venerdì 21 maggio 2010

Ansa.it
Salone Libro: “Ru486, non tutte le streghe sono state bruciate”
Spazio anche al volume “La pillola del giorno dopo”

TORINO, 10 MAG - Al Salone del Libro si parlera' anche di un tema caldo dell'agenda legislativa italiana, l'uso della RU486 per le donne che scelgono l'aborto farmacologico. Con la presentazione di due libri dedicati alle donne e agli operatori sanitari, 'RU486 Non tutte le streghe sono state bruciate' e 'La pillola del giorno dopo', scritti da due ginecologi di fama, Carlo Flamigni e Corrado Melega, e pubblicati da L'asino d'Oro. Due piccoli libri, agili, con l'intento di svelare tutti i 'segreti' della RU486 e della pillola del giorno dopo nonche' le differenze tra un aborto farmacologico (RU486) e una modalita' di contraccezione di emergenza (pillola del giorno dopo). Viene spiegato il loro funzionamento, quali sono le modalita' di somministrazione, quali gli effetti collaterali, le complicanze, ma anche le distorsioni ideologiche che in Italia ne hanno accompagnato l'impiego. Verranno presentati domani nello spazio autori A, presenti numerosi esperti tra cui il prof. Maurizio Mori, docente di Bioetica Universita' di Torino, e Anna Pompili, ginecologa dell'Universita' La Sapienza di Roma. Per quanto riguarda la RU486, il volume, corredato da dati aggiornati e confronti statistici, evidenzia i rapporti con la legge 194, l'iter che ne ha introdotto l'uso negli ospedali italiani e indica in appendice la documentazione per accedere a questa tecnica farmacologica di interruzione di gravidanza, entro le prime 7 settimane, ''utilizzata fino ad oggi da milioni di donne'', in molti paesi d'Europa e del mondo, tra i quali gli Stati Uniti e la Cina.

Repubblica 21.5.10

Giocare ad essere Dio
di Luca e Francesco Cavalli-Sforza

Così Craig Venter ce l´ha fatta. Ha mantenuto la promessa fatta poco più di due anni fa, di fabbricare in laboratorio un organismo vivente.
Le agenzie di stampa battono la notizia che Venter, in collaborazione con Hamilton Smith, è riuscito a realizzare cellule artificiali capaci di vivere e riprodursi grazie a un genoma artificiale, un cromosoma costruito dai ricercatori a partire da composti chimici, con l´ausilio di un computer e di un sintetizzatore di Dna. Il Dna di un batterio, il Mycoplasma mycoides, è stato modificato e trasferito in un altro batterio, il Mycoplasma capricolum, privato del suo Dna, dando origine a un nuovo essere vivente, mai esistito finora in natura.
È solo il primo passo, non è una forma di vita completamente sintetica (un Mycoplasma laboratorium) ma è una svolta fondamentale, che arriva al termine di un percorso iniziato oltre cinquant´anni fa, quando Arthur Kornberg scoprì l´enzima che opera la duplicazione del Dna e riuscì a produrla in laboratorio. Era il 1956 e la struttura del Dna era stata descritta da Watson e Crick appena tre anni prima. Nelle ultime tappe di questo percorso ha fatto la parte del leone lo stesso Venter, arrivando per primo a sequenziare il genoma umano nel 2000 e costruendo, due anni fa, il primo cromosoma sintetico.
Non è la creazione della vita dal nulla, ma certo è la fabbricazione della vita. In fondo, i ricercatori hanno agito come agisce la vita stessa, per tentativi ed errori, con operazioni di bricolage, come le definì François Jacob. Hanno assemblato in laboratorio un milione di nucleotidi di Dna, procurandosi frammenti di Dna da genomi batterici e combinandoli fino a trovare un assetto funzionante, costruendo così una cellula che è in tutto una cellula naturale (non potrebbe vivere e riprodursi altrimenti), tranne per il fatto che il suo patrimonio ereditario non è stata costruito dalla natura ma da uno dei suoi prodotti, l´uomo.
Gli obiettivi che Venter si è ripromesso fin dall´inizio di questa ricerca sono sempre stati chiarissimi: giungere a fabbricare batteri artificiali da impiegare per bonificare acque e terreni contaminati da petrolio o da altre sostanze inquinanti, piuttosto che per la produzione di idrogeno o biogas o vaccini, oppure alghe in grado di assorbire anidride carbonica in eccesso o di produrre biocarburanti. Ora questi obiettivi sono assai più vicini. Potrebbero rivelarsi strumenti importantissimi per combattere il degrado ambientale.
Si stanno aprendo le porte su quella che potrà rivelarsi la prima grande rivoluzione di questo millennio: la generazione di vita artificiale. «Si gioca ad essere Dio», diceva scherzosamente Craig Venter. Le prospettive sono effettivamente straordinarie e le applicazioni virtualmente illimitate. Per tranquillizzare chi teme ciò che può nascere alle frontiere della scienza, forse è bene precisare che la produzione di organismi superiori non è all´orizzonte, né lo sarà, con ogni evidenza, per parecchie generazioni a venire.
Il segreto della vita, la sua caratteristica unica ed essenziale, è la capacità di produrre copia di se stessa. Nel corso dell´evoluzione, tutte le forme di vita che sono via via comparse e poi scomparse lo hanno fatto perché erano in grado di utilizzare le fonti di energia presenti nell´ambiente per crescere e riprodursi. Come ogni altro organismo vivente, anche i batteri artificiali saranno sottoposti al vaglio della selezione naturale. È un´avventura appassionante, che promette sviluppi importanti negli anni a venire. In molti sensi, la sfida più grande che si apra in questo momento davanti all´uomo: bisogna vedere cosa sapremo farne, come sapremo utilizzare questo nuovo potere.
Si potrebbe dire, parafrasando la Bibbia, che ora che l´uomo ha assaggiato il frutto dell´albero della vita, sarà bene che assaggi anche il frutto dell´albero della conoscenza del bene e del male, così da diventare abbastanza discriminante da sapersi prendere piena responsabilità delle sue azioni.
Stanno diventando possibili anche altri esperimenti di grande interesse. Oggi sappiamo come è fatto il Dna di Neandertal, un tipo di uomo estinto da 30.000 anni, che era ritenuto nostro antenato ma oggi è considerato piuttosto come un lontano cugino. C´è grande curiosità di vederlo in vita, invece che ridotto a uno scheletro, per sapere come si comporta. Potremmo riprodurre un Neandertal artificiale usando quel Dna? Forse sì, in un lontano futuro. Ma programmi simili non sarebbero compatibili con nessuna etica rispettabile. Ricerche recentissime mostrano, fra l´altro, che vi sono stati incroci fra i Neandertal e uomini come noi, quindi siamo chiaramente su terreno pericoloso. Si è anche detto che potremmo ricostruire dei mammut o altri grandi e piccoli animali estinti: un terreno forse meno scivoloso, ma che pure si presterebbe ad obiezioni.
Venter insiste sulla biologia sintetica resa possibile da questa scoperta e sulle numerosissime applicazioni che se ne potranno sviluppare, non solo sul terreno ecologico ma per creare nuove piante e animali, che possano superare i problemi odierni di disponibilità di cibo. E per risolvere problemi di genetica medica attualmente insolubili.

Repubblica 21.5.10
Né un miracolo né un mostro combattiamo euforie e paure
di Umberto Veronesi

La notizia era attesa nel mondo scientifico. Questo non toglie nulla al valore. Non dobbiamo né osannare al miracolo, né evocare spettri di mostri artificiali. Il Dna sintetico non ci porterà vantaggi immediati né danni catastrofici. Il perché ce lo spiega la scienza stessa, che ci ha svelato che il Dna è all´origine della vita, ma da solo è impotente. Per questo il cromosoma sintetico di Vender è inserito in una cellula vivente. Ma il trasferimento di Dna da un organismo all´altro, non è una novità. Oggi già trasferiamo geni da un organismo all´altro, scomponiamo e rimettiamo insieme frammenti di Dna e già possiamo ottenere nuove sostanze e organismi. Il tema è, oltre che scientifico, soprattutto filosofico e ideologico: parliamo per la prima volta della possibilità di costruire la vita umana. La scienza avanza e la cultura resta indietro. La prima cosa da fare è combattere l´ignoranza che crea false paure e false euforie.

Repubblica 21.5.10
Pensiamo alla grande conquista e non alle possibili perversioni
di Massimo Piattelli Palmarini

«È una formidabile conquista. Scientificamente non sorprende: conoscevamo già tutti i componenti. Ma, una volta scomposti, la novità sta nel riuscire a ricomporli. Il prossimo passo? Creare qualcosa di simile a un uovo, per esempio, di ranocchio, e fecondarlo. Scandalo? Per carità: non vedo attentati a nulla. Certo i rischi ci sono sempre: ma perché dobbiamo guardare alle possibili perversioni invece di compiacerci del risultato raggiunto? Sì, Venter è scienziato e imprenditore perché oggi la biologia ha bisogno di investimenti considerevoli. Ed è inutile nasconderci anche i ritorni considerevoli: nelle terapie, nei farmaci. Il mio sogno? Vedere un giorno appesa nelle aule scolastiche, dove oggi c´è la tavola degli elementi di Mendeleev, la tabella che spieghi quali geni si attivano e quale combinazione algebrica scatta per dare vita agli esseri viventi».

Repubblica 21.5.10
La psicanalista Roudinesco attacca il filosofo per le sue critiche a Freud
"Caro Onfray tu sei di destra"
"Un testo pieno di errori e frutto di antichi pregiudizi contro il fondatore della psicanalisi"

PARIGI. Il ciclone Michel Onfray continua a scuotere il mondo della cultura francese. Da quando un mese fa il suo violento saggio contro Freud Le crépuscule d´une idole (Grasset), è arrivato nelle librerie, il filosofo iconoclasta è al centro di una violentissima polemica, fatta di accuse e contraccuse, invettive e anatemi. Non passa giorno senza nuove prese di posizione attorno alle 600 pagine del suo libro tutto teso a presentare l´inventore della psicanalisi come un borghese reazionario, fallocrate, omofobo e ammiratore di Mussolini. Nel paese di Jacques Lacan e Françoise Dolto, dove la psicanalisi è una vera e propria istituzione, tali attacchi sono sembrati una provocazione intenzionale. Motivo per cui in molti – da Alain Badiou a Julia Kristeva – hanno condannato un´opera tanto politicamente scorretta.
Tra le voci levatesi contro Onfray, c´è anche quella di Elisabeth Roudinesco, la storica della psicanalisi autrice di molti saggi, tra cui anche una biografia di Lacan. La studiosa, che ha già stroncato Le crépuscule d´une idole dalle pagine di Le Monde, sta ora per mandare in libreria Mais pourquoi tant de haine? (da Seuil, giovedì 27 maggio), un pamphlet di un centinaio di pagine contro il volume di Onfray. Pur riconoscendo la necessità di criticare «il dogmatismo degli analisti dell´inconscio e delle loro scuole, e perfino la teoria freudiana, che non deve mai essere considerata un corpus sacro», Elisabeth Roudinesco non mostra alcuna indulgenza per Onfray, accusato di aver scritto un testo «zeppo d´errori e dicerie», impregnato d´odio allo stato puro e fondato solamente sulla negazione della realtà».
L´autore de Le crépuscule d´une idole, secondo la Roudinesco, «attribuisce al fondatore della psicanalisi le proprie ossessioni», riducendone la riflessione «all´odio dei padri e all´ammirazione delle madri, per poterle sedurre sessualmente» e riabiliterebbe di fatto «il discorso dell´estrema destra francese». Come proverebbe anche la sua insistenza nel volersi contrapporre alle élite intellettuali parigine, di cui gli psicanalisti sarebbero la quintessenza.
Accuse naturalmente respinte dall´interessato, il cui volume, grazie anche alle polemiche, ha già venduto quasi 150.000 copie ed è da tre settimane al primo posto delle classifiche. E per continuare ad opporsi ai suoi detrattori, Onfray pubblica ora un libretto fuori commercio, Freud, une chronologie sans légende, in cui condensa le discusse tesi del suo libro. Insomma, la battaglia attorno a Le crépuscule d´une idole, che in Italia verrà tradotto da Ponte alle Grazie, sembra destinata a durare ancora a lungo.

il Riformista 21.5.10
Vescovi inquisiti
Il Vaticano va informato delle indagin
di Francesco Peloso

Ha fatto scalpore nei giorni scorsi l’approvazione di un articolo del disegno di legge sulle intercettazio ni nel quale si afferma che l’autorità giudiziaria dovrà informare il Segretario di Stato vaticano «quando risulta indagato o imputato un ve scovo». La novità è stata interpre tata come l’ennesima limitazione posta alla magistratura in materia di indagini, questa volta in riferimento al personale ecclesiastico. «Niente di tutto questo», afferma il professor Carlo Cardia, docente di Diritto ecclesiastico, che ha contribuito alla stesura della norma nella sua fase preparatoria. «È un equivoco che va chiarito subito: non c’è nessuna limitazione ai magistrati in materia di intercettazioni sui vescovi; non è di questo che si tratta». Il provvedimento, spiega Cardia, stabilisce un’altra cosa: e cioè che la Segreteria di Stato viene avvertita, «non nella prima fase riservata del le indagini, ma quando il vescovo in questione deve, per esempio, di fendersi in giudizio. Per altro non si fa riferimento a eventuali interruzioni dell’indagine». Tuttavia una novità c’è, ed è il fatto che viene chia mata in causa il Segretario di Stato. Per altro nello stesso ddl si afferma, in linea con il Concordato, che quando «risulta indagato o imputato» un sacerdote deve esserne data comunicazione al vescovo locale. Nel caso in cui sia sottoposto a in chiesta un vescovo, invece, nel testo all’esame del Senato, si stabilisce che il suo diretto superiore è il Segretario di Stato «cui il Pontefice spiega Cardia delega una serie di poteri per il governo della Chiesa universale». Da parte dell’opinione pubblica il sospetto avanzato è che l’avvertimento dato dai giudici alla Segreteria di Stato abbia in realtà come unica conseguenza l’intervento da parte vaticana per scongiurare o limitare un’inchiesta giudiziaria. Secondo Cardia, non è questo il rischio che si corre, anzi il provvedi mento potrebbe indurre il Papa a prendere provvedimenti cautelari verso quei vescovi imputati di reati gravi, fermo restando il principio del la “presunzione d’innocenza”.
Sotto il profilo generale, osserva ancora il giurista, «il vescovo dipende in un rapporto organico dalla Santa Se de, nel senso che il vescovo è nomi nato dal Papa e solo quest’ultimo ha poteri su di lui. Non va però dimenticato che ogni vescovo, insieme al Papa, è un successore degli apostoli, solo che il Papa è il successore di Pietro e questo gli dà delle prerogative in più». «Il Segretario di Stato aggiunge il professore va considerato invece come una sorta di primo ministro della Chiesa universale». In questo contesto, la norma approvata in commissione al Senato intende di re che la comunicazione arriva alla Segreteria di Stato «quando l’atto giudiziario si ufficializza, quando c’è un avviso di garanzia». Insomma, spiega Cardia, non c’è nessun tentativo di porre un freno alle indagini. Ma se il vescovo ha un superiore nel Segretario di Stato e quindi nel Papa, c’è il rischio che la nuova normativa italiana apra una falla Oltreoceano nella difesa che il Vaticano ha messo in campo contro i tentativi di coinvolgere il Vaticano e il Pontefice quali responsabili ultimi nella copertura degli abusi sessuali dei preti da parte dei vescovi. Gli avvocati delle associazioni delle vittime americane, infatti, hanno chiesto che il giudizio si estendesse alle alte gerarchie romane Papa compreso in virtù di un principio gerarchico di responsabilità. Gli avvocati del Vaticano hanno risposto che la Chiesa non è un’azienda o una multinazionale e dunque non la si può giudicare in quei termini. Il professor Cardia conferma, dal suo punto di vista, la validità di questa tesi. «Fra vescovo e Papa afferma non c’è un rapporto di dipendenza di tipo civile, negli Stati Uniti in vece l’accusa dice: il vescovo di pende dal Vaticano che è uno Stato assoluto governato da un monarca che è il Papa, quindi lui è responsabile. Ma nella Chiesa, fra vescovi e Pontefice esiste piuttosto il rapporto organico che dicevo pri ma, non c’è un tipo di responsabilità gerarchica aziendale. Altrimenti, se il Papa fosse responsabile per tutti i vescovi del mondo, altro che infallibilità!». Ancora diversa è la questione se a essere chiamate in causa sono le singole congrega zioni vaticane, per esempio quella per i Vescovi o per la Dottrina della fede, in ragione del ruolo che han no svolto in determinate vicende: «Su questo bisogna vedere i sin goli casi, non si può esprimere un criterio generale; io credo però che quando si parla di abusi bisogna sempre seguire la strada della giustizia civile, cioè penale».

«in Puglia Nichi Vendola è stato il più votato anche tra i cattolici praticanti»
Il Sole 24Ore 21.5.10
Letta rilancia Bersani, ma Vendola è il più amato

«Bersani è il nostro leader, abbiamo uno statuto chiaro, il nostro leader lo candideremo alla presidenza del Consiglio». A rilanciare la premiership del segretario del Pd è stato ieri Enrico Letta. Ma non sarà certo la questione della premiership a occupare i lavori dell’assemblea dei mille del partito che si riunisce domani e sabato: nelle intenzioni di Bersani oggi parte la «sfida» al governo con un attacco a politiche inadeguate che causeranno una manovra «lacrime e sangue», ma anche con le proposte dell’alternativa, dal lavoro alle riforme istituzionali. 
Anche “Area democratica"sembra orientata a mettere da parte le polemiche interne a favore dei contenuti e l’incontro avvenuto ieri tra Bersani e Franceschini confermerebbe la volontà comune in tal senso. Insomma, per due giorni il tentativo sarà quello di lasciare sullo sfondo questioni che dividono come appunto la premiership. Eppure l’argomento continua a far discutere: ieri una ricerca Swg commissionata dai cristiano sociali di Mimmo De Luca ha evidenziato che, se nel resto d’Italia il centro-sinistra ha tra i cattolici una distanza di quasi 14 punti dal Pdl (da qui la sconfitta di candidate come Mercedes Bresso ed Emma Bonino), in Puglia Nichi Vendola è stato il più votato anche tra i praticanti.

«il quadro che i nostri cineasti hanno voluto offrire è troppo nero per non convincere chi vuole già essere convinto. Ieri Luchetti, mercoledì Marco Bellocchio (ma lo psichiatra che l’assiste da 30 anni non gli ha insegnato che il torto o la ragione non stanno tutti da una parte?)»
Libero 21.5.10
La brutta Italia di Cannes
di Giorgio Carbone

Premetto che il discorso dei panni sporchi che si debbono lavare in famiglia io non l’ho mai digerito.
Specie riferito al cinema. Con la scusa della famiglia, i panni non venivano mai lavati. E quindi bravi i registi che parlavano delle magagne del nostro Paese senza paura che a causa loro l’Italia venisse considerata un immenso immondezzaio. E bravi anche i governanti che non mettevano i paletti. Ero ragazzino quando Rosi presentò "Le mani sulla città" (che non era certo tenero con le classi dirigenti) ma mi gonfiai d’italico orgoglio quando il regista volle sottolineare: «L’Italia è oggi un Paese dove è possibile lavorare e lottare per le proprie idee». Sono passati quasi 50 anni. E oggi i nostri prodi lottano per una sola idea: l’Italia berlusconiana fa schifo. Ieri sulla Croisette era il turno di Daniele Luchetti che ha mostrato le mutande sporche con "La nostra vita". Che vogliamo premettere è un film ben fatto, ben recitato (ben lontano dai rutti della Guzzanti) ma che non rinuncia all’idea dell’Italia immondezzaio.
Soprattutto a causa della sceneggiatura (dei rossissimi Rulli e Petraglia) ognuno esce dal cinema con l’idea che qualsiasi povero italiano, per uscire dal guano, non ha altra possibilità che imbrogliare e ricattare.
Quello che il pubblico francese (e inglese, e spagnolo) voleva sentirsi dire. Gli spagnoli segano gli stipendi degli statali, i francesi hanno le banlieu in fiamme, gli inglesi hanno una crisi politica che non si vedeva dai tempi di Oliver Cromwell. Ma la cantina d’Europa è l’Italia. L’unica sacca d’inciviltà del Vecchio Continente. Anche se qualche francese nutre dei dubbi (ma i francesi nutrono con difficoltà, il loro complesso di superiorità nei nostri riguardi ha radici multisecolari), il quadro che i nostri cineasti hanno voluto offrire è troppo nero per non convincere chi vuole già essere convinto. Ieri Luchetti, mercoledì Marco Bellocchio (ma lo psichiatra che l’assiste da 30 anni non gli ha insegnato che il torto o la ragione non stanno tutti da una parte?). La scorsa settimana, Sabina Guzzanti che col folle fascennino ha guadagnato sulla Croisette il titolo di Michael Moore italiana (chiedo scusa al Michael per tutto il male che ho scritto di lui negli ultimi sei anni). Qualcuno obietterà: ma avranno pur diritto poveracci di esprimere il loro dissenso su questo Paese. Certamente, come ha diritto il sottoscritto di dissentire da questo cinema. Perché non assomiglia a quello di Rosi. E nemmeno a quello di Verdone, per cui feci le prime recensioni da titolare di rubrica. Ieri il Carlo ha voluto unirsi al coro, sparando, all’università di Roma, bordate contro Bondi e persino contro il cardinale Bagnasco, reo di non aver fatto vincere la Bonino. Caro Carlo, vuoi sapere perché eri così simpatico ai tempi di “Bianco rosso e Verdone"? Perché l’unico coro che conoscevi era quello dei chierichetti.
Mentre Cannes piange, Venezia ride. Proprio così, nell’anno di grazia 2010, la Mostra italiana smette ufficialmente il ruolo di Cenerentola dei festival e si assesta autorevolmente sulla cima. Che non occupava da circa 40 anni. Che vuol dire, da sempre, essere in cima? Avere i film migliori. E gli ospiti più prestigiosi (dive, divi e superstar della regia).Venezia, dopo sette lustri di egemonia (la mostra era nata nel lontano 1933) perse il primato appena iniziarono gli annidi piombo e perse ti itto (cioè entrò in coma profondo) dal 1974 al 1979. Poi si risvegliò a nuova vita. Che però non fu più la stessa. Per in tenderci, dal Milan
di Gullitte Van Basten a quello costretto a lottare per il terzo posto. Ma stavolta vince il campionato. Mentre Cannes vivacchia, la mostra 2010, la numero sette dell’era Marco Muller, s’annuncia "straordinarissima" (per usare l’eloquio di qualche famoso presidente milanista). 11 programma fa venire l’acquolina in bocca a tanti probabili festival ieri. Tutto il meglio del cinema americano e italiano. I nostri pro di presenti a Cannes in versione dimessa ("La nostra vita" di Luchetti) oppure sconcia (la Guzzanti) irromperanno a Venezia amò di fiumana. Fu annunciato Nanni Moretti ("Habemus papam"). E annunciatissimo Mario Marione con il suo kolossal sul Risorgimento "Noi credevano". È arcisicuro Pupi Avati con "Una sconfinata giovinezza" e pressoché inevitabile "Vallanzasca" di Michele Placido (con Kim Rossi Stuart). E poi l’ultimo di Castellitto, e "Il gioiellino" di Molaîolo ("la ragazza del lago") sul crack della Parmalat.
E ora sentite cosa arriva dall’America. Nientepopodimeno (come si diceva in Tv mezzo secolo fa) "The tree oflife" del regista-mito Terrence Malick con Sean Penn e Brad Pitt. Un’opera corteggiatissima da Cannes (il mito, all’ultimo, ha voluto optare per il Lido). Poi c’è "The american" di Anton Corbjin con George Clooney alla testa di un cast molto italiano (Violante Placido, Filippo Timi).
E l’inglese Iulian Schnabel (Oscar 2008) che porta "li itirai" che ha ricavato dal romanzo scritto dalla sua signora, che poi sarebbe Bula "bella gnocca senza cervello" Jebreal (mica scemo Schnabel, oltre che bravo regista). Questi i primi film sicuri del cartellone veneziano. Che già da soli garantiscono un’orgia divistica che in queste settimane Cannes non s’è manco sognata.
Quindi Brad Pitt e George Clooney, Sean Penn (sempre che a settembre non sia ricoverato in qualche clinica) e Freida Pinto (la ragazza di "The millionaire" ora protagonista con Sdnlabel), Valeria Solario e Paz Vega, Luca Barbareschi e Claudia Cardinale (nel francese "Le balcon sur le mer’), John Turturro e Fiorello (ma sì, Turturro è impazzito per l’ormai cinquantenne entertainer e l’ha voluto nel suo "Passione", omaggio molto americano alla canzone napoletana).

il Riformista lettere 21.5.10
IL SOGNO DEI NEONATI. Caro direttore, per una volta uno studio sul cervello umano ci ha davvero emozionati. Non è la solita “scoperta” dell’enzima che ci fa commuovere o tra dire o quella di una sostanza che ci fa innamorare. Siamo finalmente nella realtà umana: l’attività cerebrale incosciente dei neonati è instancabile e comincia già dai primi giorni di vita. Ed è forse anche superiore a quella degli adulti, perché semplicemente i neonati hanno la «capacità di immaginare» ancora intatta. Lo studio del l’Università della Florida sul pensiero dei bambini piccolissimi nel sonno, riconferma ove ce ne fosse bisogno, la Teoria della nascita di Massimo Fa gioli. Dall’istante in cui veniamo alla luce, sogniamo. E i nostri sogni sono «pensiero per immagini».
di Flore Murard Yovanovitch e Paolo Izzo