miliardi di euro, non se ne parla e anzi si pensa di redistribuire queste frequenze all´interno del vecchio club televisivo, dominato da Rai e da Mediaset. Sarebbe un altro scandalo di regime, a vantaggio dei soliti noti e a danno dell´erario: quindi di tutti noi, cittadini e contribuenti.

l’Unità 11.9.10
Finocchiaro: «Il candidato del Pd? Può non essere il segretario»
Dibattito a tutto campo, dalla maggioranza che va avanti a piccoli patti al Pd che invece cerca condivisioni ampie sul territorio. Poi la disputa più intrigante su chi dovrò rappresentare il partito in caso di primarie.
di Maria Zegarelli

Folla della grandi occasioni nella sala Norberto Bobbio, lunghi applausi per Anna Finocchiaro (che la platea accoglie con un’ovazione) e Sergio Chiamparino, in occasione della presentazione del libro del sindaco di Torino La Sfida, oltre il Pd per vincere anche al Nord. Si parte subito da qui, da quello che Marcello Sorgi, ex direttore de La Stampa, definisce, «l’atto d’accusa al centro del partito» che ha lasciato che la Lega avanzasse e conquistasse terreno. «È vero che non siamo riusciti in questi anni a capire come il Nord sarebbe cambiato – ammette Finocchiaro -, ma questo non vuol dire che il centrodestra sia riuscito a capirlo e interpretarlo e mi riferisco sia ai governi Berlusconi, sia ai governi di centrodestra locali. Più che guidare il Nord lo hanno assecondato. Attenti a non creare falsi miti». La riforma Gelmini, ad esempio, non è una riforma strutturale, ma congiunturale, dettata dalla necessità della crisi, e non dalla necessità di rilanciare la scuola. «Ed è così per tutti gli interventi della politica del centrodestra». Vero, il Pd deve ripartire, ma “non soltanto al Nord” e l'occasione è «questa campagna elettorale, quella che comincerà molto a breve, ci vuole un partito nella pienezza della sua forza e quindi proporrei che questa sia l'attività principale del dirigenti dei militanti».
Un partito forte, ma che deve trovare anche il «coraggio» incalza il Chiampa, «per governare un cambiamento che può anche spaventare ma deve essere gestito. Se nella percezione comune Lega è uguale a sicurezza», bisognerebbe anche spiegare che se il governo taglia e le forze dell'ordine non hanno neanche le macchine, è più complicato garantire la sicurezza. E il «federalismo, senza risorse cos'è?». E a Sorgi che chiede cosa succede se si torna al voto in Piemonte, Chiamparino risponde: «Io sono sempre stato leale a Mercedes Bresso e si rifaranno le elezioni sarà Mercedes a dover dire la prima parola». E si arriva al nuovo Ulivo e alle primarie: «Se si vuole costruire un nuovo Ulivo, e qualcuno mi deve spiegare perché quando l’ho detto io sei mesi fa non andava bene, io dico: apriamo un confronto programmatico serio con gente disposta a metterci la faccia, riconoscibile. Se il Pd non cambia regolamento non potrò presentarmi alle primarie di coalizione, visto che in quel caso si dovrà candidare il segretario. Ma siamo d’accordo che dobbiamo avviare subito un confronto programmatico? Se ne avrò la possibilità, senza ledere la lealtà di partito mi candiderò».
Anna Finocchiaro risponde che il problema non è cambiare il regolamento Pd, così come il governo di resistenza costituzionale «di cui potrebbe far parte anche Fini, potrebbe essere utile per superare l'attuale crisi, per fare una nuova legge elettorale, ma non sarebbe un governo transitorio. L’Italia ha bisogno di un governo stabile per i prossimi dieci anni».
Non dalle alleanze, dunque, non dal programma o dai candidati, ma da un patto con il paese e con le parti sociali che lo animano lavoratori, imprenditori, insegnanti – che si deve iniziare. «Creare un blocco sociale, disegnare un percorso, indicare quattro priorità, dire con chiarezza quali saranno i sacrifici da affrontare e quali le conseguenze positive che porteranno. Poi, vedremo chi vorrà confrontarsi sulla base delle indicazioni che ci arrivano dal paese». È questo, dice, «il nuovo Ulivo di cui parla Bersani. Se alla fine di questo percorso e incassato questo patto capiremo che il candidato migliore può non essere il segretario, ci sarà un atto di umiltà. Ma il patto lo dobbiamo fare con l'Italia, per convincerla a votarci ad avere fiducia in noi, altrimenti non c'è leader che tenga. L'Italia si fidava di Prodi e Ciampi e dell'idea di paese che avevano».

l’Unità 11.9.10
L’annuncio del ministro. Ma Pd e Cgil non le credono: con questi tagli sono previsioni irreali
Presentate le nuove regole per la formazione degli insegnanti: «Via gli scatti di anzianità»
Gelmini prende in giro i precari: «Li smaltiremo in6o7anni»
di Felice Diotallevi

Gelmini annuncia: «I precari della scuola saranno assorbiti in 6-7 anni». Pd e Cgil: «Numeri non credibili». Il ministro presenta le nuove regole per la formazione: «Stop agli scatti di anzianità, premiamo il merito».

«Ci vorranno 6-7 anni per assorbire i 220mila precari della scuola, anche grazie ai nuovi pensionamenti», giura Mariastella Gelmini, ministro dell’Istruzione. Ma la notizia, buona se fosse vera, non convince il mondo della scuola. Così come le nuove norme sulla formazione degli insegnanti, annunciate dalla ministra, non convincono fino in fondo i sindacati. Gelmini ha anche parlato dei sanguinosi tagli e dei loro effetti, assicurando una «boccata d’ossigeno»: «Considerando i pensionamenti avvenuti, nel 2009 sono stati tagliati 12mila posti e altri 2mila nel 2010, a questi 14mila verrà trovato un posto di lavoro grazie agli accordi con le Regioni e al “salvaprecari”».
Le reazioni sono decisamente negative. «Non solo non vi è stata alcuna soluzione concreta, ma sono stati occultati ancora una volta i dati reali», attacca Domenico Pantaleo, segretario della Flc Cgil. «La differenza tra quanti avevano avuto le supplenze annuali lo scorso anno e quanti l’avranno quest’anno è secondo le nostre previsioni di 20mila in meno tra docenti ed Ata. Altri 10mila docenti saranno in soprannumero». E Francesca Puglisi, responsabile Scuola Pd: «Il ministro confonde le acque sui numeri e sui tempi di assorbimento dei precari perché dopo i suoi tagli non basterà certo il turn over dei pensionamenti a riparare i danni». «Nel 2008ricor-
da Puglisiil governo Prodi aveva programmato un piano di assunzioni di 150mila precari in tre anni che avrebbe portato all’esaurimento delle graduatorie».
Quanto alle nuove regole per la formazione iniziale dei docenti, il governo prevede un periodo di tirocinio in classe, accesso limitato e programmato in base al fabbisogno reale del sistema, lauree specifiche a numero chiuso con un investimento su inglese e nuove tecnologie. «Così eviteremo la formazione di nuovo precariato», dice il ministro. Che annuncia la fine degli scatti di anzianità e l’introduzione di nuove incentivi legati al merito: «Bisogna trovare una strada per valutare e premiare gli insegnanti, per via contrattuale o legislativa».
Ma anche sulle nuove regole ci sono dubbi. Di «elementi di criticità» parla la Cgil, che si dice pronta a discutere di valutazione dei prof. «solo di fronte a risorse certe» e fa quadrato sugli scatti di anzianità: «Non siamo disponibili a cancellarli». Più disponibile la Uil, che parla di proposte «condivisibili» ma avverte: «Nella fase transitoria si rischia di creare nuovo precariato».
Non si ferma la mobilitazione dei precari contro i tagli: domani sono attese migliaia di persone a una manifestazione sulle due sponde dello stretto di Messina. «Chiederemo a gran voce le dimissioni della Gelmini», assicurano gli organizzatori. E lunedì, primo giorno di scuola in molte regioni, proseguiranno le iniziative di protesta: Sinistra e libertà ha organizzato volantinaggi davanti alle scuole in oltre 100 città.

Corriere della Sera 11.9.10
Tredici suicidi tra le vittime della pedofilia

BRUXELLES — Ci sono anche 13 suicidi, nella storia degli atti di pedofilia compiuti da alcuni sacerdoti della chiesa cattolica belga: 13 vittime suicide, 40 anni di abusi sessuali commessi su minorenni, 327 denunce presentate da «ex ragazzi» che magari oggi hanno 70 anni, e altre 161 firmate da «ex ragazze». Sta tutto in un rapporto, quello della Commissione pastorale di inchiesta presieduta da Peter Adriaenssens, e il rapporto sta da ieri su Internet: «E’ il dossier Dutroux della Chiesa», ha detto Adriaenssens. Non poteva usare parole più tragiche: Marcel Dutroux è il nome del pedofilo assassino che questo Paese non è mai riuscito a dimenticare. Il dossier raccoglie solo le denunce presentate nei primi 6 mesi del 2010 (quando il vescovo di Bruges si dimise dopo aver confessato gli abusi compiuti su un nipote). Quelle pagine, perciò, aprono uno spiraglio parziale: ma secondo gli stessi firmatari, intorno agli anni Sessata non c’era in Belgio una parrocchia, o una scuola cattolica, dove non circolassero certi sospetti. Anche se, si precisa, «non vi è stato un insabbiamento organizzato», e indagini condotte nel Nord Europa hanno permesso di accertare che la pedofilia esiste anche presso altre confessioni e altre fedi. Ma le testimonianze, depurate dai nomi e finite ora su Internet, fanno venire davvero i brividi: «Avevo 17 anni quando quella relazione iniziò. Ero una ragazzina silenziosa che non guardava i ragazzi. Quando dissi al prete che volevo farmi suora, lui divenne il mio confidente. Disse che dovevo imparare come si dà la tenerezza umana, e che era meglio per me impararlo con dolcezza da lui. Io mi chiedevo: è giusto che questa cosa mi piaccia? Poi, un 30 giugno, dalle carezze passò all’atto sessuale... Ho dovuto attraversare immense depressioni, 4 anni di psicoterapia, e un tentativo di suicidio, per uscire da tutto ciò».

Repubblica 11.9.10
"Dopo le molestie, 13 suicidi" rapporto shock sui preti pedofili
Belgio, le conclusioni della commissione d'inchiesta

Il dossier getta luce sul dramma delle vittime, ma non chiarisce il ruolo dell´episcopato
Il neuropsichiatra denuncia: nessuno dei responsabili ha avuto il coraggio di testimoniare

BRUXELLES - Tredici suicidi, almeno sei tentati suicidi. Questo è un primo bilancio, ancora molto parziale, della tragedia rappresentata dagli abusi sessuali contro minori compiuti dal clero belga. È quanto risulta dal rapporto della Commissione indipendente costituita dall´episcopato e presieduta dal neuropsichiatra infantile Peter Adriaennsens, che è stato presentato ieri alla stampa.
Il rapporto verte su 124 testimonianze esaminate tra i quasi cinquecento casi che sono stati denunciati alla commissione tra gennaio e giugno scorsi.
«Dal solo dato dei suicidi e di tentati suicidi si può capire l´ampiezza dei danni provocati sulle vittime», ha detto il professor Adriaennsens incontrando la stampa. «Le vittime - ha detto ancora il neuropsichiatra - attendono e meritano una Chiesa coraggiosa, che non teme di essere messa di fronte alla propria vulnerabilità, di riconoscerla e di cooperare alla ricerca di risposte eque».
Secondo il rapporto, «nessuna congregazione religiosa sfugge alle pratiche di abusi sessuali sui minori compiute da uno o più dei suoi membri». La maggior parte dei fatti presi in esame risale a molti anni fa, dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta, ed è dunque caduta in prescrizione da un punto di vista penale. Due terzi dei casi hanno avuto per vittime bambini, mentre un terzo sono bambine. L´età media delle vittime al momento degli abusi è di dodici anni, anche se si registrano casi di violenze compiute su piccoli di due o cinque anni.
Oggi, le persone che hanno trovato il coraggio di rivolgersi alla commissione episcopale hanno in media cinquanta o sessant´anni. Ma per molte di loro il trauma delle violenze subite è ancora vivo e doloroso.
Il rapporto della Commissione Adriaennsens non risolve però uno dei nodi cruciali dello scandalo che sta travolgendo la Chiesa belga: se cioè le autorità ecclesiastiche fossero al corrente degli abusi e se abbiano fatto qualcosa per proteggere i preti colpevoli e per soffocare lo scandalo. «Ci rendiamo conto che eravamo assolutamente mal informati e che non eravamo consapevoli della gravità del fenomeno e del fatto che queste vittime sarebbero state ferite per tutta la vita», ha commentato il vescovo di Tournai, Guy Harpigny.
Una donna che era stata abusata da un sacerdote nel 1983, racconta di essere andata a denunciare le molestie al suo vescovo. E di essersi sentita rispondere: «Smetti di guardarlo e vedrai che ti lascerà in pace».
In particolare, il rapporto non fa luce sul ruolo svolto dal cardinal Danneels, per decenni primate della Chiesa belga. Le indagini sul suo conto hanno subito una brusca battuta di arresto quando, giovedì scorso, la magistratura ha dichiarato non valide le perquisizioni spettacolari condotte nella sede dell´episcopato belga, nella casa del cardinale e addirittura nella cattedrale di Malines e nelle tombe di due ex primati. La perquisizione aveva anche portato al sequestro dei dossier raccolti dalla commissione episcopale di inchiesta e del computer del cardinale. I magistrati hanno giudicato che l´iniziativa del procuratore era da considerarsi «eccessiva». Solo dopo il dissequestro dei dossier, Adriaennsens ha potuto rendere noto il primo rapporto della sua inchiesta.
Che la questione delle responsabilità e del loro accertamento resti aperta è dimostrato anche da un fatto denunciato dallo stesso Adriaennsens. Nonostante un forte appello lanciato dall´attuale primate del Belgio, monsignor Leonard, nessuno degli autori degli abusi fin qui accertati si è fatto vivo con la commissione o con l´episcopato. «La Chiesa dovrebbe prevedere sanzioni più severe per coloro che non si presentano spontaneamente», ha dichiarato Adriaennsens.
Che ci sia scarsa speranza di ottenere giustizia, o anche solo un risarcimento, per le violenze subite è dimostrato anche dal fatto che solo il 5 per cento delle vittime ha deciso di rivolgersi ad un avvocato per far valere i propri diritti. «Dobbiamo aiutare le vittime ad organizzarsi per stabilire un contatto con la Chiesa e con le autorità», ha detto il professore. Che, dopo il sequestro dei dossier da parte della magistratura, aveva dato le dimissioni insieme con tutti i membri della commissione di inchiesta.
(a. b.)

Repubblica 11.9.10
Aquisgrana, 24 religiosi accusati di abusi

BERLINO - Nel corso degli ultimi 65 anni sono stati 24 i preti pedofili della diocesi di Aquisgrana responsabili di abusi sessuali nei confronti di minori. Lo rivela la diocesi della città di Carlo Magno, precisando che domani in tutte le chiese verrà letta una lettera del vescovo, Heinrich Mussinghoff, in cui si chiede perdono alle vittime. La diocesi spiega che 7 dei 24 preti pedofili hanno subito condanne penali per gli abusi commessi su minori, mentre in un caso il procedimento giudiziario è ancora pendente. In un altro caso la procedura giudiziaria non è stata avviata a causa della mancanza di una denuncia.

Repubblica 11.9.10
L'intervista. Amedeo Quondam anticipa il suo intervento sul saggio del poeta
Il più classico dei rimedi nella ricetta di Petrarca
De remediis utriusque fortunae, un trattato sui diversi modi di affrontare sia la buona che la cattiva sorte
di Federico Pagliai

La conoscenza doveva salvarci, la conoscenza ci ha travolti come un fiume in piena. Declassata al rango di informazione, globalizzata, enfatica, tendenzialmente istantanea, ha snudato l´uomo davanti all´urto della storia. Una storia che ha la forza di sempre; l´identica cieca ineluttabilità. Perciò non sorprende che volentieri si torni ai pensatori del passato, alle loro domande fondamentali, alle poche ma solide risposte disponibili. Tanto meno sorprende il successo che - un´edizione dietro l´altra - riscuote la sezione che il Festivalfilosofia di Modena dedica alla Lezione dei classici.
Francesco Petrarca, con il suo De remediis utriusque fortunae, è uno dei grandi maestri della cultura occidentale che viene schierato quest´anno. Ad Amedeo Quondam il compito di renderlo accessibile al vasto pubblico della manifestazione. Grande esperto di cultura umanistica, Quondam dal 1978 è professore ordinario di Letteratura italiana all´università La Sapienza di Roma. è tra i fondatori dell´Associazione degli italianisti italiani, nonché suo presidente dal 2005. Tra le altre cose, è direttore del Centro interuniversitario biblioteca italiana telematica. Ascoltarlo, nel pomeriggio di sabato 18 settembre, non sarà un´occasione da poco, vista anche la scarsa diffusione di questo testo di Petrarca. In maniera meno sintetica - dice Quondam - il titolo De remediis utriusque fortunae potremmo tradurlo con l´espressione "quali possono essere i rimedi per fronteggiare sia la buona che la cattiva sorte". Aldilà di tutte le possibili banalizzazioni e semplificazioni, di questo si tratta e non è affatto poco. Siamo davanti alla domanda fondamentale dell´uomo davanti al senso della propria esistenza.
Tra i testi di Petrarca, si tratta certamente di uno dei meno noti. Come lo ha incrociato?
«Sono arrivato al De remediis andando a ricostruire la tradizione dei moralisti e devo dire che è stata una scoperta per certi versi sconvolgente. Quando parlo di moralista, intendo non tanto un filosofo o un teologo quanto un letterato o in generale un intellettuale che riflette sulla condizione umana. Si tratta di una tradizione che normalmente viene riferita, in termini di primato, alla Francia».
E invece cosa ha scoperto?
«Ho scoperto che la paternità di questo tipo di testi, nella forma aforistica che per esempio rintracciamo in molti autori francesi o anche nello stesso Leopardi, è senza dubbio riconducibile al Petrarca. Nella forma, certamente. Ma anche nella sostanza. Nel tentativo di dare un certo tipo di risposta ai grandi dilemmi della vita».
Davanti ai colpi della sorte, quali rimedi offre Petrarca?
«La tradizione li ha spesso banalizzati, ma i suoi rimedi sono quelli di una forma del vivere fondata sulla consapevolezza, con tutte le tipiche categorie della tradizione stoica. Pur muovendosi in una prospettiva cristiana, che assegna all´uomo un destino eterno, Petrarca fa soprattutto riferimento alla lezione dei classici, prospettando un transito terreno con poche consolazioni, se non quella di un agire razionale e sempre consapevole».