Agi 24.5.10
Ru 486: Flamigni e Melega, passo avanti in nome della laicità
"Riteniamo l'introduzione della RU486 un passo avanti in nome della laicita' dello Stato, nel pieno rispetto della legge 194 che auspica l'uso di tecniche piu' moderne e piu' rispettose dell'integrita' fisica e psichica della donna". Lo affermano gli autori del libro 'RU486. Non tutte le streghe sono state bruciate' per le edizioni 'L'asino d'oro', Carlo Falamigni e Corrado Melega, che sara' presentato venerdi' prossimo alla Feltrinelli di Roma insieme all'altro libro sempre del duo Flamigni-Melega 'La pilloala del giorno dopo' e sempre per le edizioni 'L'asino d'oro' di Matteo Fago e Lorenzo Fagioli. "Due testi agili e divulgativi, dedicati alle donne ma anche destinati agli operatori sanitari - si legge in una una nota - scritti da due ginecologi di fama che spiegano per la prima volta tutto quello che c'e' da sapere sulla "pillola abortiva" e sul farmaco contraccettivo di emergenza". Dopo il successo di pubblico avuto al Salone del Libro di Torino, i due piccoli libri, vengono presentati a Roma per mettere a fuoco "le distorsioni ideologiche che in Italia hanno accompagnato l'impiego della RU486 e della pillola del giorno dopo con il giornalista Pietro Greco, la ginecologa Anna Pompili e la psichiatra Elvira Di Gianfrancesco. Per quanto riguarda la "RU486", il volume, corredato da dati aggiornati e confronti statistici, evidenzia i rapporti con la legge 194, l'iter che ne ha introdotto l'uso negli ospedali italiani e indica in appendice la documentazione per accedere a questa tecnica farmacologica di interruzione di gravidanza, entro le prime 7 settimane, "utilizzata fino ad oggi da milioni di donne", in molti paesi d'Europa e del mondo, tra i quali Usa e Cina. 'La pillola del giorno dopo' rientra invece nella contraccezione di emergenza e viene utilizzata entro le 72 ore successive a un rapporto sessuale non protetto. Si tratta di un progestinico che agisce inibendo o alterando la qualita' dell'ovulazione, senza interferire sull'impianto dell'ovulo fecondato sulla mucosa uterina, che avviene 5 giorni dopo la fecondazione. Acquistabile in molti paesi d'Europa liberamente al banco, in Italia necessita di prescrizione medica. (AGI) Pat
Repubblica 26.5.10
Il mondo dei cabalisti
Fra tradizione e moda new age
Intervista a Moshe Idel di Gad Lerner
Intervista a Moshe Idel, studioso della cultura ebraica che ha rinnovato un modo secolare di affrontare i legami tra religiosità e introspezione psichica La sua nuova interpretazione ha scatenato in Israele una violenta controversia Diceva Scholem: "Beato chi ti aiuta a correggere gli errori e non te li scaglia contro" "Ciclicamente si rinnova la convinzione che stia arrivando il messia. E non viene"
Nell´ebraico moderno Qabbalah è parola che si usa normalmente per indicare una ricevuta fiscale, participio dal verbo leqabbel, cioè "ricevere"; e pazienza se nel mondo contemporaneo impazza la mistica giudaica dei cabalisti, deformata in foggia new age. Scopriamo a un tratto legami stupefacenti fra l´introspezione dell´anima sperimentata nella prassi religiosa d´altri tempi e lo studio dell´inconscio con le tecniche della psicoanalisi. Questo strano tragitto, perfino la Qabbalah modaiola di Madonna & co, non viene certo deprecato ma suscita semmai l´ironia di Moshé Idel, dopo una vita dedicata alla sempre nuova reinterpretazione dei testi medievali e moderni, dalla Spagna alla Mitteleuropa passando per le sinagoghe di Safed, la città della Galilea ove s´incontrarono questi scrutatori dell´Inconoscibile. Succeduto a Gershom Scholem nell´insegnamento di mistica ebraica all´università di Gerusalemme, ventidue anni fa Moshé Idel ebbe il coraggio di ribaltarne la visione con il libro Qabbalah, nuove prospettive che oggi Adelphi ripubblica aggiornato e corredato da un´ampia introduzione. Quando lo incontro a Verona insieme a Elisabetta Zevi, responsabile dell´ebraistica di Adelphi, durante una pausa del seminario "Filosofia versus Kabbalah" organizzato dalla Fondazione Campostrini, questo professore israeliano di origine romena può sorridere compiaciuto sugli esiti della controversia: «Nessuno studioso è un papa, mi sforzo di correggere i miei errori. Ma le ricerche storiche fiorite in questo ventennio non hanno certo legittimato il violento dibattito sollevato in Israele contro di me, per lealtà al maestro, dai seguaci di Scholem».
Dunque è sbagliato tradurre letteralmente il concetto di Qabbalah, cioè "ricevuta", come una Tradizione intoccabile?
«La Qabbalah è senza dubbio una Tradizione, come tale ci viene tramandata e dunque va studiata col dovuto rigore. Ciò che non ci esime dal reinterpretarla depurandola dagli errori di chi ci ha preceduti».
Per questo rifiuta l´accusa di aver tradito Gershom Scholem?
«Quando mi ricevette la prima volta io ero un giovane laureando e lui già un professore emerito. Gli sottoposi quelle che a me parevano delle contraddizioni fra suoi testi di epoche diverse. Fu brusco, se li fece lasciare sul tavolo, sottolineati. Alcuni giorni dopo ricevetti a casa una sua lettera di meticolosa risposta. Si concludeva con una frase che non dimentico: "Benedetto colui che ti aiuta a correggere i tuoi errori invece di scagliarteli contro". Seguo ancora quell´insegnamento del maestro Scholem che mi accolse al suo fianco».
Ma lei, Moshé Idel, è solo uno studioso o anche un mistico?
«Spero di non deluderla ma sono solo uno studioso, la parola chiave che mi sospinge è la curiosità. Come ci rivela la sua autobiografia, Scholem da giovane utilizzò delle tecniche mistiche nel suo approccio alla Kabbalah. Non a caso la elevò a sistema di pensiero ebraico, come tale contrapposto ai sistemi filosofici organici di Kant e di Hegel. Io invece vedo nella Kabbalah più semplicemente un modo di vivere. Considero il ritmo della vita più significativo delle idee, senza bisogno di contrapposizioni filosofiche».
Lei non è un mistico, non è un filosofo. Come può allora addentrarsi nella sfera dell´irrazionale?
«Razionale, irrazionale: per me sono solo etichette. Non cerco la verità nei sistemi filosofici, per me Aristotele è sbagliato come Platone. Tutto ciò che pensiamo è immaginario. Il razionalista Maimonide ha un posto d´onore nella storia dell´ebraismo ma è un immaginario come i cabalisti».
Insisto, questa dichiarata estraneità all´introspezione non costituisce un limite ai suoi studi?
«Ammetto che mi è stata preziosa la relazione instaurata con un mistico studioso della Kabbalah come rav Mordechai Attia. Grazie a lui posso dire di avere conosciuto la vicenda esistenziale di un cabalista vero. Ma certo non l´ho seguito quando pretendeva di retrodatare in tempi biblici il testo fondamentale della Kabbalah, lo "Zohar". Resta incontrovertibile la sua collocazione medievale sancita da Gershom Scholem».
Eppure ammetterà che il boom degli studi contemporanei sulla Kabbalah si deve alla portentosa capacità con cui la mistica ebraica anticipa l´indagine psicanalitica dell´animo umano.
«David Bakan pubblicò nel 1957 una ricerca per dimostrare l´influsso della Kabbalah sul pensiero di Freud. La considero un´esagerazione. Ma indubbiamente la Vienna di Freud era una piazza in cui i rabbini contavano, e Freud sapeva di cultura ebraica più di quanto s´immagini. È probabile che abbia subito l´influsso del chassidismo, dubito invece che conoscesse a fondo la Kabbalah».
Ma il movimento chassidico fondato in Polonia da Baal Shem Tov nel diciottesimo secolo non è forse la terza manifestazione della Kabbalah? E poi, guarda caso, quel mistico viene ricordato come un guaritore miracoloso…
«Certamente. Anche se ce lo hanno tramandato studiosi come Martin Buber, inesperti di Kabbalah, è lì che la mistica ebraica si è rivivificata giungendo fino a noi come esperienza creativa».
L´imprevedibile diffusione mondiale degli studi sulla Kabbalah è figlia di uno spirito dei tempi apocalittico?
«Può darsi. Ciclicamente si rinnova la convinzione che il Messia possa venire ogni momento. Ma non viene. Resto scettico di fronte a manifestazioni di messianesimo politico derivate da eventi storici all´apparenza portentosi, come ad esempio la vittoriosa Guerra israeliana dei Sei Giorni. Tali circostanze segnalano che, a differenza di quanto sosteneva Gershom Scholem, la Kabbalah può essere alimentata dall´euforia piuttosto che dal trauma dell´esilio. Ma resta una parzialità della vicenda ebraica».
La Kabbalah come continuità anziché come rivoluzione?
«Esatto. Sarebbe limitativo studiarla come risposta a una crisi storica quando invece si rinnova fra noi come tradizione».
Repubblica 26.5.10
Milano arrestato il prete paladino dey gay
di Emilio Randacio
Il paladino dei diritti dei gay cattolici finisce in carcere con l’accusa di violenza sessuale su un ragazzo di 13 anni. Don Domenico Pezzini, lodigiano, 73 anni, da lunedì sera si trova rinchiuso nel carcere di San Vittore. Secondo l’inchiesta della squadra mobile e coordinata dal pm di Milano Cristina Roveda, Pezzini avrebbe abusato almeno di un minorenne.
L’indagine, però, è accompagnata da uno strettissimo riserbo. Il procuratore aggiunto milanese Pietro Forno, si è limitato a dire «di non essere autorizzato a rilasciare dichiarazioni». Era stato proprio Forno, in un’intervista, a denunciare poco più di un mese fa, la scarsa collaborazione che ì vertici della Chiesa accompagnava le inchieste che coinvolgevano religiosi. Un J’accuse che aveva suscitato polemiche ed era costato un procedimento disciplinare per il numero due della procura milanese. Il collegio difensivo del sacerdote, inoltre, fino a sera non era ancora riuscito ad avere una copia dell’ordine d’arresto.
Quel che è certo è che il profilo di don Pezzini è sem prestato molto discusso. In passato aveva già subito un allontanamento dal seminario di Lodi per le sue posizioni ritenute «progressiste» . Fíno al 1986 è stato docente in Cattolica di Lingua e letteratura inglese. Poi, un incidente diplomatico con l’allora cardinale Joseph Ratzinger, ne aveva precluso la carriera. Pezzini, infatti, aveva preso le distanze dalla lettera dell’attuale pontefice sulla «cura pastorale degli omosessuali».
Di lì a pochi mesi, il sacerdote era stato rimosso dalla cattedra e dirottato nell’ateneo veronese. Da 24anni, inoltre, ha fondato a Milano il gruppo «La Fonte», impegnato a costruire « un cammino di spiritualità alla ricerca di un’integrazione profonda tra condizione omosessuale e fede cristiana». Come sia nata l’inchiesta, non è ancora chiaro. L’episodio contestato risale però a3 anni fa e, fino a ieri, la Curìa milanese era completamente all’oscuro dell’indagine. Don Pezzini, invece, circa tre mesi fa, aveva ricevuto una «proroga indagini» in cui gli veniva comunicato dell’inchiesta a suo carico.
Repubblica Roma 25.5.10
Villa Massimo, il parco torni ai cittadini"
L’appello di Italia Nostra: "Stop al pub rumoroso e ai videogiochi che rubano il verde"
di Sara Grattoggi
Italia Nostra si unisce alla battaglia dei residenti del Municipio III per la tutela della ex-pineta di via di Villa Massimo, oggi parco Marguerite Duras. E chiede all´assessore all´Ambiente del Comune, Fabio De Lillo, «di fermare tutte le concessioni o convenzioni in itinere che prevedono di affidare la gestione delle aree verdi ai privati». Oltre alla lotta per il ripristino dei pini tagliati nel parco Marguerite Duras e per lo stop ai nuovi prefabbricati (una ludoteca e un baby-parking) che il concessionario dell´area, Luigi Miglietta, vorrebbe sostituire alle attuali giostre, «è già in atto da tempo una battaglia per Villa Ada ed ultimamente peril Parco di Tor di Quinto minacciato da un progetto che vede l´arrivo di cubature e di servizi privati non previsti dalla sistemazione originaria del parco» informa Italia Nostra in una nota. «I "punti verdi qualità" e i "punti verdi infanzia" sono diventati un´occasione per ottenere aumenti o nuove cubature private a pagamento in aree pubbliche», denuncia l´associazione. Che chiede «di fermare subito il progetto» di via di Villa Massimo e di fare chiarezza su quali fossero le condizioni della concessione, che è stata data a titolo gratuito in cambio di alcune migliorie e di un´efficiente manutenzione del parco.
Un obbligo che, hanno sottolineato ieri i cittadini durante una concitata riunione al Municipio III, è stato disatteso da Miglietta, gestore del parco e del bistrot "Casina dei Pini" che si trova al suo interno. Al mini-sindaco Dario Marcucci i residenti hanno chiesto il ripristino degli alberi ad alto fusto e la chiusura del giardino al tramonto (prevista, ma spesso non rispettata dai clienti del locale, che come pub-ristorante può rimanere aperto fino alle 2 di notte). In attesa della decisione, Miglietta ieri pomeriggio ha cercato di placare gli animi dichiarandosi disponibile ad accogliere le richieste del Municipio e, in caso di "veto" da parte dei residenti, a rinunciare al progetto.