«La verità? È quella che non vediamo...»
l’Unità 27.6.10
Metti un giorno con Saramago
di Vanni Roncisvalle
Lisbona. ... Ci sbrigammo in due ore, nel fantastico Parco dell’Estrella. «La storia è al centro di ogni mio libro», disse Saramago. Coppie di anziani giocatori di scacchi improvvisavano partite sedendo a cavalcioni sulle panchine. Come tutti gli anziani che hanno acquistato fama dopo la maturità Saramago aveva molte cose da dire in pubblico; aveva un bel timbro di voce; ma nessuno di quei giocatori levò mai il capo verso di noi, gli eredi dei conquistadores di metà del nuovo mondo, degli «scopritori» come Cabral; nessuno si distrasse a sentire di Fernao Mendes Pinto e delle sue storie di naufragi.
«La storia che ci hanno insegnato ha un obbiettivo normalmente politico, normalmente ideologico. Come loro sfidandosi con gli scacchi vi è un procedimento mentale che porta ad un logica soluzione. La sconfitta dei bianchi la vittoria dei neri e viceversa. L’errore sta nel ritenere che quello sia l’unico risultato possibile o meglio, che quello sia l’unico schema mentale per giungere a quel risultato. Invece gli schemi sono infiniti; fluttuano nell’universo per incanalarsi nella storia. È a quel punto che la storia è verità».
LA PERCEZIONE DELLA VERITÀ
«E la letteratura?» «Quando scava nella storia è buona letteratura». «E i poeti?». «A due passi da qui abita una poetessa; si chiama Sophia Andresen de Mello; prestando ascolto, nella conchiglia dei suoi versi si può sentire l’eco delle Lusiadi... Beh, tre quarti della costituzione portoghese, all’indomani della Rivoluzione dei Garofani, li ha scritti lei. Fatto questo tornò ad occuparsi di poesia e nessuno la chiamò più per compiti che non fossero di un poeta».
«Cioè?»
«Percepire la realtà. Ossia la verità, quella che non vediamo».
«La verità è che i poeti non servono più il giorno dopo la rivoluzione?»
«Esatto».
Ne emerse, senza farne parola in modo specifico una distanza abissale con Pessoa.
Letteratura e verità nella patria di uno come Pessoa che della verità in letteratura non sapeva proprio che farsene. «Secondo me», aggiunse Josè Saramago, «dobbiamo chiederci che cosa è vero e a che cosa serve soprattutto la storia».
Suonò mezzogiorno e filammo verso la Rua de Combos. Il monumento ad Eca de Queiros, l’autore di Il prete Amaro. Esempio mirabile di come si fa un prete in letteratura. Il marmoreo signore in redingote e pince nez che si affacciava da dietro un nudo femminile come tenesse un sermone.
«Quella è la verità...». Vi era da chiedergli perché uno scrittore che di professione è un inventore di fole deve essere immortalato avvinto alla «nuda verità». Non lo chiesi ma Saramago, percettivo, indicò quell’insieme inquietante che ci sovrastava: «Quei due rafforzano il mio concetto».
Che escludeva il documentario di Wim Wenders su Lisbona. Il ‘mitico’ tram 28. E la saudade, rimpianto, per aver lasciato che Colombo avesse scoperto l’America in nome delle Loro Maestà i reale di Spagna; un’occasione persa dopo tutto il lavoro che aveva fatto Dom Enrique il Navigatore. Poi, otto anni dopo del 1492 si dovettero accontentare del Brasile. «Niente scoperte» disse Saramago. «Conquiste imperialistiche».
Repubblica 27.6.10
Inchiesta sulla pedofilia, Vaticano durissimo: "Vescovi sequestrati come nei regimi comunisti"
Bertone attacca il Belgio "Blitz inaudito anti-pedofilia"
Ma Bruxelles andrà avanti con le indagini
di Marco Ansaldo
CITTÀ DEL VATICANO Rabbia in Vaticano per le modalità della perquisizione della polizia nella sede della Conferenza episcopale belga, ordinata dalla magistratura che conduce un´inchiesta sulla pedofilia. Il segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, è duro: «Non ci sono precedenti, nemmeno nei regimi comunisti di antica esperienza». Convocato l´ambasciatore di Bruxelles presso la Santa Sede, al quale è stato espresso «il rammarico» per l´azione dei giudici.
CITTÀ DEL VATICANO «Per il sequestro dei vescovi durante la perquisizione della polizia nella sede della Conferenza episcopale belga non ci sono precedenti. Nemmeno nei regimi comunisti di antica esperienza».
C´è rabbia e sgomento in Vaticano per il caso che sta contrapponendo la Santa Sede al Belgio. E le parole pronunciate dal segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, danno la misura dell´indignazione che si respira oggi Oltretevere. A sconcertare, oltre alla perquisizione di tutti i vescovi belgi riuniti nella Sede episcopale, sono soprattutto i modi usati nell´inchiesta, arrivata a scoperchiare persino le tombe di due cardinali eminenti, come Suenens e Van Roey, alla vana ricerca di documenti non trovati durante la macabra indagine. Un´azione che ambienti religiosi criticamente definiscono «da Codice da Vinci».
Ma assieme allo sgomento c´è la voglia di reagire con determinazione. Il primo giorno è trascorso, come spiega il direttore della Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, alla ricerca di «elementi per una presa di posizione precisa». Esaurita la fase esplorativa è stato quindi il momento di un passo ufficiale con la convocazione, da parte del "ministro degli Esteri" vaticano, Dominique Mamberti, dell´ambasciatore di Bruxelles presso la Santa Sede, al quale è stato espresso il «rammarico» per l´azione della magistratura belga. Ieri, infine, è intervenuto lo stesso "primo ministro" vaticano, Bertone appunto, a manifestare in maniera pubblica il pensiero del governo del Papa.
«Questo è un fatto inaudito e grave», ha detto il cardinale segretario di Stato durante un convegno all´università Lumsa. Che ha così continuato, con tono indignato: «Al di là della condanna della pedofilia, l´irruzione e il sequestro dei vescovi per nove ore, senza bere né mangiare... Non sono mica bambini». A conferma dell´ufficialità della protesta, le parole di Bertone sono state subito pubblicate con evidenza sulla prima pagina dell´Osservatore romano. Già al mattino Avvenire, il quotidiano dei vescovi italiani, aveva scritto che «violare tombe di cardinali in una cattedrale, pur con i crismi della legge, è un gesto che sa di violenza».
La Procura belga ha respinto le accuse lanciate dal segretario di Stato vaticano. Ai vescovi, ha detto il portavoce Jean-Marc Meilleur, è stata data la possibilità di mangiare e bere, e le perquisizioni sono state condotte «da professionisti che conoscono molto bene il loro lavoro e che rispettano i diritti delle persone».
Ma ora la Chiesa belga potrebbe decidere di avviare un´azione legale, secondo quando annunciato dal portavoce della Conferenza episcopale locale, Eric de Buekelaer. Intanto, fino a quando la magistratura non ordinerà il dissequestro dei computer, l´attività dell´arcivescovado di Machelen-Bruxelles, quartier generale della Chiesa in Belgio, resterà paralizzata. I giudici intendono prima esaminare con attenzione tutto il materiale acquisito per indagare chi può essersi reso colpevole di abusi sessuali su minori, oltre ai 475 fascicoli di testimonianze su casi di pedofilia.
Davanti all´ira del Vaticano il Belgio non sembra scomporsi, e la maggior parte dei media mostra anzi di appoggiare l´azione della magistratura. In un Paese di antica tradizione cattolica, ma dove la laicità dello Stato è sacrosanta e inviolabile e la pedofilia è un incubo (come dimostrano esempi eclatanti del passato fuori dal circuito religioso, vedi il "mostro di Marcinelle" Marc Dutroux) molti giornali riconoscono che le iniziative prese con le perquisizioni nell´arcivescovado e nella cripta della cattedrale di Saint-Rombaut sono state «sproporzionate», scrive Der Standaard. La giustizia, però, ha lanciato si legge su De Morgen un «segnale chiaro: la Chiesa non è al di sopra della legge».
«L´idea che circola qui spiega a Repubblica il professor Charles-Ferdinand Nothomb, vice presidente vicario dell´Istituto Internazionale Jacques Maritaine, molto attento al mondo cattolico è che il nuovo governo voglia preparare una commissione indipendente da quella già istituita dalla Chiesa sulla questione pedofilia. La mia impressione è che il partito socialista intenda muoversi in maniera aggressiva nei confronti dei vescovi cattolici».
Esempli cattolici. Se non si lasciano ammazzare come Maria Goretti un po’ complici i bambini dvono essere per forza...
«1902: il 5 luglio, con la scusa di farsi rammendare dei vestiti, Alessandro attirò Maria in casa e tentò un'ultima volta di violentare la bambina undicenne. Di fronte alle sue grida ed alla sua disperata resistenza al «brutto peccato»[2], la ferì più volte con un punteruolo in legno»
Avvenire 27.6.10
Maria Goretti, da 60 anni una luce per i giovani
di Laura Badaracchi
http://it.wikipedia.org/wiki/Maria_Goretti
NETTUNO (ROMA). Un anniversario significativo, celebrato per ricordare una delle più giovani sante della Chiesa: sessant’anni fa, il 24 giugno dell’Anno santo che cadeva a metà del secolo scorso, Pio XII presiedeva in piazza San Pietro la liturgia di canonizzazione della undicenne Maria Goretti. Nel Santuario di Nettuno a lei dedicato la ricorrenza è stata celebrata con una Messa giovedì, mentre ieri sera l’associazione Corale di San Marco di Latina ha tenuto un concerto in suo onore. In prossimità della memoria liturgica che cade il 6 luglio, sabato 3 luglio è in programma il pellegrinaggio notturno a piedi – giunto ormai alla 24ª edizione – che parte da Nettuno per arrivare domenica 4 all’alba a Le Ferriere, presso la casa di Marietta che è anche il luogo del suo martirio avvenuto nel 1902. Ricordando il giorno in cui Maria venne proclamata santa, il passionista padre Giovanni Alberti, rettore del Santuario di Nettuno, elenca alcuni eventi legati a quello storico pomeriggio del 1950: data l’affluenza di circa 500 mila persone, la celebrazione fu anticipata di un giorno e organizzata all’aperto. E non era mai successo che a una canonizzazione fosse presente la madre della nuova santa, l’allora 84enne Assunta Carlini. «Era buona e brava... ma che sarebbe diventata santa!», dichiarò l’anziana. Tra i presenti, anche Alessandro Serenelli, che pugnalò la ragazzina perché non acconsentì al suo tentativo di violenza; perdonato da mamma Assunta, dopo aver scontato trent’anni di carcere, diventò terziario in un convento di frati cappuccini, dove morì nel 1970. Quel giorno a onorare Marietta – ricorda padre Alberti – c’erano anche il presidente della Repubblica Luigi Einaudi e il primo ministro Alcide De Gasperi. «In questa vita di umile fanciulla possiamo ammirare non solo uno spettacolo degno del cielo, ma ancora degno di essere considerato e ammirato in questo nostro secolo – evidenziò il Pontefice durante l’omelia –. Imparino i padri e le madri come bisogna educare rettamente, santamente e fortemente i figli affidati loro da Dio». E nel messaggio inviato da Giovanni Paolo II il 6 luglio 2002, centenario della morte di Marietta, all’allora vescovo di Albano, Agostino Vallini, il Papa additava l’esempio della santa soprattutto ai giovani «per la sua vicenda spirituale, per la forza della sua fede, per la capacità di perdonare il suo aguzzino», indicandola come «una ragazza alla quale lo Spirito di Dio donò il coraggio di restare fedele alla vocazione cristiana sino al supremo sacrificio della vita. La giovane età, la mancanza di istruzione scolastica e la povertà dell’ambiente in cui viveva non impedirono alla grazia di manifestare in lei i suoi prodigi. Anzi, proprio in tali condizioni apparve in modo eloquente la predilezione di Dio per le persone umili».
La questione dell’età, in effetti, rallentò il processo canonico, fa notare il rettore del Santuario di Nettuno, ma alla fine «la Chiesa si pronunciò per la maturità e la consapevolezza dei progetto di vita di Maria Goretti», anche se la sua storia «rimane quella tipica di una preadolescente». Una ragazzina che non è «la santa brava cinque minuti», chiarisce padre Alberti: «Le ultime 24 ore della sua esistenza ne hanno messo in chiaro il filo conduttore, costruito in una manciata di anni interamente vissuti alla luce del Vangelo, con una radicalità che non conosce i tanti 'distinguo' dei cosiddetti cristiani adulti». Farne memoria, quindi, «vuol dire trovare energie per credere sempre alla novità dello Spirito».
Nel 1950 Pio XI dichiarava santa la ragazza undicenne morta per sfuggire a una tentata violenza. E indicava la sua figura come modello di educazione cristiana.