Repubblica Lettere 22.5.10
La lezione di Riccardo Lombardi
di Carlo Patrignani
Roma. È impossibile far politica senza la bramosia di arricchirsi, far carriera e acquisire visibilità e potere? Le vicende degli ultimi giorni direbbero no: poco importa se il "metodo" di oggi (l'arricchimento personale) sia simile a quello di ieri che portò a Tangentopoli (rubare per il partito). Sempre di corruzione e appropriazione indebita si tratta. Ha mai pensato di avere più soldi? «Non avrei saputo che farne. Non ho neanche una casa. A me basta poter comperare libri». Cosa le ha insegnato la vita? «Ad essere onesto, anzitutto». Cos'è l'onestà? «Coerenza tra dire e fare, rigore, intransigenza con se stessi». Così la pensava uno dei protagonisti della Repubblica, nata il 2 giugno 1946, Riccardo Lombardi, l'ingegnere "acomunista" che anzitempo (il 30 giugno 1984) previde la sparizione del suo partito.
l’Unità 22.5.10
Intervista a Stefano Rodota
«La privacy? Alibi del disegno eversivo»
L’ex garante «Il Parlamento è immobile, la stampa sarà imbavagliata e la magistratura è già intimidita»
di Andrea Carugati
Mi accusavano di essere troppo pessimista e invece ecco qui, e bisogna usare le parole giuste: siamo davanti a un cambiamento di regime». La pacatezza del professor Stefano Rodotà non nasconde la durezza dei concetti. «La libertà di espressione è un elemento fondativo delle democrazie e se viene toccata c’è oggettivamente un cambiamento di regime. Anche perché non è il solo pilastro che scricchiola». Rodotà è al sit in del popolo viola in piazza Montecitorio e indica con la mano il portone della Camera. «Il Parlamento è
ormai chiuso, come ha ammesso lo stesso Fini, la magistratura intimidita, l’Università come fucina di sapere critico è sotto attacco. C’è un’insofferenza verso tutti i controlli, si vuole zittire l’opinione pubblica. Neppure ai tempi di Craxi...». Perché torna a quel periodo? «Anche allora c’era questa insofferenza, ma non si arrivò mai all’ attacco frontale contro tutte le istituzioni di garanzia».
Lei che è stato Garante dovrebbe essere il più sensibile alla privacy violata dalle intercettazioni... «E infatti già molti anni fa con altri giuristi abbiamo scritto una proposta di legge per porre riparo agli eccessi nella pubblicazione, in particolare per quanto riguarda persone estranee alle indagini o aspetti non inerenti, come le abitudini sessuali. Per evitare questi rischi basta che i magistrati convochino le parti per eliminare tutto ciò che non è rilevante per le indagini. Si fa la ripulitura e le intercettazioni “dubbie” devono essere inserite in un archivio riservato, coperte dal segreto e sotto la responsabilità del magistrato. Mentre ciò che è rilevante, una volta conosciuto dalle parti è pubblicabile. Così si tutela la privacy e il diritto all’informazione».
E allora perché non viene fatto?
«Perché l’argomento della privacy è solo un pretesto per forzare la mano sull’informazione, un argomento usato in perfetta malafede. Si dovrebbe fare uno stralcio per le norme che tutelano la privacy, e passerebbero all’unanimità. E invece sono partiti dalle intercettazioni per arrivare al divieto di pubblicazione di tutti gli atti di indagine, ma ormai lo scarto tra l’obiettivo dichiarato e quello reale è sotto gli occhi di tutti...con questa legge avremmo conosciuto gli atti della strage di Ustica, avvenuta nel 1980, solo nel 2000. Per non parlare del caso Scajola e dei furbetti delle banche».
Alcuni manifestanti lo fermano: “Perché in piazza non c’è il Pd?” «Non dovete chiederlo a me, dal 1994 non ho più avuto nulla a che fare. Ma non mi sono ritirato a vita privata, sono un militante».
Come valuta il lavoro delle opposizioni su questo tema? «È stato un buon lavoro, una vera opposizione parlamentare. Però insomma, nel passato non solo il Pci ma anche la Dc e l’Msi quando c’era una battaglia parlamentare campale la sostenevano con iniziative nel Paese, anche in piazza. È anche un modo per dare una mano a chi sta in Parlamento, per farlo sentire meno solo. E invece tutto questo non è avvenuto».
Non c’è adeguata consapevolezza dei rischi per la democrazia? «Questa legge è coerente con un disegno eversivo di attacco ai poteri di garanzia. Se si vuole fermare non si può andare in vacanza. Vogliono coprire la nuova ondata di corruzione, diversa rispetto ai tempi di Tangentopoli: questa è concimata istituzionalmente, a partire dalle ordinanze di protezione civile costruite per agire fuori dai controlli». Crede che nel Paese ci siano le energie per una reazione? «Certamente sì, e lo dimostrano le 540mila firme raccolte in un mese sul referendum per l’acqua. Altrimenti non avrei promosso un appello...».
Pensa che il ddl sia incostituzionale?
«C’è una palese violazione dell’articolo 21 della Costituzione, e anche dell’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, come dimostra il caso dei due cronisti francesi condannati dalla magistratura e “assolti” dalla Corte perché anche atti segreti possono essere pubblicati se coinvolgono figure pubbliche e rispondono all’interesse generale alla conoscenza. Credo che la Corte europea, se interpellata, farà vergognare i nostri parlamentari».
Come valuta la retromarcia del Pdl sul carcere per i giornalisti? «È solo una finzione, perché restano il divieto di pubblicazione e le maxi multe per gli editori, una sorta di “censura di mercato”, che spingerà gli editori a condizionare i giornalisti per evitare sanzioni». Le divisioni nel Pdl porteranno ad altre correzioni del ddl?
«Dico che non bisogna arretrare di un millimetro. Più cresce la mobilitazione, più tutti saranno obbligati a un supplemento di riflessione».
Corriere della Sera 22.5.10
Gli Usa. intercettazioni essenziali alle indagini
di Dino Martirano
qui
http://www.scribd.com/doc/31773284/Intercettazioni-Essenziali-Alle-Indagini-22-Mag-2010-Page-1
«Non c’è solo Veltroni… C’è Nichi Vendola che continua la sua marcia e che non ha nessuna intenzione di mollare la presa: “Mi candiderò alle primarie” ha detto a più d’uno… Nel frattempo Bersani non trascura di intessere rapporti anche alla sua sinistra, per esempio con … Paolo Ferrero, che avrebbe un buon motivo per schierarsi con Bersani. Quel motivo ha un nome e un cognome: Nichi Vendola con cui il numero uno del Prc ha rotto fin dai tempi dell’ultimo congresso del partito»
il Fatto 22.5.10
Vendola invoca De Magistris
di Vincenzo Iurillo
Napoli. Chiamatelo Cantiere per la Sinistra, Cantiere Futuro, Laboratorio Sud o come vi pare. E’ il tandem Nichi Vendola-Luigi De Magistris, e questo conta. Si è messo in viaggio ieri sera da un convegno alla Città della Scienza di Bagnoli e punta dritto al Comune di Napoli, che tornerà alle urne la prossima primavera. L’accoppiata tra il governatore della Puglia e l’eurodeputato Idv è la vetrina di un costituendo patto tra Sinistra e Libertà, Idv, movimenti e associazioni, pezzi di Rifondazione e ambienti del Pd campano scontenti dell’eterno scontro tra bassoliniani e deluchiani e del filotto di sconfitte racimolate in Campania dal 2009 (perse la Regione e quattro province su cinque). L’accoppiata ha un obiettivo dichiarato e uno nascosto. Il primo è quello di imporre le primarie di coalizione per il candidato sindaco di Napoli, possibilmente con ampio anticipo sul voto. Il secondo è quello di sfruttare le indecisioni del Pd e farlo trovare spiazzato su un nome esterno alle logiche spartitorie democrat, manovra in qualche modo già riuscita in Puglia con Vendola e nel Lazio con Emma Bonino. Va da sé che il nome ideale sarebbe quello di De Magistris. Solo che l’ex pm di Why Not non ha sciolto la riserva, e chi si aspettava ieri qualche parola risolutiva sulla questione è rimasto deluso. Non è arrivato un sì, ma nemmeno un no. “La questione non si pone – afferma De Magistris sono uno dei tanti candidati possibili che potrà mettersi in gioco. A Napoli si rischia di avere Mara Carfagna sindaco, per cui c’è bisogno di una candidatura forte, espressione di un’area politica molto vasta”. Vendola prima di arrivare alla Città della Scienza è stato a Bitetto, ai funerali di uno dei militari uccisi in Afghanistan. “De Magistris sindaco? Tutto ciò che spariglia i giochi tradizionali nel Palazzo del centrosinistra mi va bene”, dice il governatore. E qui sono in tanti ad augurarsi anche la discesa in campo di Michele Santoro.
l’Unità 22.5.10
La cellula e la Chiesa
La vita artificiale secondo Bagnasco
di Maurizio Mori
La notizia della “cellula artificiale” ha suscitato sgomento e confusione. Di fatto non si è creato nulla, tantomeno la vita, ma si è riprogrammato un batterio, che è diverso. Quel che interessa, tuttavia, sono le reazioni. Alcuni vescovi come Domenico Mogavero, presidente del consiglio Cei per gli affari pontifici hanno subito preso le distanze dagli «scenari della vita artificiale, dall’uomo bionico creato in laboratorio», sottolineando che «l’incubo da scongiurare è la manipolazione della vita, l’eugenetica. E chi fa scienza non dovrebbe mai dimenticare che esiste un solo creatore: Dio». Modificare in modo tanto profondo la vita porta a far sì che siano «chiamati in causa sia il futuro dell’uomo sia il senso dell'umano», chiedendo così di porre «uno stop immediato all'anarchia della scienza».
Dall’altra parte, però, sia Angelo Bagnasco, presidente della Cei, sia monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, hanno preso posizioni diverse: il primo ha rilevato che nella nuova scoperta «si vede l’intelligenza dell’uomo, che è un grande dono di Dio», precisando poi che «l’intelligenza non è mai senza responsabilità» e che tutte le forme di intelligenza come di acquisizione scientifica «pur se valide in sé devono essere sempre commisurate ad un’etica che ha al suo centro sempre la dignità umana nella prospettiva del Creato». L’altro ha sottolineto che ogni scoperta scientifica «è sempre un bene per l’umanità» e che dobbiamo «capire l’uso che verrà fatta della scoperta ... Per ora si tratta di una scoperta teorica di cui bisognerà poi verificare l’utilizzo: se sarà per il bene dell’uomo, cioè per curare le patologie» o se si ricorrerà a un suo uso «discriminatorio».
Mentre rileviamo questa forte discrepanza all’interno della stessa Chiesa cattolica, fa piacere rilevare come due autorevoli vescovi cerchino di evitare condanne sommarie che potrebbero dar luogo a casi simili a quello di Galileo. Tuttavia emergono alcune domande: se la vita artificiale è segno dell’intelligenza come grande dono di Dio, perché non lo è anche l’artificialità nella vita? Perché non dire lo stesso delle tecniche di fecondazione assistita, artificiali anch’esse. E se vanno apprezzati gli eventuali risvolti terapeutici di questa scoperta, perché rifiutare quelli legati alle staminali embrionali?
Il vero problema è che stiamo sempre più capendo i meccanismi della vita e acquisendo il suo controllo: si dissolve cioé quella sacralità della vita che valeva quando essa era avvolta nel mistero. In passato il passaggio della cometa di Halley era era segno di sventura: quando si è calcolata la sua orbita, la stessa cometa ha cessato di terrorizzare le coscienze. Ora qualcosa di analogo sta avvenendo coi processi della vita, ed è giunto il tempo che si cambi paradigma. Almeno speriamo.
Corriere della Sera 22.5.10
La Bibbia i Greci la creazione e il mistero del nulla
La parola usata dalla Genesi in origine voleva dire separazione
di Armando Torno
qui
http://www.scribd.com/doc/31773097/Corriere-Della-Sera-La-Bibbia-i-Greci-e-La-Creazione-22-Mag-2010-Page-1
l’Unità 22.5.10
Vietato parlare con la stampa
Bavaglio a presidi e professori
di Chiara Affronte
Emilia Romagna. L’Ufficio scolastico regionale impone il divieto di parola al personale scolastico
Gelmini applaude. «Non si usa l’istruzione per fare propaganda. Chi vuol fare politica, si candidi»
Il coordinamento docenti modenese rende pubblica una circolare in cui l’Usr impone ai lavoratori della scuola di non avere contatti con la stampa. La Cgil chiede le dimissioni del dirigente. La Gelmini lo difende.
Bavaglio agli insegnanti che parlano con la stampa o dissentono dalle linee del governo. Se non si “ubbidisce” via alle sanzioni disciplinari. È quello che accade in questi giorni in Emilia-Romagna, dove il dirigente dell’Ufficio scolastico regionale Marcello Limina invia ai presidi una circolare «riservata» (si legge in alto nel documento, ndr) in cui manifesta la volontà di porre uno stop a «dichiarazioni rese da personale della scuola con le quali si esprimono posizioni critiche con toni talvolta esasperati e denigratori dell’immagine dell’amministrazione di cui lo stesso personale fa parte». Toni che prosegue la nota vengono inviati sotto forma di documenti ad autorità politiche, fatti circolare a scuola o distribuiti alle famiglie. Nella circolare Limina “invita” quindi ad «astenersi da dichiarazioni o enunciazioni che in qualche modo possano ledere l’immagine dell’Amministrazione pubblica».
Si scatena il putiferio quando il coordinamento degli insegnanti modenesi Politeia viene a conoscenza dell’esistenza di questa circolare, non ancora resa pubblica da nessun preside, ma datata 27 aprile. La Cgil insorge: «Ritiro immediato della nota e dimissioni del direttore dell’Usr», la richiesta del segretario generale Flc-Cgil Mimmo Pantaleo. Immediata la difesa del ministro Mariastella Gelmini: «Condivido e sostengo pienamente l’operato del direttore Limina che ha invitato tutto il personale della scuola a osservare un comportamento istituzionale afferma il ministro È lecito avere qualsiasi opinione ed esprimerla nei luoghi deputati al confronto e al dibattito. Quello che non è consentito è usare il mondo dell’istruzione per fini di propaganda politica: chi desidera fare politica si candidi alle elezioni e non strumentalizzi le istituzioni».
PRESIDI SCERIFFI
Tutto parte da Modena, dove alcuni insegnanti vengono a conoscenza dell’esistenza della circolare. «Qualche dirigente troppo zelante l’ha messa tra quelle visibili a tutti», riferisce un insegnante. Presa la palla al balzo di una manifestazione contro i tagli della riforma Gelmini che si è svolta a Modena giovedì, i docenti
hanno reso pubblica la notizia e firmato una mozione per denunciare il «carattere intimidatorio e lo spirito antidemocratico della circolare che cerca di reprimere le legittime proteste del mondo della scuola». Fatto altrettanto grave, per i “prof” modenesi, quello di «far passare l’idea che i dirigenti, destinatari del documento, siano soggetti superiori di grado, quando in realtà, nel collegio docente, sono figure inter pares. Poi, vuoi per l’avidità di qualcuno, vuoi per il clima autoritario generale, passa l’idea di un ruolo diverso». La scuola, insomma, non è quella che dipingono Limina e il governo anche per Bruno Moretto della cellula bolognese del comitato Scuola e Costituzione: «Gli insegnanti sono autonomi: lo spirito dell’articolo 33 della Costituzione è quello di creare nella scuola un clima di confronto di posizioni». Meglio per il comitato che «Limina si occupi di ciò che gli compete e risponda ad esempio ai 600 bambini che a Bologna e provincia non avranno posto alla scuola materna l’anno prossimo».
l’Unità 22.5.10
Santa Maria della Pietà oggi
Dieci anni dopo il manicomio
di Paola Natalicchio
Festa ieri a Roma per i dieci anni dalla chiusura dell’ex manicomio di Santa Maria della Pietà. «Quando iniziammo a cambiare le cose ci dissero che i pazzi eravamo noi». La giornata organizzata dalla Cgil-Fp.
Nel 2000 la chiusura della struttura. Ora ospita uffici e associazioni
La Basaglia Fu uno dei laboratori del movimento anti-istituzionale
«La forchetta e il coltello ai pazienti. Se devo scegliere un’immagine della nostra battaglia contro le regole del manicomio a Roma mi viene in mente questa. I malati potevano mangiare solo con il cucchiaio. Che senso aveva? Nessuno. E allora noi ci battemmo. Non solo perché cadessero le reti di recinzione e si aprissero le porte chiuse a chiave. Non solo per denunciare l’elettroshock, la disperazione, i suicidi». Adriano Pallotta è un anziano signore di 76 anni, con gli occhi chiari e la voce gentile. Dell’ex manicomio Santa Maria della Pietà di Roma è la memoria storica. Ha lavorato qui come infermiere per una vita intera: ci è entrato che aveva 24 anni, alla fine degli anni Cinquanta; ci è uscito nel 1996, per la pensione, che ancora la chiusura del manicomio non si era totalmente compiuta. «Non hai idea di cosa fosse questo posto prima che Franco Basaglia cambiasse il corso degli eventi. Poi negli anni Settanta le cose iniziarono a cambiare e fu nel 1974 che creammo, a Roma, il primo movimento anti-istituzionale del manicomio: eravamo una trentina di infermieri del padiglione 16. Iniziammo a proporre delle modiche al modo di trattare i pazienti, anche agli altri ottocento e più infermieri che lavoravano negli altri 33 padiglioni. Non fu facile, qualcuno ci disse che eravamo noi i veri folli del manicomio e forse aveva ragione». Adriano parla e con lo sguardo cerca Alfredo, un suo ex paziente ultrasettantenne: «Si è fatto 40 anni al Santa Maria della Pietà, come me. Lo avevano rinchiuso solo perché era orfano, pensa. Ora abita in una casa-famiglia qua vicino con altri due ex pazienti. Io ci vado ogni tanto per fare volontariato. Oggi siamo venuti qui insieme, solo che non so bene dove sia finito». Sorride, Adriano, senza preoccupazione, Alfredo sarà in mezzo alla gente (tanta, almeno 300 persone) che passeggia, disegna e beve birra a sorsi dai bicchieri plastica nei giardini davanti all’ex Lavanderia, invasi pacificamente, ieri pomeriggio, dalle bandiere della Cgil Funzione Pubblica, che ha organizzato una festa per celebrare i dieci anni dalla chiusura dell’istituto-lager romano.
OGGI È UN LUOGO APERTO
Al posto del manicomio, oggi, questo complesso ospita molte cose diverse: i locali del municipio, dell’Asl, del Museo della Mente, di alcune cooperative sociali e di un’associazione, e l’associazione ex Lavanderia, appunto, che da anni si batte per la riqualificazione sociale e culturale dell’ex complesso para-carcerario. «Non vogliamo solo festeggiare la chiusura del manicomio e celebrare la legge 180. Vogliamo riflettere su come attualizzarla e rilanciarla, sostenendo i servizi territoriali come le case famiglia e i centri pubblici per la salute mentale, in un momento in cui sembrano essere tornati in discussione a favore del rilancio dei servizi sanitari privati», spiega Lorenzo Mazzoli, segretario generale della Fp Cgil del Lazio, che ha organizzato l’evento. Tutt’attorno la gente continua ad arrivare: arrivano anche Furio e Giancarlo, comici del Trio Medusa che hanno svolto, dieci anni fa, il servizio civile in una casa-famiglia legata all’ex manicomio. Arriva anche Ascanio Celestini che su questo posto ha fatto uno spettacolo teatrale e sta girando un film.